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Il caso

Incendio sull’Etna, colpiti i vigneti di Passopisciaro

06 Agosto 2012
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Andrea Franchetti

La Sicilia va a fuoco, da parte a parte in questi giorni. E purtroppo le fiamme non hanno risparmiato nemmeno le vigne.

A Guardiola, a quota mille sul versante Nord dell’Etna, nella contrada Passopisciaro ricadente nel comune di Castiglione di Sicilia, un incendio ha distrutto un bosco e fagocitato una parte consistente dei vigneti della cantina Passopisciaro di proprietà di Andrea Franchetti (nella foto). Il 20% della produzione dell’annata 2012, già venduta tra l’altro, è andata perduta. Un danno, stimato da uno dei produttori più autorevoli del vino, di circa mezzo milione di euro. Nella tenuta devastata si trovano vigne antichissime ad alberello di Nerello Mascalese. Ma anche Petit Verdot, Chardonnay e Cesanese d'Affile il tipico vitigno del Lazio che Franchetti ha voluto portare sull'Etna. Un duro colpo insomma non solo per la cantina ma per tutto il territorio vinicolo dell’Etna. Il produttore ci racconta dell'accaduto mentre è in partenza per la Sicilia per andare a verificare di persona il drammatico segno lasciato dalle fiamme. La brutta notizia gli era stata data per telefono ad incendio scoppiato, si trovava in Tirolo.

L’incendio sarebbe dovuto ad una pratica antica portata avanti dai pastori, perpetuata ogni anno per rinvigorire con il fuoco il terreno e assicurarsi un buon pascolo, ci spiega. Usanza che purtroppo spesso sfugge al controllo divampando e distruggendo tutto ciò che ha attorno, proprio come è successo a Guardiola, che Franchetti ama definire la Montrachet dell'Etna. Tradizione ecologica sì ma che si scontra però con un cambiamento repentino cui sta andando incontro l’Etna in quest’ultimo periodo, diventato il distretto vitivincolo tra i più importanti e preziosi d’Italia. Con l’animo addolorato per l’accaduto proprio su questo punto Franchetti si sente di lanciare un appello. “Oggi sull’Etna ci sono probabilmente 50 milioni di euro all’anno di reddito per la vendita del vino. Prima non c’era niente. Questa Borgonogna riconosciuta da tutto il mondo non ha fatto in tempo ad organizzarsi per cambiare la pratica degli incendi, oramai anacronistica. Siamo dinnanzi ad un cambiamento storico. Adesso c’è una gioielleria che ha piantato un gruppo di produttori. Il problema deve essere risolto dalle autorità. Certo non si può cambiare un’abitudine in atto dal dopoguerra, però su questa strada del fuoco tracciata dai pastori ora ricade gran parte dei vigneti della zona. Bisogna fare qualcosa”. Ad essere compromessa non sarebbe solo la produzione ma anche la bellezza paesaggistica del territorio. Il danno ricadrebbe sul turismo che insieme al vino è colonna portante dell’economia dell’Etna. “Ricordiamo che il turismo è stato incentivato dal vino, è un indotto che porta un fiume di gente sul vulcano. Adesso c’è solo carbone al posto del paesaggio. E di una ripresa vegetativa se ne parla tra due anni”. L’intervento della forestale sull’incendio è stato comunque tempestivo riuscendo ad arginare la devastazione, tiene a precisare Franchetti. “La forestale ha dato anima e corpo, ha lavorato benissimo,  ma ha bisogno  del supporto delle autorità o di certe leggi che limitano questa pratica. Perché dove si fanno gli incendi non c’è più molto pascolo, ci sono più cantine”. 

M.L.