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Pubblicato in Il caso il 27 Marzo 2020
di Giorgio Vaiana

Attimi di tensione ieri pomeriggio al supermercato Lidl di viale Regione siciliana a Palermo. 

Una ventina di persone ha assaltato il supermercato, tra i più grandi e i più frequentati della città. Sono entrati, come scrive Ansa, hanno riempito i carrelli di generi alimentari, e raggiunte le casse hanno cercato di forzarle: "Non abbiamo soldi, non vogliamo pagare". Gli impiegati del market hanno chiamato polizia e carabinieri, mentre all'esterno tra la gente in fila, a distanza di un metro come impongono le regole anti Covid-19, è scoppiato il panico. Per diverse ore è stato il caos.

La vicenda ha fatto rapidamente il giro dei social. E su facebook è nata la pagina "Noi". In pochi ore ha quasi mille iscritti. S'inneggia alla rivolta: "Basta stare a casa, dobbiamo mangiare". "Recupereresti lo que nos quitas" è lo slogan della pagina Fb, mentre alcuni di loro si organizzano attraverso delle chat. C'è chi dice: "Chi per giorno 3 aprile è pronto alla guerra lo scriva qui sotto e facciamo gruppo", "dobbiamo rompere tutti i supermercati e se vengono gli sbirri...". E ancora: "Per farci sentire dobbiamo razziare i supermercati, come fanno in Siria e in Spagna, la protesta vera e propria è questa, così capiscono a cosa siamo arrivati". E un altro: "Allora ragazzi avevo detto ieri sera, il problema c'è da subito: i bambini devono mangiare".

Nel profilo, come scrive sempre Ansa, ci sono post sui "gilet gialli" che aggirano i divieti in Francia. In molti ci mettono la faccia, pubblicando video in cui sollecitano la rivolta sociale, mostrando anche i volti dei propri figli piccoli. Dai social alla realtà il passo è brevissimo. In città si è sparsa la voce di furgoni che trasportavano derrate alimentari rapinati da bande. Nel gruppo 'Noi' di Fb, Aleandro scrive: "Io non aspetto aprile, sono senza un euro, la mia famiglia deve mangiare. Perciò senza fare le pecore, scendiamo in piazza e pretendiamo i nostri diritti. Non facciamo chiacchiere, che fanno acidità. Chi fa la pecora e non scende in piazza, per me fa parte dello Stato, senza offesa per nessuno". Intanto sorgono altri gruppi su Fb di persone che dicono di essere esasperate e c'è chi invita a fare fronte comune perché "se ci uniamo siamo di più, si chiama rivoluzione nazionale". A Palermo ormai la situazione è esplosiva, l'esasperazione è alle stelle. "A casa ci possono stare quelli che hanno lo stipendio fisso, se noi dobbiamo stare chiusi lo Stato ci deve portare il cibo e deve pagare gli affitti, non siamo Cristiano Ronaldo: qui tre quarti di italiani lavora in nero. Ribellatevi", urla Luky in un video.

Secondo un recente studio della Cgil, a Palermo e provincia un lavoratore su tre è in nero. Il divieto a uscire di casa per fermare i contagi ha svuotato la città. E così chi vive vendendo il pane per strada, chi finora ha guadagnato con la frutta e la verdura nelle bancarelle dei mercati tradizionali o in quelli rionali da due settimane non incassa più un euro. Sul gruppo "Noi" Salvatore fa il suo appello: "Qui non ci deve essere nessuna rivalità di quartiere: Ballarò, Zen, Sperone, Cardillo, Villaggio Santa Rosalia (zone popolari). Dobbiamo essere uniti, e buttare le corna a terra a questi perché se aspettiamo via Libertà e viale Strasburgo (strade di zone benestanti della città)... a me non mi interessa dei domiciliari, io sono in prima fila. O vinciamo tutti o perdiamo tutti". 

C.d.G.


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