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Pubblicato in L'azienda il 20 Aprile2011

Appena 2000 bottiglie e sei anni di affinamento per il “Doro bè” di Ceraudo, prezioso nettare prodotto sulle colline di Strongoli in Provincia di Crotone, che ha riscosso un grande successo al Vinitaly 2011

 

L’oro di Roberto non solo è il prodotto di punta dell’Azienda Ceraudo ma simbolicamente si riferisce alla qualità della produzione della tenuta agricola di Roberto Ceraudo (nella foto)

, agriturismo, ristorante e cantina insieme, gestita in biologico dal 1993. “Il nostro obiettivo – racconta Roberto – è valorizzare la vocazione del territorio rispettando l’ambiente preesistente”.
Nel territorio di Strongoli, 20 ettari di vigneto vengono coltivati con metodo biologico dai Ceraudo con alcuni autoctoni come il greco bianco, il mantonico e il meno noto pecorella. All’ultima edizione del Vinitaly Ceraudo ha presentato il meglio della sua produzione: Grisara 2009 da pecorella 100%, Grayasusi 2009 da gaglioppo 100%, Petraro 2006 da un blend di gaglioppo e cabernet sauvignon e il Doro bè da magliocco 100% appassito sui graticci e affinato per sei anni in caratelle da 55 litri.

“Doro bè, letteralmente “L’oro di Roberto” – racconta Caterina Ceraudo, figlia di Roberto e prossima a completare gli studi in Enologia -  è un vino carico di profumi e dall’aroma persistente che abbiamo voluto dedicare a nostro padre, pioniere in quest’avventura in cui io e miei fratelli abbiamo deciso di accompagnarlo”.
Attualmente l’Azienda produce 80.000 bottiglie di vino per 8 etichette a denominazione igt Val di Neto.
L’Azienda dispone inoltre di 40 ettari coltivati a uliveto da cui derivano 30.000 bottiglie di olio Ceraudo, che vanta  diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Sui punti di forza e di debolezza del territorio calabrese Caterina dice: “Un punto di forza è costituito certamente dalle condizioni pedoclimatiche estremamente favorevoli, mentre il punto di debolezza maggiore è la mentalità locale, ancora lontana dall’acquisire la consapevolezza delle straordinarie risorse del territorio. Ultimamente, però, - continua Caterina – stanno sorgendo nuove realtà che lasciano ben sperare in un prossimo risveglio”.

Daniela Corso

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