Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Il concorso

Vota il ristorante, i vincitori di agosto

25 Settembre 2012
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Alessandro Basile, Luca Giusiano e Domenico Carillo

Alessandro Basile della provincia di Caserta e Domenico Carillo di Roma sono i vincitori di agosto di Vota il ristorante e vinci il vino.

Basile è un profondo conoscitore della buona cucina e del buon vino. Per anni ha gestito insieme alla mamma, la sua musa in cucina, un agriturismo nella zona di Castel Campagnano dove oggi sta impiantando vigne di Pallagrello per la sua prossima scommessa vinicola. Ci spiega la passione per il cibo. “In cucina cucinavo sempre con mia madre ed ero specializzato nelle ricette dell’entroterra casertano. Poi ho affinato la tecnica con corsi di cucina. Mi piace scoprire nuovi luoghi del gusto, e quando entro in un locale è il dettaglio che mi fa comprendere se lì si fanno buoni piatti. Per esempio la tipologia di bicchieri messi a tavola”. Domenico Carillo lavora nel campo visivo e multimediale ma anche lui la passione l’ha ereditata dalla mamma, che per anni ha gestito un ristorante ad Arezzo. “Sono anche appassionato di vino. Un diletto che coltivo da un po’ di anni – dice -. Amo collezionare bottiglie. Mi piace anche scoprire la cucina in luoghi che non saltano subito all’occhio o che non trovi nelle guide”. Giornalista, sommelier e impiegato di banca è invece Luca Giusiano. Cultore delle bollicine e dello Champagne, del gusto e ricercatore di esperienze gastronomiche. ” Una dozzina d'anni fa comincio ad avvicinarmi al mondo del vino. Prima da semplice appassionato ho approfondito con il corso Fisar.  Mi piace  visitare le cantine, conoscere i produttori più noti e scovare quelli meno noti. Leggo guide specializzate e riviste. Viene quasi naturale affiancare la passione per il vino a quella per la cucina: quando sono a casa mi piace cucinare con la mia fidanzata, adoriamo il  pesce, naturale associazione con le bollicine, mentre quando sono in vacanza o  in trasferta per lavoro cerco di trovare dei ristoranti che mi emozionino”.


Antica Pizzeria Da Michele – Napoli
di Alessandro Basile
Difficile raccontare in breve perché la pizza Da Michele è tutta un’altra storia che peraltro si ripete da più di un secolo. Acqua, farina, pomodoro e mozzarella, fior di latte di Agerola per la precisione, sono pochi gli ingredienti necessari, ma si sa, più un piatto è semplice, più è necessaria la bravura di chi lo prepara e schiettamente lo propone al palato di chi lo assaggia, senza fronzoli né presentazioni scenografiche. La coda all’entrata, specie a pranzo, la dice lunga sulla bontà di questo posto che non perde mai l’autenticità. Servizio sbrigativo ma allegro, due sole scelte: Marinara o Margherita, acqua, birra, vino di Gragnano e un’esplosione di profumi che riempie le narici e poi il cuore. Al taglio la pizza risulta morbida ma ben cotta e il triangolo, una volta in mano, fa pendere la punta, come deve essere a Napoli altrimenti è segno che è troppo croccante e allora siamo altrove. Dopo la prima ustione del palato (la pizza si mangia bollente e qui si sta seduti a pochi metri dal forno), si comincia a masticare con calma, allora senti l’equilibrio dell’amalgama dei sapori: il pomodoro addolcito dalla mozzarella, ben sciolta ma ancora compatta, l’olio, il basilico, ma soprattutto la pasta, saporita e fragrante. Conto da pizzeria per un piatto da gran gourmet.
Voto:4 stelle

La buon'ora – Roma
di Domenico Carillo
Dopo anni di lamentele su come si mangia pesce a Roma, un mio amico organizza una cenetta tra colleghi in questo piccolo ristorante in zona San Giovanni-Appio. Io manifesto il mio scetticismo, anche perché sono un po schizzinoso sul pesce, ma mi fido dato il proverbiale gusto dell'organizzatore. Arriviamo in questo angolo di paradiso, proprio così un angolo data la forma trapezoidale che sfrutta l'angolo di un palazzo di via Latina. Ci accoglie con estrema gentilezza e simpatia lo chef Antonio Putigliano che si presenta con una splendida tenuta nera con rifiniture e toque rosso tiziano. Di pari il sommelier ,Giuseppe Loparco ci offre un ottimo prosecco di Valdobbiadene e ci descrive il percorso enogastronomico che avremmo vissuto durante la serata. Si inizia con un trionfo di crudi di mare: calamari, spada ,ostriche, tonno e come regina della tavola uno splendido carpaccio di ricciola al melograno. Antonio ci racconta la sua storia. Nato e cresciuto in Salento, dove ha acquisito la naturale capacità di trattare il pesce crudo, ha girato il mondo studiando la cucina internazionale. Negli ultimi anni ha sviluppato un progetto culinario di contaminazione tra sapori salentini e cucina regionale italiana. Un ottimo esempio è il coniglio al forno in salsa di pistacchio che ci propone più avanti. Il nostro palato prima era già stato deliziato da un ottimo primo: maltagliati di grano saraceno al sugo di ricci di mare. La presentazione del piatto, con dei mezzi ricci svuotati che servivano da salsiera è di altissimo impatto scenografico. Antonio ci ha confidato che il pesce fresco gli arriva da Taranto appena pescato ed il menù di giornata varia in base alla disponibilità del tipo di pesce pescato, garanzia di qualità. Prezzi onesti ed eventi di degustazione completano il quadro. Dato il basso numero di coperti, che lo impreziosisce per atmosfera intima e dedizione del servizio, è consigliabile la prenotazione.
Voto: 5 stelle

 

Divin Porcello – Masera (Vb)

di Luca Giusiano
Probabilmente chi legge provincia di Verbania penserà subito al lago Maggiore, a location da favola, a ristoranti raffinati. E a nomi ben più seriosi di “Divin porcello”. E invece vale proprio la pena fare una deviazione dal circuito turistico e arrivare fino a Masera, un paese che ti accoglie con un monumento al grappolo d'uva appeso al campanile. L'impatto è subito quello giusto: locale ben arredato, personale gentile, tavoli apparecchiati con cura da ristorante di classe e ben distanziati fra loro. Il menu non fa della vasta scelta il suo punto di forza, ma quel che c'è è “a km zero”. Cominciamo con un piatto di salumi e uno di formaggi, tutto rigorosamente locale e in porzioni abbondanti. I salumi sono addirittura di produzione propria e i formaggi sono accompagnati da 3 tipi di miele, una marmellata di arance e del pane all'uva. Di primo scegliamo i gnocchi all'ossolana (con farina di castagne): non propriamente un piatto estivo, ma anche in questo caso qualità e quantità si fanno apprezzare. Di secondo non si può non provare la specialità della casa: la Lausciera, ovvero carne di maiale e di manzo da cuocere “self service” sulla pietra ollare. La carne, magra e tenera, si può guarnire con 4 tipi di salse ed è servita con patate al forno (ottime). Anche in questo caso la porzione è più che abbondante, tanto che non ce la facciamo a prendere il dolce. Unico appunto la momentanea assenza della carta dei vini, “in fase di revisione” (come ci ha spiegato il cameriere). E' comunque un peccato che passa in secondo piano, anche perchè quando si arriva alla cassa il “Divin porcello” riesce a sorprendere ancora con un rapporto qualità/quantità/prezzo da Oscar.

Voto: 5 stelle