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Pubblicato in Il premio il 24 Gennaio2019


(I protagonisti della finale - ph Canio Romaniello)

di Michele Pizzillo, Milano

Otto tappe in sei città - 2 a Milano e Roma, poi Firenze, San Bonifacio di Verona, Torino e Venezia – in quattro mesi, per selezionare i 3 finalisti del Premio Laudemio.

Poi la finalissima che si è tenuta a Milano, al ristorante Savini, in Galleria, incoronando lo chef milanese Claudio Sadler (con il piatto “Pancotto al Laudemio e rosmarino, tuorlo d’uovo cotto nel ghiaccio, croccante di cereali e tartufo nero”) come vincitore della seconda edizione di un premio nato per valorizzare un grande prodotto italiano, l’olio extra vergine d’oliva prodotto in una particolare area della Toscana. Secondo classificato Antonello Sardi, chef uscente del ristorante “La Bottega del Buon Caffè” di Firenze (con il piatto “Crudo di gamberi rossi, erbe aromatiche, polvere di Laudemio”); terzo posto per Matteo Grandi, chef patron del Ristorante “DeGusto” di Soave San Bonifacio, con il piatto “Crema al Laudemio gratinato, pescato bianco e gambero viola” e, infine, la pastry chef Elena Lanza che ha avuto un premio speciale, fuori concorso, per l’intrigante dessert “Gocce di Laudemio, mele al Laudemio e lamponi, gelato al Laudemio con gelo di lamponi”. Questo il risultato del voto espresso dai partecipanti alla cena di premiazione, che hanno espresso la propria scelta dopo aver degustato i piatti senza conoscere il nome dello chef che li ha preparati.

Alla finale milanese, i tre chef-campioni, hanno preparato un solo piatto per interpretare l’olio Laudemio che è stato l’effettivo protagonista della sera; mentre ad ogni tappe, gli chef partecipanti hanno interpretato il Laudemio attraverso un menu di quattro portate: antipasto, primo piatto, secondo piatto e dessert. In ogni tappa una giuria tecnica – presieduta da Diana Frescobaldi e Fausto Arrighi, ex direttore della Guida Michelin – ha valutato i piatti e assegnati i punteggi per individuare i tre finalisti per la tappa conclusiva di Milano. Due i distingui al momento della premiazione. La modestia di Sadler nell’affermare che lui non ha fatto niente, il piatto è solo opera del suo sous chef, Andrea Gianella. E la precisazione di Arrighi quando ha affermato che i piatti degustati alla cena di gala, sono sempre diversi dagli stessi piatti preparati nelle propre cucine. A premiare i tre vincitori, Diana Frescobaldi, Presidente del Laudemio e Fausto Arrighi, ex Direttore della Guida Michelin e Presidente del Concorso, coadiuvati da Francesca Romana Barberini splendida e bravissima conduttrice della serata che, ancora una volta, non ha elemosinato ai commensali-giudici, i suoi splendidi sorrisi.


(Claudio Sadler e Diana Frescobaldi - ph Canio Romaniello)

In questa occasione Diana Frescobaldi ha raccontato un po’ la storia dell’olio Laudemio che nel 2018 ha celebrato il suo 30° raccolto. Era il 1985 quando a Vittorio Frescobaldi venne l’idea di coinvolgere alcuni produttori nel progetto di proporre sul mercato un olio che fosse in grado di esaltare tutte quelle caratteristiche organolettiche che derivano dai micro-ambienti delle singole fattorie, dai cultivar di lunga tradizione toscana e dalle tecniche di produzione affinate in secoli di esperienza; nonché garantire ai consumatori un olio di qualità superiore. Fu dunque per contrastare una standardizzazione del prodotto (determinata dall’allora semplice classificazione merceologica) che nacque Laudemio. Nome che indica la parte migliore del raccolto che i mezzadri consegnavano al signore. 

Due anni fa, poi, ha ricordato Diana Frescobaldi, nasce l’esigenza di promuovere e valorizzare questo olio unico e pregiato. “E, per farlo, abbiamo scelto quelli che sono senza dubbio i migliori ambasciatori della cultura agroalimentare di qualità: gli chef. Lo scopo del Premio è quindi duplice: da un lato veicolare il Laudemio nell’alta ristorazione, dall’altro, proprio attraverso il contributo e la creatività degli Chef, far sì che sempre più persone possano conoscerlo e apprezzarlo, diffondendo la cultura del consumo consapevole basato sulla qualità e non sulla quantità”, ha detto la marchesa Frescobaldi. Che, prosegue “È un progetto molto importante, nasce dalla volontà di trasmettere agli chef i nostri valori per spiegare loro non solo la qualità del Laudemio, ma soprattutto come noi arriviamo a questa qualità, quali sono le scelte che facciamo, dalla campagna all’imbottigliamento, sino alla conservazione. Per questo motivo nella valutazione dei piatti proposti dagli otto chef che abbiamo selezionato e coinvolto molta importanza è stata data all’interpretazione del Laudemio e alla valorizzazione delle sue caratteristiche nel contesto del piatto”.

Sin dalla sua prima apparizione sul mercato italiano, nel 1989, con una produzione di circa 50.000 bottiglie, il Laudemio - prodotto da 21 aziende -  si impose come pregiato prodotto di nicchia, apprezzato per la sua grande qualità e tipicità. Negli anni Novanta vennero esplorati altri mercati, soprattutto europei, conquistati dalla cultura alimentare mediterranea e dalla tradizione olivicola toscana. Oggi il Laudemio® è esportato soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone, che coprono circa il 65% del volume: un successo che ne fa un indiscusso ambasciatore della civiltà agroalimentare toscana nel mondo, in modo particolare per i consumatori che privilegiano prodotti di qualità Premium. 

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