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Pubblicato in Il vino della settimana il 01 Settembre2012

Greco bianco, Mantonico e Chardonnay.

Siamo in Calabria, nella zona vitata per eccellenza della regione, nella costa ionica, dalle parti di Cirò per intenderci, e oggi parliamo di due antichissimi vitigni che, come ci rivela anche il nome, provengono dalla Magna Grecia. Cominciamo dal Greco bianco da non confondere col cugino Greco di Bianco. Come spesso succede agli autoctoni, il Greco in Calabria e nel sud dello stivale ha posto profonde radici, resiste bene alla siccità, alle avversità e ai parassiti. E' la base, praticamente in purezza della Doc Cirò bianco. Dà vini freschi, con una buona acidità.

Il Mantonico proviene anch'esso dalla Grecia, ma si è stabilito in Calabria quasi esclusivamente, con preferenza nella Valle di Neto. Da non confondere con il Montonico, diffuso nell'Italia centrale. Viene considerato una reliquia in quanto coltivato da pochi produttori e produce vini di forte profumazione.

Dello Chardonnay che QUI abbiamo definito il Re Sole dei vini bianchi, come promesso aggiungiamo che ha uno spettro organolettico così ampio che anche in laboratorio non è facile determinare completamente le componenti aromatiche. Oltre ad adattarsi a tutti i continenti riesce a sopportare al meglio metodologie e tecniche di vinificazione più disparate.
 
Oggi descriviamo il Petelia, Igt Val di Neto 2011 dell'Azienda Agricola Ceraudo. Ci troviamo a Strongoli, l'antica Petelia, in provincia di Crotone nel versante ionico, abbastanza vicino al mare a quote medie di 100 m. L'azienda possiede 20 ha di vigneti da cui ricava solamente 70.000 bottiglie in quanto per favorire la buona qualità opera profondi diradamenti con rendimenti di soli 30-50 q/ha. Il proprietario Roberto Ceraudo, con l'aiuto dei figli, conduce un'azienda biologica certificata dal 1988 che da quest'anno certificherà anche i vini. Oltre ai normali trattamenti naturali, in vigneto tra i filari spiccano i cespugli di rose che servono a prevenire i parassiti. La vendemmia, precoce, in genere avviene a fine luglio-primi di agosto, e con la guida dell'enologo Fabrizio Ciuffoli la vinificazione prevede una macerazione di 10 giorni a 4 gradi e dopo la decantazione i lieviti naturali lo fermentano per poi affinare 7 mesi in acciaio e 3 in bottiglia. E' un blend di 40 % di Greco bianco, 30% di Mantonico, 30% di Chardonnay.

 

Alla degustazione si presenta con un bel colore giallo paglierino intenso. Versato nel calice e avvicinato al naso si ha la sensazione della presenza di un vitigno aromatico quale il moscato unita a note vegetali. Ossigenandolo avviene un cambiamento, l'aromatico quasi svanisce e viene fuori un coacervo di fiori e frutta accompagnato da una discreta mineralità; diventa complesso tanto che abbiamo difficoltà a distinguere cosa prevalga. Praticamente ci sono quasi tutti con una leggera prevalenza di miele e di agrumi; intenso e piacevole.
Al palato si conferma la doppia personalità: arriva quasi dolce per virare immediatamente verso sentori minerali dalla gradevole acidità. Si ritrova la bottega di frutta che vende anche fiori avvertita all'olfatto, seguita dal calore dei 14° che pervade l'assaggio con un finale lunghissimo e secco. Un bel vino che muta i suoi sentori al variare della temperatura di servizio. Fate la prova e scoprirete quale preferite.
Una produzione di 12.000 bottiglie che potete trovare allo scaffale anche a 10 euro.
L'abbiamo abbinato con un risotto ai fiori di zucca, con una ratatouille a base di melanzane, con baccalà infarinato e fritto.

Az. Agr. Ceraudo
Contrada Dattilo
Strongoli (Kr)
tel. 0962 86613
www. dattilo.it





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di Giovanni Paternò

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