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Vino della settimana

Vino della settimana: Luci Luci 2014 di Al-Cantàra

09 Luglio 2016
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Carricante Etna Doc.

di Gianni Paternò

In famiglia non erano agricoltori, ma il commercialista catanese Pucci Giuffrida pensò bene di investire qualche euro in una campagna etnea. Era il 2005 e di offerte ce n’erano parecchie. Si innamorò di una specialmente, in una splendida giornata di sole, con la vista che spaziava dal Mungibeddu ai monti Nebrodi, una distesa pianeggiante di 20 ettari, in contrada Feudo Sant’Anastasia, agro di Randazzo, che dominava il fiume Alcantara, con 3 ettari di un vecchio vigneto ad alberello, altrettanti di uliveto e antiche case in pietra lavica.


(Pucci Giuffrida con Willy e Billy) 

Iniziò così con un atto d’amore l’avventura agricola di Giuffrida che si mise a piantare vigne degli autoctoni etnei e memore delle parole di Giacomo Tachis per cui il territorio etneo ben si prestava al Pinot noir, ne innestò un poco assieme ad altro poco di Cabernet Sauvignon e Grecanico. Sono 15 ettari a 650 metri di altezza a doppio cordone speronato allevati con metodi rispettosi della pianta e dell’ambiente, quindi niente diserbanti e trattamenti a base di zolfo e rame. Forse in futuro anche un pensierino verso il biologico certificato. Il primo millesimo di commercializzazione fu il 2008 con sole 5 mila bottiglie, che furono apprezzate tanto da indurlo a ristrutturare i fabbricati per realizzare la cantina. Oggi si imbottigliano 50 mila ettolitri, che per il 70% si vendono all’estero, fino in Giappone.

Giuffrida, da amante dell’arte e della poesia, è riuscito a differenziarsi tra le tante cantine etnee prendendo spunto dai grandi, ma poco noti poeti siculi quali Nino Martoglio, Micio Tempio, Giovanni Meli e ad ogni suo vino ha attribuito un nome ricavato da una poesia o un sonetto perchè per Pucci “un buon vino è poesia” e per farlo ci vuole “arte”. Nascono quindi “O scuru O scuru” per un rosso, “Luci Luci” per un bianco e così via. L’arte si manifesta nelle etichette realizzate dall’artista Alfredo Guglielmino sempre prendendo a modello la poesia da cui deriva il nome, etichette così originali ed efficaci da aver riscosso premi. Questo aspetto letterario è ribadito con la pubblicazione di quattro libri che illustrano questo legame vino-poesia-arte, di cui uno è inserito in ogni cassetta di vino in vendita. Lo spirito artistico di Giuffrida avrà un notevole sviluppo futuro con l’organizzazione in campagna di percorsi vinosi-culturali e con l’esposizione delle tante etichette artistiche che sono state disegnate.

 

La poesia e l’arte sono importanti, ma il vino bisogna saperlo fare e vendere per cui c'è un enologo Salvatore Rizzuto, laurea ad Alba ed esperienza bordolese, un direttore commerciale Gianluca Calì, affiancato da Leda ed Iria, figlie del titolare. Tra le 9 etichette degustiamo il Luci Luci che deriva da una delle prime vigne piantate da Giuffrida. Vendemmia in cassette verso metà ottobre decisa dall’assaggio dell’uva che deve essere nella piena maturità aromatica con resa di 75 quintali per ettaro abbassata dalla potatura verde e dai diradamenti dei grappoli.
 
Dopo pochi minuti l’uva è in cantina, diraspata, raffreddata a 6° per una macerazione di 3-6 ore, pigiata in assenza di ossigeno con una speciale pressa a membrana chiusa che lavora in azoto. Si raccoglie il mosto fiore che fa decantazione statica, poi sfecciato ed inoculato per la fermentazione alcolica. Sempre in acciaio rimane nelle fecce fini con agitamenti settimanali fino a giugno. Tutto controllando minuziosamente la temperatura. Chiarifica con bentonite, filtrazione e in bottiglia per un anno. I solfiti ridotti a poco, circa 80 milligrammi per litro.

Versato nel bicchiere il colore è giallo paglierino. All’olfatto è fine, profumato con note di frutta gialla, di melone, di viola, accompagnati dal minerale del vulcano. Al palato si conferma interessante con una buona struttura, ottima freschezza con un’acidità dai toni impeccabili e ritroviamo la mineralità che già si era avvertita. Una conferma che ormai il Carricante si può collocare di buon diritto nell’olimpo dei bianchi isolani.

Abbiniamolo ad un risotto alla marinara, una pasta con le sarde, pesce spada grigliato, un formaggio maiorchino. Sono 6.000 bottiglie a 20 euro.

Rubrica a cura di Salvo Giusino

Al-Cantàra sarl
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