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Pubblicato in Il vino della settimana il 02 Ottobre2021

di Federico Latteri

L'azienda fondata nel 1761 da Bartolomeo Borgogno occupa un posto importante nella storia del vino italiano.

Ancora oggi ci regala bottiglie che in tutto il mondo sono simbolo di una qualità legata a territori unici e a un nome che ha attraversato gli anni mantenendo un prestigio che pochi possono vantare. Furono tanti i successi ottenuti da Borgogno, dal 1861, quando con il suo vino venne sigillato il patto per l'Unità d'Italia al 1908, anno in cui fornì il vino ufficiale nel pranzo in onore dello Zar di tutte le Russie, Nicola II Romanov, in visita ufficiale al castello di Racconigi.

 

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, Cesare Borgogno assume la guida della cantina. Sarà lui l'uomo della svolta per questa azienda che conquisterà prestigio internazionale, vendendo le sue bottiglie all'estero, principalmente in Argentina, Stati Uniti e Europa. Inoltre, Cesare, decide di fare una cosa che all'epoca fu considerata pura follia, ma che in realtà si rivelò un'intuizione geniale: stipare metà della quantità prodotta di Barolo Riserva in cantina per venderla dopo 20 anni. Nel 1967 l’azienda assume il nome di “Giacomo Borgogno & Figli”. L'anno dopo muore Cesare e il timone del comando passa alla nipote Ida e al futuro marito Franco Boschis.

Nel 1972 si torna a parlare di Borgogno per un importante record: una bottiglia di Barolo del 1886 viene venduta all'asta dei vini storici di Torino per 530 mila lire, a quel tempo la cifra più alta mai raggiunta da un vino italiano. Nel 1984 iniziano a lavorare in cantina i figli di Ida e Franco, Cesare e Giorgio Boschis. Nel 2008 la cantina passa in mano alla famiglia Farinetti che ha sin dall'inizio le idee molto chiare: non cambiare nulla per rimanere classici e tradizionalisti. Andrea, figlio di Oscar Farinetti, assume la conduzione dell’azienda nel 2010, dopo aver terminato gli studi alla scuola Enologica di Alba.

Presto si sceglie una filosofia produttiva che prevede il solo uso del cemento per le fermentazioni dei vini. Nel 2015 due grandi cambiamenti: la conversione al biologico e l’acquisto di 3 ettari nel tortonese per la produzione di Timorasso. Un anno dopo una grande ristrutturazione delle cantine storiche e l'acquisizione in una delle posizioni più belle delle Langhe, Madonna di Como, di 11 ettari che vanno aggiungersi ai 20 già di proprietà, localizzati per una buona parte in aree di pregio della zona del Barolo. Attualmente Borgogno produce più di 250 mila bottiglie l'anno.

Degustiamo il Dolcetto d'Alba Doc 2019, un rosso ben fatto che rappresenta la scelta ideale ogni volta che vogliamo bere un bicchiere di vino veramente buono, ma non impegnativo o troppo complicato. Sebbene si tratti di un prodotto che quando esce è pronto da bere, quest'annata, presente sul mercato da un po' di tempo, risulta, a nostro parere, ulteriormente migliorata. Le uve Dolcetto provengono da Madonna di Como, frazione di Alba. I vigneti sono esposti a sud ovest e si trovano a 500 metri sul livello del mare su un terreno calcareo argilloso. Il sistema di allevamento utilizzato è il guyot modificato ad archetto con densità d'impianto di 4 mila ceppi per ettaro. La vendemmia viene effettuata a mano. Seguono diraspatura, pigiatura e fermentazione spontanea in vasche di cemento alla temperatura di 22-28 gradi centigradi per circa 7 giorni. Dopo una leggera pressatura, inizia l'affinamento che si protrae per 6 mesi in vasche d'acciaio alla temperatura naturale di 18 gradi centigradi. Prima di essere immesso in commercio il vino trascorre almeno 4 mesi in bottiglia.

Nel calice il Dolcetto d'Alba 2019 presenta un colore rosso rubino di buona intensità. All'olfatto sono evidenti pulizia e armonia: profumi ben delineati di frutti rossi come fragola e ciliegia risultano impreziositi da note floreali con la viola in evidenza. Il sorso è dotato di viva acidità, medio corpo, ottimo equilibrio, tannini delicati e un finale lungo e fresco nel quale torna la componente floreale. E' un vino facile da bere, piacevole e pienamente caratterizzato. Uno dei suoi punti di forza è la notevole versatilità negli abbinamenti che vanno ben oltre la cucina regionale piemontese. E' ottimo con la pasta al ragù o altri primi piatti dal gusto ricco, con secondi a base di carni rosse e con formaggi a media e a lunga stagionatura.

Rubrica a cura di Salvo Giusino

Borgogno
Via Gioberti, 1 - Barolo (Cn)
T. 0173 56108
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www.borgogno.com

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