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Vino della settimana

Vino della settimana – Piere Sauvignon Blanc 2015 di Vie di Romans

03 Giugno 2017
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di Gianni Paternò 

Ci sono produttori di vino che sono dei veri e propri personaggi, che sanno essere presenti nei media, che hanno la parola facile e cosa più importante che estrinsecano argomenti interessanti e coinvolgenti. 

Poi ci sono produttori che avrebbero tutte queste caratteristiche, splendidi affabulatori che ti affascinano col loro pensiero e con le parole, ma rimangono più nell’ombra, sono poco conosciuti come persona agli appassionati del vino.


(Stelvio e Gianfranco Gallo) 

Uno di questi è Gianfranco Gallo, proprietario alla terza generazione di Vie di Romans, azienda friulana conosciutissima ed apprezzata, che abbiamo scoperto essere uno splendido affabulatore, un fiume in piena che ti mitraglia con la sua filosofia di produttore, su come intende realizzare i suoi vini e per distinguerli dalla massa di prodotti che seguono pedissequamente i percettori olfattivi della varietà.
Vediamo se riusciamo in poche righe a riassumere il pensiero di questo produttore in bianco perché sui 60 ettari di vigneti e 280.000 bottiglie prodotte in 10 etichette solo qualche migliaio sono di rosso.
 
La rivoluzione aziendale di Gianfranco inizia nel 1983 quando abbandona il concetto di produrre molto, trasforma i vigneti infittendoli fortemente, per poi riallargarli un poco utilizzando le varie potature per diminuirne la vigoria inoltre dando priorità alle vinificazioni per vigna, tanto che i suoi cru sono ben 8. Lui è un tecnico agrario, fa anche l’enologo, e non si è servito mai di consulenti che magari saranno di gran fama ma che spesso sono portati ad applicare i loro stessi metodi in molte aziende e in diversi territori. Gallo è fortunato perché i suoi vigneti sono in un terroir ideale per clima e pedologia, per cui basta individuare le operazioni giuste che ne sappiano sottolineare le caratteristiche. Nel 1990 altra piccola ma importante rivoluzione: realizza la nuova cantina e decide che nessun vino sarà sul mercato prima dei due anni. Un’azienda in famiglia con la collaborazione della moglie Franca e del figlio enotecnico Tommaso.


(La cantina)

Ha un’altra sua piccola mania: non dichiara se e quali vini fanno legno, non è importante per il consumatore ma  per ottenere vini equilibrati e piacevoli, la qualità non deriva per forza dal legno. La sua agricoltura la definisce ragionata, basata sulla conoscenza e sull’intento di creare sostenibilità per l’uomo, l’ambiente, il prodotto; conoscenza che parte dalla vite, da questa preziosa pianta che per sua natura sarebbe un rampicante su altre piante che l’uomo ha costretto a vivere da sola.
 
Come detto non costringe i suoi vini ad esprimere i percettori tipici del vitigno, i suoi Pinot grigio, i suoi Sauvignon, per esempio, devono essere se stessi, devono estrinsecare quello che la natura, che il territorio riescono a dare, assecondandoli solamente per sottolinearne l’eleganza e la durata nel tempo e non costringendoli ad essere per forza riconoscibili per la loro varietà. Aggiunge che l’aroma esasperato non sempre è un bene, con le tecniche, la chimica e particolari lieviti si può esaltare o addirittura modificare; il naso si può costruire tecnicamente, può imbrogliare, la bocca no, quindi la varietà si deve ritrovare al palato.
 
Tutti aspirano a creare vini longevi, che si conservino per anni, chiaramente anche per Gianfranco i grandi vini devono durare tanti anni, ma non fa niente per ottenerli così, non applica particolari cure ma fa in modo che i suoi siano grandi vini a prescindere, ma siccome sono grandi riescono a mantenersi bene per decenni.


(I vigneti) 

Visto che ci siamo dilungati nel Gallo pensiero, per le altre informazioni sull’azienda vi rimandiamo alla lettura del loro sito e passiamo a parlare di questo Piere, che prende il nome della vigna, un Friuli Isonzo Doc Rive Alte. Sono quasi 11 ettari allevati a Guyot con una produzione di meno di 60 q/ha; vendemmia nei primi di settembre, pigio-diraspatura, macerazione pellicolare a 8°, fermentazione con lieviti selezionati per 14 giorni, niente malolattica, 8 mesi di elevage sur lie, illimpidimento naturale, filtrazione  grossolana e pochi solfiti che al trascorrere degli anni in bottiglia spariranno. Gianfranco dichiara che il miglior picco evolutivo si ha a 10 anni con una capacità di invecchiamento di 25.

Versato nel calice il colore è giallo paglierino intenso con riflessi verdolini. Un naso intenso di frutta esotica: mango, ananas, papaya accompagnata da note di erba  secca, di mandorla tostata, con una mineralità che si esprime con sentori di pietra focaia e quasi di idrocarburi. Elegante e piacevolissimo.
In bocca esplode con la sua struttura possente, minerale, sapida, con un ritorno dei sentori fragranti questa volta accompagnati da una leggerissima vena amarognola che li completa; insomma aromi, corpo e mineralità che si fondono in un equilibrio di eccellenza.

Un bianco universale capace di partire dall’aperitivo, di accompagnare crostacei crudi, pesce in tempura, carni bianche e, perché no, di adattarsi a piatti di carne rossa non elaborata. L’abbiamo gustato con un risotto con favette fresche e ciuffi di finocchietto, frittata di patate, gamberoni panati al forno, formaggio Piacentino, quello con lo zafferano. Sono 50.000 bottiglie che trovate a 22 euro.
 
Vie di Romans
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