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Pubblicato in L'azienda il 04 Aprile2022
Castello di Meleto

di Michele Pizzillo

Parlare o scrivere di Castello di Meleto non è facile perché si rischia di trascurare qualche aspetto importante di una storia che parte dal 1200.

Infatti, in questa stupenda location di Gaiole in Chianti che domina una piccola valle dove si incontrano le principali vie di comunicazioni tra Siena, Firenze e la Valdarno, c’è di tutto tra vino, turismo, ambiente, cultura, storia. Tutti tasselli importanti che compongono un quadro davvero unico. Come originale è la creazione dell’odierno Castello di Meleto con "Operazione Vigneti" ideata da Gianni Mazzocchi, editore di riviste come Quattroruote e Quattrosoldi, quest’ultima era dedicata ad appassionati di economia e finanza: proprio a questi lettori fu proposto di acquistare delle quote di un patrimonio italiano che rischiava di venire abbandonato. Nasce così Viticola Toscana, oggi Castello di Meleto Società Agricola, proprietaria del Castello e degli oltre 1.100 ettari di terreno. “Grazie ad uno spirito imprenditoriale innovativo, dato proprio dalla forma societaria, è stata compiuta in questi anni una vera rivoluzione che l’ha portata ad essere un’azienda che unisce la vocazione turistica a quella vitivinicola e agricola”, dice Michele Contartese. Continuando, così, il sogno di persone che, mettendo assieme le forze e i propri risparmi, hanno realizzato qualcosa di straordinario. Per questo, più che in qualsiasi altro posto, si dà valore alle persone, afferma Contartese. Ne è un esempio la presidente Lucia Pasquini, per una vita impiegata di Castello di Meleto e, poco tempo dopo essere andata in pensione, nominata presidente. Una presidenza conquistata per meriti, per passione e per capacità.

L’idea di Mazzocchi fu anche il primo crowdfunding italiano non solo nel mondo del vino. E, poi, c’è un aspetto storico che, pensandoci, ci porta ai tragici avvenimenti di questi giorni ma, in questo caso, con epilogo positivo come la trasformazione di un fortilizio militare citato già nel 1256, a villa di campagna, durante il Rinascimento (quando il periodo di assedi era lontano ormai), con stanze finemente decorate e affrescate seguendo lo stile e i dettami dell’epoca. Così il castello divenne esempio di un processo di evoluzione architettonica e un nuovo gusto dell’abitare fuori città, legato alla nuova visione del paesaggio e dell’arte al centro della vita di una società aperta ad accogliere quelle ispirazioni culturali vive dall’Umanesimo in avanti. Tant’è che Giovanni Francesco di Ricasoli, il quale era solito convocare la Compagnia degli Accesi per intrattenere familiari e amici ospiti, nel 1741 fece costruire un teatrino nel castello, allo scopo di portare varietà e novità culturali all’interno del borgo. Posto in una sala cui si accede dal cortile interno, il teatrino conserva ancora oggi, oltre al palcoscenico, sette scenografie originali e rappresenta nel suo insieme un esempio eccezionalmente conservato di architettura settecentesca, prezioso e raro se visto come parte di una residenza privata di famiglia.

Nei suoi quasi mille anni di storia, comunque, la produzione del vino ha sempre accompagnato Castello di Meleto e oggi l’obiettivo è fare esprimere al meglio il “talento” di questo luogo anche con una sorta di “mission Sangiovese” con l’obiettivo di individuare il clone ideale fra 150 viti già selezionate nelle vigne caratterizzate da forti escursioni termiche tra giorno e notte, ideali per lo sviluppo degli aromi ed il mantenimento della freschezza. La composizione dei terreni è argilla, sabbia, limo. Lo scheletro rappresenta tra il 5-10% del terreno, ed è principalmente costituito da galestro e alberese, rocce caratteristiche del Chianti Classico. Castello di Meleto possiede una delle più grandi superfici di vigneto a Gaiole, 160 ettari, di cui 142 in produzione, suddivisi in 5 aree diverse per composizione dei suoli, clima e altimetria, che producono uva con certificazione biologica tant’è che è l’unica grande azienda biologica del Chianti classico. La produzione è di 700.000 bottiglie all’anno prevalentemente esportate (78%) prevalentemente tra Svizzera, Germania, Stati Uniti, Regno Unito. Infine, la degustazione della trasferta milanese per presentare la selezione dei cru e raccontare agli ospiti che il direttore Contartese ha incontrato da Joia di Pietro Leemann, il primo ristorante vegetariano a conquistare la stella Michelin. E, quindi, la scelta del locale è ben ponderata perché nell’azienda toscana è un esempio di ambiente salubre, confermato dall’allevamento delle api che fungono da indicatore affidabile dello stato di salute dell’aria essendo particolarmente sensibili all’inquinamento, motivo che ha messo a repentaglio molte loro popolazioni in tutta Italia. Proprio per far fronte all’estinzione di questo insetto, indispensabile per la sopravvivenza della biodiversità e dell’agricoltura stessa, nel 2020 Castello di Meleto ha avviato l’iniziativa “Nel Nome dell’Ape” che permette di “adottare” un’arnia, con l’obiettivo di promuoverne la ripopolazione nel territorio. Grazie al successo del progetto l’allevamento, partito con 20 arnie, si è raddoppiato ed è cresciuto di altre 25 famiglie, per un totale di 600.000 api all’anno, da cui si produce un ottimo miele biologico. Il progetto è stato ampliato con la realizzazione del Parco delle Api, con alberi e fiori destinati a diventare un vero e proprio paradiso per questi insetti, ma anche un luogo didattico per tutti. Nell’economia agricola si inserisce poi la coltivazione dell’olivo, da cui si produce olio extra vergine di oliva biologico e l’allevamento allo stato brado di maialini Cinta Senese. D’altronde l’enoturismo (con i 69 posti letto tra stanza nel Castello, in stile toscano in Canonica e gli 11 appartamenti nel Borgo Medievale oltre a 2 piscine turistiche) è al centro del nostro fare, aggiunge il direttore Contartese parlando dell’annesso Wine Club, dei corsi di cucina tradizionale con le cuoche locali, il pic-nic in vigneto, la scoperta di prodotti tipici. E, poi, l’impegno del team di Castello di Meleto “sta nel portare avanti l’esperienza tecnico-scientifica di quelli che ci hanno preceduto”, sintetizza Alberto Stella, giovane enologo di origine siciliana ma studi a San Michele all’Adige che ha guidato la degustazione dei vini abbinati ai piatti di Joia.

Camboi igt Toscana rosso 2018

E’ l’ultima creazione del Castello di Meleto con 100% di malvasia nera, uva che raramente si trova in purezza perché è sempre stata utilizzata in uvaggio con altri vitigni autoctoni toscani. Il vino viene affinato per 18 mesi in botti di legno da 25 hl. Il colore è rosso rubino molto carico con riflessi violacei. I profumi sono quelli tipici del vitigno come piccoli frutti rossi ed erbe aromatiche. Al sorso il buon grado alcolico e la consistenza si accompagnano ad una struttura in perfetto equilibrio tra acidità e morbidezza, con tannini maturi, ben integrati e vellutati. Il finale è fresco. Camboi è l’acronimo di Campo dei Buoi, una zona di Meleto che dal Medioevo e fino ai primi anni ‘60 veniva utilizzata per l’allevamento di questi bovini.

Poggiarso Chianti classico Gran Selezione docg 2018

Il Chianti classico è l’anima di Meleto e questo è un sangiovese di grande eleganza coltivato nel vigneto omonimo impiantato su terreno galestro-argilloso con una importante presenza di masse di alberese. Il vino affina per 27 mesi in botti di rovere francese da 50 hl. Il colore porpora brillante con riflessi tendenti al granato. Attraenti gli aromi di piccoli frutti rossi, cassis e viole. Notevole il corpo accompagnato da una freschezza molto vivace e piacevole, tannini sostenuti ma non aggressivi. Il finale è lungo e gustoso. Un gran bel vino che ha ancora diversi anni davanti.

Casi Chianti classico Gran Selezione docg 2018

100% di uva sangiovese selezionata in una vigna impiantata a fine millennio su terreni argillosi con arenarie e galestro. Parte della massa sosta per 27 mesi in botti di rovere di Slavonia da 30 hl, parte in botte di rovere francese da 50 hl e una piccola parte in tonneaux. La scelta del legno per la maturazione e l’affinamento è subordinata alla qualità dell’uva proveniente da diversi vigneti. Il colore è rosso rubino intenso. I profumi sono di frutta rossa matura sostenuti da sentori speziati. Al gusto è rotondo, pieno, con una bella acidità e tannini ben espressi ma non aggressivi. Finale molto lungo e intenso. Altra bella espressione dell’anima del Chianti classico di Meleto.

Parabuio Toscana rosso igt 2018

Il nome è dato da un angolo di terra di rara bellezza selvaggia; una sorta di fessura in cui il sole filtra poco, scorre un borro impetuoso, protetto dalla fitta vegetazione d’estate, impenetrabile d’inverno. n tempo di guerra qui si rifugiavano i renitenti ai rastrellamenti nazisti, celandosi in covi incassati nel terreno, protetti dalla natura inaccessibile e sovrana. Oggi Parabuio è il vino simbolo di Castello di Meleto, unico vino cru da vitigno internazionale, in questo il merlot, che in questa zona particolare si esprime con una magica originalità. Di colore rosso intenso. Profumi di ribes nero, marasca,vaniglia, burro e crema, sostenuti da sentori speziarti e note grigliate. L’assaggio è pieno, potente e morbido, seguito da una freschezza importate che pulisce la bocca ed allunga il sorso. La vigna è stata impiantata nel 1998.

Vin Santo del Chianti classico doc 2010

Trebbiano (90%), Sangiovese e Malvasia per il 10%. Appassimento naturale in locali ben areati. Fermentazione e maturazione avvengono in carati di legno di acacia e ciliegio sigillati e lasciati in locali soggetti a una forte escursione termica stagionale. L’invecchiamento è di 4-5 anni. Il colore è giallo ambrato. Al naso prevalgono sentori di frutta secca, miele, albicocca, con note di vaniglia, caramello e spezie. In bocca è pieno, di grande struttura, vellutato e rotondo con un lungo finale persistente è una nota di acidità ben bilanciata.

Castello di Meleto
Località Ponte di Meleto – Gaiole in Chianti (Si)
tel. 0577.749217
www.castellomeleto.it
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