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Pubblicato in L'azienda il 18 Dicembre2019


(Vigneto di Scilio)

La folgorazione per l’Etna tocca anche Menfi e le Cantine Settesoli. C’è pure la cooperativa, tra le più importanti del Sud Italia, guidata da Giuseppe Bursi a sbarcare sul Vulcano per produrre vini Doc Etna con il marchio Mandrarossa che è la linea commerciale più prestigiosa. 

Il tutto grazie a una joint venture con l’azienda Scilio di Linguaglossa che può vantare vigneti per sedici ettari ed una produzione a proprio marchio di circa 60 mila bottiglie. “È la prima volta che Mandrarossa esce dai suoi consueti territori per esplorare altre zone della Sicilia ed è stata una decisione strategica a ben ponderata - spiega con una punta di soddisfazione il presidente Bursi - La necessità di allargare i nostri confini nasce prima di tutto da una volontà di deciso  sviluppo economico, commerciale e di posizionamento marketing; in sintesi di crescita. È imprescindibile oggi, adeguarsi alle richieste dei mercati per avere successo commerciale, soprattutto quando si rappresenta una regione che ha, come prodotti vinicoli trainanti e di tendenza in questi ultimi anni, i vini dell’Etna. Ed è una tendenza che non sembra affievolirsi. Questo non snatura la nostra visione complessiva di rilancio del territorio menfitano, anzi; attraverso questa diversificazione territoriale puntiamo a trainarne lo sviluppo e ad incrementare il valore della marca Mandrarossa per aumentare il reddito complessivo dei nostri soci, che ne sono di fatto i proprietari”. 

Non sono stati resi noti i dettagli economici dell’accordo, tuttavia Bursi spiega che “Scilio è stata scelta per la sua posizione geografica, per l’esposizione e qualità dei suoi vigneti e per la fruibilità della sua cantina a nostro avviso adeguata ed ideale per il nostro modo di concepire i processi produttivi. Tutte le fasi, dalla vendemmia alla vinificazione ed imbottigliamento, sono state seguite da nostri tecnici e consulenti sul posto ed oggi siamo pronti a svelarci al pubblico con l’uscita di due vini, un Etna bianco Doc ed un Etna rosso Doc in occasione del Vinitaly 2020. Avremo la disponibilità di parte delle uve di loro produzione  e di utilizzo della cantina, con la possibilità  di poter usufruire inoltre della struttura ricettiva adiacente all’azienda”.

La prima uscita prevede circa 25.000 bottiglie suddivise tra un rosso e un bianco. “Il posizionamento - dice Bursi - sarà alto in termini qualitativi, ma manterremo comunque un eccellente rapporto qualità-prezzo. I mercati a cui è destinato sono tutti quelli che pratichiamo, l’Inghilterra e la Germania, nostri mercati principali con un occhio di riguardo nelle assegnazioni per l’Italia”. E le prospettive commerciali per Bursi sono rassicuranti poiché “la richiesta di vini dell’Etna nel mondo è molto superiore all’offerta, soprattutto sui vini bianchi; quindi su questa tipologia la saturazione del mercato è improbabile. Secondo noi questa tendenza non si fermerà, non è una moda passeggera. Quello compiuto da Settesoli è un primo passo per crescere e ne potrebbero seguire altri anche durante il 2020”, conclude Bursi.

Anche altre cantine sociali del resto della Sicilia hanno scommesso sull’Etna. Lo scorso anno Tenute Orestiadi, la società di Gibellina che fa capo ad Ermes ha siglato una importante joint venture con La Gelsomina di Piedimonte Etneo (leggi questo articolo), mentre il presidente di Cva Giovanni Greco ha annunciato pochi giorni fa analoga decisione, ma non si conosce ancora il nome dell’azienda etnea che produrrà vino Doc Etna per la cantina di Canicattì (leggi questo articolo).

C.d.G.

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