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Pubblicato in Il caso il 06 Luglio2017

La questione sarà lunga e complessa e finirà dentro ad un'aula del Tribunale. 

La racconta oggi sul Giornale di Sicilia il collega Max Firreri. E riguarda l'utilizzo dei nomi Tumminìa e Timilia, tipico frumento siciliano utilizzato anche per la lavorazione del pane nero di Castelvetrano, località in provincia di Trapani.
Nei giorni scorsi Filippo Drago, mugnaio di Castelvetrano e grande esperto di grani antichi, si è visto recapitare una lettera da uno studio legale di Merano che difende la società "Terre e Tradizioni", che prima era siciliana e poi è stata acquistata da un imprenditore veronese. Nella lettera i legali diffidano Drago e colleghi ad utilizzare la parola Tumminìa o Timilia sui prodotti in vendita, sul grano sfuso e anche nei documenti di trasporto."La denominazione Tumminia è un marchio registrato dalla società da noi assistita nel marzo del 2014", scrivono gli avvocati. Ciò significa che, tutti coloro che utilizzano queste parole violano il Codice della proprietà industriale. A registrare i due nomi furono gli imprenditori Giuseppe Li Rosi e Angelo Suffia, i fondatori della "Terra e tradizioni srl". Poi la società è stata venduta a una società oggi presieduta da Felice La Salvia.

"Abbiamo verificato che il nome registrato è tumminìa, con l’accento sulla penultima lettera – spiega Filippo Drago al Giornale di Sicilia – ma voglio puntualizzare che ancor prima della società “Terre e tradizioni srl”, avevo provveduto a registrare la parola già nel 2013, ma solamente con lo scopo di tutelare un prodotto del nostro patrimonio siciliano. Non mi sono mai opposto a colleghi e produttori che hanno voluto utilizzare questa parola". Insomma quella di Drago non è stata un'operazione commerciale: "Basti pensare che sia Goethe che Ugo De Cillis nel 1942 parlavano della tumminìa in Sicilia. È come se pensassimo di registrare il nome Etna e vietare a chiunque di utilizzarlo", spiega Drago. "Non si può iscrivere un nome che esprime un significato storico dell’agricoltura siciliana - spiega l’agronomo Giuseppe Di Miceli del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e forestali dell’Università di Palermo - La tumminia è una “popolazione” di grano duro antico siciliano".

"L’Assessorato regionale all’agricoltura sta facendo un lavoro encomiabile per registrare le varietà locali da conservazione in Sicilia – spiega Giuseppe Russo, dirirgente del Consorzio “G.P.Ballatore” – che ci consentirà di tutelare maggiormente i nostri agricoltori. Come Commissione, presso l’Assessorato stiamo rassicurando tutti i produttori e continueremo affinché il lavoro vada avanti". In realtà al momento c'è tanta preoccupazione fra produttori e agricoltori siciliani. Drago aggiunge: "Se oggi qualcuno che coltiva o produce grani antichi e mi chiede di poter utilizzare la parola “tumminia” mica mi oppongo. Posso tranquillamente concedere a vita e senza nulla pretendere l’utilizzo del nome, proprio per l’obiettivo di promuovere la Sicilia e i suoi magnifici prodotti della terra. Chi agisce in altro modo dimostra di non voler davvero bene alla Sicilia e a tutti i siciliani". In Sicilia i grani antichi coprono circa 3.000 ettari in tutta l’isola.

C.d.G.

 

 

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