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Pubblicato in Il vino della settimana il 16 Aprile2022

di Federico Latteri

Il Poggione è uno dei nomi storici di Montalcino.

Le origini della cantina vanno ricercate alla fine dell'Ottocento, quando Lavinio Franceschi, proprietario terriero fiorentino, incuriosito dai racconti di un pastore che portava il bestiame in transumanza nel territorio di Montalcino, visitò la zona, se ne innamorò subito e acquistò alcuni terreni per creare qui un'azienda agricola. Il Poggione fu tra i primi a commercializzare il Brunello di Montalcino agli inizi del Novecento.

Oggi la proprietà appartiene a Leopoldo e Livia Franceschi, discendenti di Lavinio, che si avvalgono della preziosa collaborazione di Fabrizio Bindocci, direttore dell'azienda per la quale lavora dal 1976. Ci troviamo a Sant'Angelo in Colle, piccolo borgo medievale situato nella parte meridionale dell'area della Docg Brunello di Montalcino. All'interno della tenuta che si estende per 600 ettari troviamo 125 ettari vitati e 70 di oliveto.

Si è sempre praticata un'agricoltura diversificata che vede varie colture affiancare le viti. I vigneti coprono un range di altitudini che va da 150 a 450 metri sul livello del mare e in essi si trovano piante che in alcuni casi superano i cinquant'anni di età. Nel 2004 è stata ultimata la nuova cantina, dove vengono utilizzate tecnologie moderne per vinificare al meglio la preziosa materia prima. Naturalmente, si pone grande attenzione al rispetto della tradizione. Vengono prodotte circa 500 mila bottiglie l'anno.

Varia la gamma di etichette con due Brunello di Montalcino, di cui uno Riserva fatto con le uve di Vigna Paganelli, la parcella di maggior pregio, un Rosso di Montalcino, alcuni vini Igt, uno spumante, un Vin Santo e un Moscadello di Montalcino. Degustiamo il Brunello di Montalcino 2017, un vino ben riuscito che, oltre ad esserci piaciuto, merita particolare attenzione almeno per tre ragioni: viene prodotto in una certa quantità di bottiglie, cosa non comune per questa qualità e questa denominazione, è venduto ad un prezzo più che adeguato per la tipologia e mantiene un profilo nel quale gli eccessi che ci aspetteremmo da un'annata calda come la 2017 sono davvero molto contenuti.

E' fatto con uve Sangiovese provenienti dai vigneti vecchi. I sistemi di impianto utilizzati sono il doppio capovolto e il cordone speronato. La vendemmia viene eseguita manualmente. La vinificazione prevede 15-20 giorni di fermentazione a cappello sommerso con lieviti indigeni in vasche di acciaio inox alla temperatura controllata di 25-28 gradi centigradi. Dopo la malolattica che si svolge sempre in acciaio, il vino matura in botti grandi di rovere francese per almeno 30 mesi e poi affina in bottiglia per un lungo periodo.

Nel calice si presenta di colore rosso granato, scuro e abbastanza carico. E' intenso all'olfatto con nitidi profumi di marasca, prugna, una nota di fiori appassiti, un tocco di sottobosco e un cenno speziato. Il frutto appare integro e maturo. Al palato si caratterizza per il buon equilibrio, la giusta struttura e, soprattutto, per i tannini fitti e robusti che mostrano un profilo giovanile, risultando comunque molto ben estratti. Non manca la freschezza. Lungo, leggermente sapido e appena tostato il finale. E' un Brunello nel quale la decisa trama tannica del Sangiovese dona incisività ad un insieme che ha già una buona quadratura, ma con il tempo, come è giusto aspettarsi da un vino di questa tipologia, acquisterà maggiore complessità e un'armonia ancora più compiuta. Buono il potenziale evolutivo. Bevetelo con le carni rosse, la selvaggina e i formaggi stagionati.

Rubrica a cura di Salvo Giusino

Il Poggione
Località Sant'Angelo in Colle - Montalcino (Si)
T. 0577 844029
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www.tenutailpoggione.it

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