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Pubblicato in Il vino della settimana il 01 Giugno2019

di Federico Latteri

Ci troviamo a Capriva del Friuli in provincia di Gorizia, una delle zone più pregiate e affascinanti di questo territorio vitivinicolo. Qui sorge Castello di Spessa.

Ventotto ettari di vigneti che si trovano nella Doc Collio e altri 55 ettari che invece appartengono alla Doc Friuli Isonzo. Un particolare micro-clima che si registra da queste parti ha favorito la coltivazione della vite. Le cantine di invecchiamento del Castello di Spessa, molto scenografiche, sono scavate nel sottosuolo del maniero e si trovano su due livelli: il primo è il più antico e risale al periodo medievale; il secondo, più sotto, a 18 metri di profondità, è ricavato da un bunker militare realizzato nel 1939 e ha una temperatura costante a 14°, ideale per la maturazione dei vini. Le cantine, che custodiscono le barrique per l’invecchiamento dei vini, sono visitabili e qui vengono anche organizzate degustazioni.

Le origini del Castello di Spessa risalgono al Duecento, ma numerose testimonianze riportano ancor più indietro nel tempo, fino ad un primitivo stanziamento difensivo dei Romani, del III sec.d.C. Per secoli il maniero fu dimora dei signori della nobiltà friulana. Si avvicendarono nella proprietà di Spessa i Dorimbergo, i Rassauer e i Della Torre Valsassina, che vantavano una discendenza da Carlo Magno e ne rimasero proprietari per più di 300 anni. Fu proprio l'allora conte Luigi Torriani ad accogliere nel 1773 a Spessa Giacomo Casanova, a cui è dedicato dal 2003 il Premio Giacomo Casanova Castello di Spessa. Dal 1987 la famiglia Pali, attuale proprietaria, perpetua la tradizione di ospitalità del luogo, dando nuova vita al maniero e facendone il cuore del complesso d'hotellerie Castello di Spessa Wine Resort, con Campo di golf 18 buche, Azienda vinicola, Bistrot Il Gusto di Casanova, Hotel e Ristorante Gourmand La Tavernetta al Castello, l’ Hosteria del Castello, Sala Congressi e Wine shop.

Sono 21 le referenze prodotte dalla cantina tra bianchi, Pinot Bianco, Rossi e spumanti dei due diversi vigneti. Enologo dell'azienda è Enrico Paternoster, chiamato dal proprietario, nel 2014, per assecondare la sua richiesta di lanciare un nuovo stile per il vino del Collio, facendo vini più sapidi e freschi. E Paternoster riuscì a coniugare eleganza e freschezza con struttura e longevità. Il risultato? Vini minerali, rigorosi, persistenti, longevi negli anni. Sono 450 mila le bottiglie prodotte. 

Degustiamo il Collio Doc Pinot Bianco Santarosa 2018, un prodotto ben fatto che ha nell'equilibrio il suo punto di forza. Le uve provengono da un vigneto di quasi 20 anni di età situato nel territorio di Capriva del Friuli, su un terreno localmente chiamato ponca, costituito da marne e arenarie. La vendemmia viene effettuata all'inizio di settembre. La vinificazione prevede una fermentazione in serbatoi di acciaio inox alla temperatura controllata di 16-18 gradi centigradi, seguita da un affinamento sulle fecce nobili che si protrae fino a fine marzo.

Versato nel calice, il vino si presenta di colore giallo paglierino di media intensità. Ha un naso fine e delicato con profumi di mela, susina bianca, fiori di campo e un cenno balsamico. Il sorso è fresco, armonico, ben articolato e dotato di buona struttura e persistenza. Nel finale si riscontra una nota di mandorla dolce. E' un bianco già abbastanza pronto che comunque evolverà bene per qualche anno. Può essere abbinato a svariati piatti della cucina di mare, in particolare a quelli dal sapore delicato come un dentice o un'orata al forno, oppure un antipasto o un primo leggero. Da provare anche con preparazioni a base di verdure come minestre o sformati.

Rubrica a cura di Salvo Giusino

Castello di Spessa
Via Spessa, 1 - Capriva del Friuli (Go)
t. 0481 60445
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.castellodispessa.it
 

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