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Pubblicato in Il progetto il 15 Marzo2016

A pochi chilometri da Gerusalemme l'azienda Cremisan di proprietà dei Salesiani. A un passo dall'abbandono ora produce centomila bottiglie e offre lavoro a israeliani e palestinesi

(Riccardo Cotarella con Ibrahim, Fadi e Giorgio Ziad)

Riccardo Cotarella, il presidente di Assoenologi e winemaker ha aiutato un'azienda vitivinicola a risorgere ai confini tra Israele e Palestina, luogo simbolico - e purtroppo reale - di secolari conflitti. Questo il racconto in esclusiva per cronachedigusto.it di questa straordinaria esperienza in Terra Santa.

"Aprile 2007, una mia cara amica mi chiama da New York e mi dice: “Riccardo, sul confine tra Israele e la Palestina nella Valle del Cremisan tra Bet Bethelhem e Beit-Jala a 10 chilometri da Gerusalemme, c’è un’azienda di proprietà dei Salesiani che produce vino dal 1885. Il religioso Gildo Lemon che si interessa della cantina, ormai molto anziano, si è ritirato. Ti prego aiutali!”.


(Riccardo Cotarella con Don Munir, capo ispettore dei salesiani)

Poche settimane dopo ero sul posto con alcuni dei miei collaboratori e con l’amico Stefano Cimicchi, anche lui coinvolto nel progetto. Così inizia la mia avventura in Terra Santa, Terra Santa per l'appunto, ma anche terra di guerra e di odio. Non bastasse tutto ciò, un muro invalicabile sta dividendo nel peggiore dei modi due popoli con tutte le conseguenze che ne deriveranno, ma qui preferisco parlare dell’azienda Cremisan o meglio di quello che trovai alla mia prima visita. Tre ettari di vigneto piuttosto malconci, una vecchia cantina con le mura ricoperte di muffa, macchine e attrezzature consumate dal tempo e ricoperte di ruggine, un “cantiniere” e due religiosi anziani che con mani tremanti provavano ad attaccare le etichette. Non nascondo che la prima impressione fu devastante al punto di ritenere impossibile ogni forma di collaborazione con la più minima possibilità di successo Poi lo sguardo rivoltomi dai Salesiani, fu più eloquente di qualunque parola e mi convinse a tuffarmi con il cuore in questa avventura.

Iniziammo subito una raccolta fondi presso le cantine con le quali collaboro che, con grandissima generosità, ci permisero di mettere insieme una ragguardevole somma. I fondi furono destinati alla ristrutturazione della vecchia cantina dotandola delle migliori tecnologie e di un invidiabile esperto. Furono impiantati sei ettari di vigneti in terreni splendidi ricchi di argille rossissime e tante, tante pietre.
Su terrazze che offrono una bellissima sky line di Gerusalemme, grazie alla sperimentazione effettuata con l’Università di Hebron su un vigneto sperimentale da noi realizzato, abbiamo scelto tra i migliori vitigni autoctoni: Hamdàli-Jàndali, Dabouki e Baladi. Abbiamo poi chiamato due giovanissimi ragazzi: Fadi Batarseh e Laith Kokaly, il primo israeliano e l’altro palestinese, portati in Italia a studiare a San Michele All’Adige. Conseguito il titolo di enologo, dopo un anno di esperienza alla cantina Falesco, sono rientrati ed oggi sono i responsabili tecnici dell’azienda Cremisan.

Oggi l’azienda produce centomila bottiglie di ottimo vino che, con l’aiuto di tanti amici, verranno distribuite in tutto il mondo.
Scrivo queste righe sul volo di ritorno da Gerusalemme e non nascondo il solito attacco di nostalgia che mi assale ogni volta che lascio Cremisan, terra ricca come nessun’altra di cultura, di religioni, di storia ma anche di violente contrapposizioni sociali, di mura, di fili spinati, di coltelli e di mitra. 

Vivere queste esperienze, fonti di riflessioni e di rivisitazioni, che ti aiutano a dare il giusto valore alle cose vere della vita, che ti aiutano a provare sensazioni profonde, mi fanno sentire un vero e proprio privilegiato. Amo il mio lavoro, amo il vino anche perché mi regala questi momenti che lasciano il segno e mi dà la possibilità di dare, anche se piccolissimo, un aiuto a chi la vita ha riservato tanti problemi".
 
 

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