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Pubblicato in Il caso il 03 Dicembre2012


Gianfranco Soldera

La notizia è subito rimbalzata sulla rete ed è di quelle che lascia tutti sgomenti.

Per gli amanti del vino ha la stessa portata di una catastrofe. Un’ecatombe di anni di fatica, rispetto della terra, lavoro scrupoloso, rivendicazione di un approccio al vino che non vuole compromessi o facilitazioni dalla chimica. L’atto vandalico che ha subito Gianfranco Soldera nella sua cantina Case Basse a Montalcino segna un lutto. Una perdita che coinvolge l'intero mondo del vino. Sei annate di Brunello cancellate dalla storia di una delle cantine più prestigiose e coraggiose d’Italia e di un territorio, dal 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012. I vandali hanno fatto irruzione nella cantina di notte svuotando le botti dove riposavano i prestigiosi vini. Non si è salvato nulla. Il danno arrecato è inestimabile, al di là di ogni cifra che si potrà calcolare, perché è un danno morale, un schiaffo, di cui non si comprende il movente o l’origine, dato a uno degli uomini che con la sua condotta di vita in vigna ha fatto scuola e, ne siamo certi, continuerà adesso a farlo più caparbiamente conoscendo la sua tempra.
 
Soldera si è messo a produrre vino dopo una lunga carriera nel mondo della finanza. Il suo Case Basse, l’unica etichetta che firma, è icona oramai a tutte le latitudini. Come aveva dichiarato in una intervista a cronachedigusto.it, poco più della metà della produzione la vende oltre confine e l’intenzione è quella di portare nei mercati esteri l’85% della produzione. Segno di quanto il Brunello di Soldera parli una lingua trasversale alle culture. Un piccolo grande monumento dell’enologia nazionale. Ne vengono prodotte solo 15mila bottiglie all’anno. 

C.d.G.

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