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Pubblicato in Il caso il 30 Aprile 2020
di Giorgio Vaiana
Jole Santelli

Ha fatto discutere ieri l'ordinanza voluta da Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, che aveva autorizzato ristoranti, pizzerie, agriturismi, bar a ripartire con il servizio ai tavoli, purché all'aperto e nel rispetto delle norme anti-contagio.

In realtà, però, oggi, gestori e proprietari dei locali hanno tenuto le saracinesche abbassate. Una ordinanza che aveva sorpreso tutti. I titolari dei vari locali, infatti, non erano pronti alla ripartenza. La linea di estrema prudenza, ribadita da Santelli fino a due giorni fa, aveva indotto i più a immaginare che nulla si sarebbe mosso prima di metà maggio, se non inizio giugno come anticipato dal premier Giuseppe Conte nell'illustrare i contenuti dell'ultimo decreto. Pochissimi avevano avviato sanificazioni, ripristinato forniture, allertato i dipendenti, per la maggior parte finiti in cassa integrazione. E pochissimi adesso sanno cosa fare. E' chiaro che c'è la voglia di ripartire. Ma c'è anche la paura del Covid-19. Anche se la Calabria è stata colpita in maniera marginale con lo 1.102 contagiati di cui 353 guariti e 86 deceduti. I focolai si sono concentrati per lo più nelle Rsa e solo marginalmente hanno coinvolto i centri urbani. Ma il Coronavirus spaventa ancora.

La decisione del presidente Santelli, senza una interlocuzione, ha fatto arrabbiare ristoratori e proprietari di bar. Soprattutto perché c'è una discrepanza tra l'ordinanza regionale e quello che dice il governo da Roma. E quindi chi vorrebbe aprire non lo fa per la paura di multe e sanzioni. Da più parti si fa notare come l'ordinanza sia illegittima, il governo ha già diffidato la Regione e condannato duramente la fuga in avanti di Santelli. In più già da ieri notte i Comuni hanno annunciato barricate. Contro il "via libera" della Regione, i sindaci sono insorti. Nella notte, la maggior parte degli amministratori ha buttato giù dal letto segretari e dirigenti comunali per emettere ordinanze nottetempo, altri le hanno annunciate sui social e stanno provvedendo in queste ore a bloccare il provvedimento regionale o a differirne l'entrata in vigore. Almeno di 24 ore alcuni, fino al 4 maggio altri, fin quando il governo non deciderà altrimenti altri ancora.

C.d.G.


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