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Pubblicato in Il caso il 04 Novembre 2019
di C.d.G.


(Carlo Cracco e Ciccio Sultano)

Carlo Cracco, in una intervista pubblicata nei giorni scorsi su Corriere Cucina, ha sostenuto che la cucina italiana ha perso il suo primato. 

Tra le motivazioni di questo cambiamento, lo chef ha evidenziato alcuni punti cruciali, affermando che “noi chef cerchiamo sempre di dare un tocco unico alla cucina, un tocco che sia legato alle nostre caratteristiche”. Ha parlato di contaminazione, universalità e innovazione e poi ha affondato: “Da noi, al nord, il cambiamento è normale. Forse perché un cuoco, al sud, ha una base di tradizione più solida e una vasta scelta di produzioni di territorio”. Una frase, quest’ultima, che non è andata giù a molti colleghi siciliani.

In particolare, a rispondergli tramite social, è stato Ciccio Sultano, lo chef due stelle Michelin del Duomo di Ragusa Ibla: “Non capisco, con tutto il rispetto che nutro per Carlo – ha scritto Sultano - perché un cuoco italiano insista sulla divisione tra nord e sud, dicendo che i meno creativi sono quelli più ricchi di tradizioni e prodotti e che, al contrario, chi ne ha meno o ne ha perse di più è, giocoforza, più inventivo. Ma siamo proprio sicuri? Qual è, scusate, - ha continuato lo chef del Duomo - la cucina moderna che a noi manca? Io traduco/tradisco la tradizione tutti i giorni come tanti altri colleghi che lavorano sotto il Po. E soprattutto, dopo Ferran Adrià non si è più inventato nulla di nuovo. Chi sa raccontare e vendere meglio vince, ma, vi prego, non parliamo di sostanziali differenze, perché non ne vedo! Assolutamente! Ci sono tante grandi, belle, geniali cucine e chi è più bravo a vendersi vince, al di là di qualsiasi latitudine, confine regionale, nazionale e internazionale”.

Il post di Sultano ha incassato like, solidarietà e condivisioni da tanti chef isolani che proprio non ci stanno ad essere considerati poco creativi o meno moderni ed hanno trovato decisamente anacronistica questa divisione nord – sud anche in cucina. 

C.M.


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