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Pubblicato in Il prodotto il 24 Febbraio2022
Rodolfo Retta, Diego Ielo e Cristian Ielo

di Ambra Cusimano

L’Haliotis Linnaeus, conosciuto come abalone “Orecchio di mare” o “Orecchio di Venere”, è un animale appartenente alla famiglia dei molluschi.

Molti di voi lo riconosceranno avendo visto almeno una volta nella vita la sua bella conchiglia dai riflessi madreperlati. Questo mollusco, così come altri, vive attaccato agli scogli ad una profondità che varia dai 5 ai 15 metri e si nutre principalmente di lattuga e alghe di mare. Nonostante venga pescato da millenni, la sua notorietà è cresciuta durante i primi anni del Novecento. Sarà per il suo sapore delicato, ma sapido e per il gusto umami che l’abalone è oramai tra gli ingredienti più pregiati e ricercati dagli chef e intenditori di tutto il mondo. Lo si può trovare lungo le coste di diversi paesi del mondo, ma le sue caratteristiche variano in base all’habitat. La sua carne è magra, ricca di omega 3, proteine, calcio, magnesio, ferro e può essere consumata sia cruda che cotta.

Un siciliano, insieme al figlio, ha scommesso tutto sul mollusco dando vita ad un prodotto unico nel suo genere: Spirit of Abalone, un gin creato con un sistema di infusione brevettato di abalone e bacche di ginepro. Cristian Ielo non avrebbe mai pensato che il suo futuro sarebbe stato a base di gin, ma insieme al giovane figlio Diego (Ceo dell’azienda) e dell’amico Rodolfo Retta (socio), l’idea ha preso vita nel giro di breve tempo. “L’avvicinamento all’abalone è iniziato grazie ad alcuni viaggi effettuati in Asia durante i quali ho cominciato a capire l’importanza che questo mollusco rivestiva in Oriente". Così comincia il racconto Cristian: "In Cina, per esempio, l’abalone è il piatto principale del capodanno cinese, un prodotto pregiato da servire unicamente agli ospiti speciali. Inoltre gli vengono attribuiti veri e propri poteri afrodisiaci". Queste informazioni hanno dato il via a un’idea: perché non creare qualcosa utilizzando l’abalone? In fin dei conti il prezioso mollusco è una specie endemica del territorio siciliano, di quello catanese per l’esattezza, dove vive Cristian con la sua famiglia. “Considerando che l’Italia possiede più di 8.000 chilometri di coste e che l’abalone si può trovare soltanto in 6 chilometri nella provincia di Catania, nell’area di Acireale, mi sembrava assurdo non tentare. Ma si è trattato di un suggerimento di Diego quello di tentare il gin". Si narra che l’abalone abbia trovato la sua dimora in quella zona a seguito dell’eruzione dell’Etna del 1329, durante la quale si formarono numerosi coni secondari e colate che arrivarono fino al mare di Acireale. Proprio lì, in alcuni punti, è possibile osservare la presenza di vene di acqua dolce che sgorgano sotto gli scogli.

"Dopo svariati tentativi ed esperimenti l’obiettivo è stato raggiunto e con esso anche l’ottenimento del brevetto per Invenzione Industriale e la proprietà intellettuale". Spirit of Abalone ha come base un alcol agricolo ottenuto da grani siciliani, il Russello e Tumminia e la sua distillazione avviene in una piccola caldaia di rame. “Abbiamo deciso di usare solo il ginepro e l’abalone come ingredienti, un connubio perfetto che garantisce al secondo una grande esaltazione". La distribuzione di questo gin è iniziata nel 2021 e ha visto come punto di partenza Milano e Giappone. A breve Cristian, Diego e Rodolfo lo esporteranno ad Hong Kong e successivamente in altri paesi. “Ci tengo a sottolineare che il nostro intento non è quello di vendere più bottiglie possibile, piuttosto vogliamo scegliere con cura i nostri acquirenti per garantire uno standard elevato al nostro prodotto che è sinonimo di alta qualità". Questo gin può essere consumato sia liscio che accompagnato da tonica o ancora per realizzare il famoso Martini cocktail. Il suo prezzo non è certo esiguo, ma vi è una ragione più che valida, anzi due. La prima risiede nel fatto che l’abalone è considerato un animale in via d’estinzione a causa della sua crescente domanda negli ultimi anni. La sua pesca è controllata in buona parte dei paesi e in alcuni vige il divieto di esportazione. La seconda ragione è legata alla sua raccolta, considerata molto pericolosa poiché possibile solo in apnea e con non poche difficoltà visto che l’abalone si difende aderendo molto saldamente alla roccia.

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