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Pubblicato in Il vino della settimana il 10 Ottobre2014

40% Trebbiano Toscano, 20% Verdello, 20% Grechetto, 10% Malvasia Toscana, 10% Drupeggio.

 Siamo in un territorio, l’Orvietano,  dove già dal tempo degli Etruschi il vino otteneva un grande successo. Addirittura nel Medioevo e nel Rinascimento il vino di Orvieto era oggetto di contratto per gli operai e per gli artisti del tempo; il Pinturicchio e Luca Signorelli, per esempio, lo considerarono come ulteriore mezzo di pagamento. Garibaldi ne brindava, come Enrico Fermi per l’avvenuta reazione nucleare e il D’Annunzio lo definiva “Sole d’Italia in bottiglia”. Oggi continua ad essere apprezzato e conosciuto magari più all’estero, cosa che non guasta, che in patria.
 
In questo territorio, votato ai vini bianchi, nel 1880 nacque la Casa Vinicola Luigi Bigi che dell’Orvieto è stato uno dei maggiori protagonisti in quanto ne comprese il potenziale e lo affermò all’estero. La prima sede della Casa fu l’ex monastero “La Trinità” ad Orvieto, che però divenne stretta per le sue esigenze per cui nel 1972 fu realizzata a Ponte Giulio la nuova cantina che coniugava perfettamente le moderne esigenze tecniche di produzione con la tradizione secolare. I vigneti di proprietà, circa 100 ettari, erano collocati nella zona “classica”, la più antica, della DOC Orvieto, nonchè nei territori dei comuni di Allerona e Ficulle, vitati per il 70% a bacca bianca e situati su terreni collinari di altitudine variabile tra 150 - 450 metri, tendenzialmente argillosi. 

Alla fine degli anni ottanta l’azienda fu acquistata dal Gruppo Italiano Vini, che la ristrutturò integralmente, reimpiantando in larga parte i vigneti e ammodernando in tappe successive la cantina. Le varietà più diffuse sono il Trebbiano Toscano nel pregiato clone T34, Grechetto, Sauvignon, Chardonnay per i bianchi e Sangiovese, Merlot e Cabernet per i rossi. In tutto sono 4,5 milioni di bottiglie, suddivise in 13 etichette, che per metà sono esportate. Enologo e Direttore generale è Massimo Panattoni.


Massimo Panattoni

Degustiamo Vigneto Torricella che fa parte della linea top Le Selezioni di Prestigio. Un vino nato nel 1980 da uve dei 24 ettari della vigna più vecchiaa 300-350 metri di altitudine ed esposti a sud-ovest; le viti sono allevate a cordone speronato e Guyot su un suolo argilloso e tufaceo. Siamo nell’areale del’Orvieto Classico DOC, quella posta attorno alla rupe cittadina, e qualcuno addirittura afferma che l’Orvieto con le sue 20 milioni di bottiglie è tra i bianchi italiani più conosciuti al mondo e rappresenta da solo i ¾ della produzione vinicola DOC umbra. La fermentazione alcolica avviene in acciaio con 3 settimane su lieviti selezionati a 15-16° di temperatura; affinamento 5 mesi sempre in acciaio.

Versato nel calice il colore risulta giallo paglierino tendente al dorato leggero. All’olfatto si manifesta con iniziali note vegetali, di erba fresca, di muschio, di frutta secca seguite da una spiccata mineralità, proveniente dai tufi, che arriva ad accenni di pietra focaia ingentilita dal miele, dal pompelmo e dalla pesca. Un naso complesso ed intenso. Al gusto avvince con la sua bilanciata sapidità che arriva dopo un ingresso morbido. Perfetta l’acidità e buono il corpo. Al retrogusto i sentori nasali sono lunghi e piacevoli. Un vino di struttura e di fascino. 13 il grado alcolico.

Da abbinare ad un risotto all’ortica o con funghi, ad una bruschetta aglio e pomodoro, a pesce cotto in svariati modi. Sono 100.000 bottiglie, prezzate 10 euro in enoteca.

Bigi
Località Ponte Giulio 3 
05018 Orvieto (Tr) 
tel. 0763 315888 
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www.cantinebigi.it
www.giv.it





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