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Pubblicato in Il caso il 28 Aprile2011

Due commissioni d’assaggio, due giudizi di idoneità al commercio opposti. Il primo negativo proveniente dalla Camera di Commercio di Messina, l’altro, di assoluta idoneità, emesso dalla commissione d’assaggio nazionale di Roma.

 Il vino in questione è quello di Francesco Giostra Reitano (nella foto), piccolo produttore e presidente del Consorzio di Tutela Vino Doc Faro. Non è la storia di un’impasse, ma di un vero e proprio caso di discordanza di giudizio che ha compromesso l’uscita sul mercato della prima produzione di Doc Faro del produttore messinese. Piccolissima, di appena 1200 bottiglie datata vendemmia 2008. Una storia, iniziata lo scorso novembre e terminata pochi giorni fa, che testimonia un caso singolare sia per l’esame condotto a Messina ma anche nella procedura di prelevamento dei campioni desinati al vaglio della commissione d’assaggio. Così come racconta Giostra: “In cantina venne a prelevare in persona i campioni la funzionaria della camera di commercio nonché segretaria stessa della commissione d’assaggio Annamaria Lulli accompagnata da un collega. Cosa che non poteva essere fatta per incompatibilità dei ruoli. La bottiglia in questo modo non era più segreta. Chi è segretario della commissione non può fare il prelievo”. Il primo freno in quella che poi si è rivelata una lungaggine senza fondamento il produttore lo subisce proprio durante questa fase vedendosela invalidare e slittare di un mese. “La Lulli invalidò il prelievo per la mancanza di 100 bottiglie nel totale conteggiato. Bottiglie registrate nei libri in cantina e dichiarate destinate ad uso personale e per campioni. Mandai così tutta la documentazione all’Irvv, che per legge deve valutare la documentazione in caso di segnalazione da parte della commissione, e che dichiarò in regola”. Un mese dopo, nuovi campioni prelevati partono per il banco d’assaggio. Qui il destino di questo vino sembra non avere alcun futuro. A degustazione terminata la commissione all’unanimità decreta il vino con evidenti segni di squilibrio e quindi bocciato. “Non mi specificarono mai in cosa consistessero questi evidenti segni di squilibrio – dichiara oggi Giostra -. Due bottiglie però di quella batteria le inviai a Milazzo al laboratorio dell’Irvv il quale comunicò che il vino era rientrante nei parametri non avendo problemi dal punto di vista chimico e fisico”. Da qui la scelta del produttore di sottoporsi all’esame di Roma. Il giudizio, arrivato per raccomandata il 20 aprile, questa volta giunge totalmente contraddittorio designando il vino come idoneo. Avvallo che pone fine a cinque mesi di trafila e attesa, periodo troppo lungo e compromettente per una piccola azienda che ha perso l’occasione di debuttare in commercio nel periodo di Natale, di Pasqua o di presentarsi al Vinitaly. “Non so cosa commentare – dichiara Giostra -. Devo immaginare che a Roma siano impazziti e che a Messina ci siano i migliori degustatori d’Italia? Oppure immaginare che a Messina non abbiano assaggiato il mio vino o che le due bottiglie di quelle sei esaminate da loro erano andate completamente a male?”.

Manuela Laiacona

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