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Pubblicato in Il vino della settimana il 30 Gennaio2016

Ruchè di Castagnole Monferrato Docg

Fu merito del bisnonno Luigi, emigrato in America, trovare i soldi per comprare l’edificio dove oggi si trova la cantina storica e di nonno Martino quello di acquistare un casolare con 2 ettari, impiantare i vigneti, realizzare la piccola cantina e vendere i vini all’ingrosso o in damigiane. Si continuò così, da minuscola azienda di una famiglia che aveva contemporaneamente altre attività. Nel 1999 il nipote Luca Ferraris si diplomò in agraria e pensò bene di fare soltanto il viticultore. Ripristinata la cantina, ristrutturò i vigneti e cominciò ad ingrandirli fino ad arrivare agli odierni 18 ettari vitati a cui stanno per aggiungersene altri 12.

Attorno a Castagnole Monferrato esiste un antico vitigno, il Ruchè, che si pronuncia all’italiana e non alla francese, che fino a 30 anni fa era abbastanza sconosciuto, pochissimo coltivato, usato solo localmente nelle ricorrenze, vitigno semiaromatico e per qualcuno addirittura aromatico, vigorosissimo e di forte produzione, molto zuccherino, dava un vino amabile, alcolico, ricco di polifenoli e di tannini, diventato Doc nel 1988 e Docg nel 2010. Luca se ne innamora, intraprende la sfida di riuscire a fare un grande vino da quell’uva, anche perchè ha una semplice ma geniale intuizione: Se metto Cabernet o Barbera o Nebbiolo, mi devo scontrare con tanti altri produttori che tra l’altro sono già sul mercato. Invece il Ruchè è nuovo, non è conosciuto e specialmente ancora non lo produce quasi nessuno. Oggi per fortuna chi dice Ruchè pensa a Ferraris”.


(Un grappolo di Ruchè)

La sfida per Luca è fare un Ruchè che si distingua, che non smentisca il suo carattere, ma nello stesso tempo riesca ad affermarsi in un mercato difficile ma capace di apprezzare i vini di personalità. Per fortuna Luca ha vinto la sfida, ha viaggiato in lungo e in largo per promuovere e far conoscere questa chicca tanto da essere ormai considerato non solo il maggior produttore di Ruchè come azienda familiare, ma addirittura il padre.


(Il museo)

La sua tenuta è suddivisa in 11 piccoli lotti sparsi con poco Grignolino, Barbera e Viognier, 10 ettari di Ruchè e nei locali della vecchia cantina, in centro storico, Luca ha creato l’unico museo del vino dell’astigiano, scavato nella roccia tufacea, polo turistico diventato importante con conseguente vendita di molte bottiglie. Nel 2009 ai margini del centro abitato ha realizzato la nuova cantina.


(La cantina) 

Tutti i vigneti sono a quote da 230 a 250 metri, in terreni tufacei, a Guyot coltivati tradizionalmente, ma con i trattamenti strettamente necessari. Sono 160 mila le bottiglie in 10 etichette, per il 35% vendute all’estero, un settore di cui si occupa la moglie Chiara.


(Chiara e Luca Ferraris)

Ci ha mandato il vino migliore, l’Opera Prima, così chiamato in quanto è stato il primo Ruchè ad essere invecchiato più anni, addirittura finora l’unico. Vendemmia a mano, cru dalla vigna più vecchia, selezione dei grappoli, pigiatura soffice, macero-fermentazione con lieviti selezionati in rotomaceratore che compie un intero giro al giorno per 25/30 giorni; con questo dispositivo l’estrazione delle sostanze buone è più efficace. Dopo la svinatura va in tini da 54 ettolitri in rovere dove fa la malolattica, 2 travasi e alla fine di novembre è messo ad affinare in tonneaux di Allier da 500 litri per non meno di 24 mesi. Il 2012, ottima annata, vi è rimasto per 32. Niente stabilizzazione né filtrazione e tutto il processo è a temperatura controllata con grande attenzione ad evitare ossidazioni, sotto la guida dell’enologo Mario Redoglia. Pochissimi i solfiti, molto meno del limite consentito per i biologici. Oltre all’Opera Prima altri 2 Ruchè: il firmato, che fa i tini in legno e Bric d’Bianc, che fa solo acciaio.

Versato nel calice il colore è granato denso ed impenetrabile. Olfatto profondo, intenso, rotondo e pulitissimo: frutti di bosco ed amarena in confettura dove fa capolino qualche frutto fresco, spezie, liquirizia, cioccolato, geranio, viola; un naso serioso, aristocratico, già maturo, splendido. In bocca arriva addirittura fresco, di buona acidità, tannico, ma affatto astringente, eccelsa la struttura ed ancora molto fruttato, qualcosa di amaro che nel finale interminabile si trasforma lentamente in quasi amabile. Armonico ed eccellente pur nella sua giovinezza. Se era una sfida Luca l’ha superata con lode.

E’ così buono che quasi è sprecato berlo a tavola, provateci con piatti strutturati, dal gusto spiccato. Sono 9.500 esemplari numerati che allo scaffale costano 29 euro, e li valgono tutti.
 
 

Recensione di Gianni Paternò
Rubrica a cura di Salvo Giusino

Luca Ferraris
S.P. 14 loc. Rivi 7
14030 Castagnole Monferrato (At)
tel. 0141 292202
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www.lucaferraris.it

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