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Il caso

In Puglia la vendemmia verde è un flop: “Ridestinare le risorse alla distillazione di crisi”

01 Ottobre 2020

Flop della vendemmia verde (mancata raccolta, con un contributo di sostegno, e distruzione dei grappoli ancora non giunti a maturazione) mentre la distillazione di crisi in Puglia ha assorbito solo il 16% delle risorse nazionali messe a disposizione per il settore del vino in crisi a causa della lunga chiusura di ristoranti e della paralisi dell’export per il lockdown causato dal Covid.

E’ il bilancio di Coldiretti Puglia sulla “risposta” delle cantine pugliesi alle misure predisposte per sostenere il settore vitivinicolo dopo l’emergenza Coronavirus. “Se i viticoltori francesi hanno potuto destinare alla distillazione sia i vini comuni che quelli con le denominazioni di origine come lo champagne – afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia – in Italia il provvedimento ha riguardato solo i vini comuni ed è stato accompagnato da interventi previsti dal Dl rilancio come la diminuzione volontaria delle rese per ridurre le rese di quelli di qualità. Interventi che non hanno sortito i risultati sperati, con lo scarso ricorso dei vitivinicoltori alle misure anticrisi”. “In Puglia sono stati utilizzati 8 milioni di euro della distillazione di crisi – spiega Gianni Cantele, responsabile della Consulta Vitivinicola di Coldiretti Puglia – anche grazie al contributo aggiuntivo disposto dalla Regione Puglia, mentre la vendemmia verde si è rivelata un insuccesso. Restano inutilizzati 100 milioni di risorse nazionali che chiediamo possano essere ridestinati alla distillazione di crisi allargando l’intervento anche ai vini Dop e Igp, allo stoccaggio dei vini di qualità e a contributi forfettari alle cantine, per non far tornare indietro – perchè inutilizzate – risorse indispensabili alla piena ripresa del settore”.

Durante il lungo lockdown è stato registrato il crollo del 90% delle disdette degli ordini di vino destinato al canale Horeca – ricorda ancora Coldiretti Puglia – per la chiusura di ristoranti, bar, pizzerie, la riduzione del 15% degli ordini dalla Grande Distribuzione Organizzata, mentre per quanto attiene la commercializzazione sui mercati internazionali si sono accumulati ritardi negli ordini sottoscritti prima della pandemia e il rinvio di circa il 30% degli ordini in conferma durante la pandemia, con il rinvio del pagamento delle fatture per ordini di vino già consegnato. “Va immediatamente attivata anche in Puglia la cosiddetta Misura 21 Covid – insiste sempre Cantele – in modo da ristorare le cantine che hanno subito un danno dimostrabile attraverso le fatture di vendita, in modo da dare sostegno ulteriore alle imprese vitivinicole, oltre al top-up sulla distillazione di crisi”.

“Urgenti le campagne promozionali regionali, nazionali e internazionali perchè bisogna recuperare spazi e rapporti con i mercati esteri che hanno subito una battuta d’arresto durante il lungo lockdown a causa del Covid. Intanto, Il bonus ai ristoranti che utilizzano prodotti 100% Made in Italy è stato importante per sostenere l’intera filiera agroalimentare nazionale dal campi alla tavola che subisce una perdita stimata in 8 miliardi nel 2020 per mancati acquisti di cibi e bevande, a partire dal vino che ha risentito del crollo del turismo e del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa provocati dall’emergenza coronavirus”, conclude Cantele. La riapertura di ristoranti, trattorie, osterie, agriturismi, cantine e bar e la ripresa delle esportazioni hanno riattivato gli sbocchi di vendita del vino pugliese che nel canale Horeca, nell’enoturismo e nell’export vale oltre 1 miliardo di euro l’anno, a regime. La Puglia è una delle cinque regioni dove si registra un incremento sensibile – conclude Coldiretti Puglia – delle performance delle Indicazioni Geografiche del vino, pari a 142milioni di euro, con la provincia di Taranto che aveva tirato la volata – fino al periodo pre-covid – con 42 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.

C.d.G.