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Pubblicato in L'iniziativa
Donato De Leonardis

di Annalucia Galeone

La Basilicata ha un potenziale inespresso. Per troppi anni è stata ingiustamete sottovalutata. Matera come città della cultura ha fatto da locomotiva d'immagine affascinando i turisti italiani e stranieri, ma pochi si spingevano oltre fino ad arrivare nell'area di produzione dell'aglianico del Vulture, il barolo del sud.

Ovviamente non possiamo pretendere che le cose migliorino se continuiamo a farle nello stesso modo, occorre un segnale forte per lanciare la sfida al cambiamento. La riscossa enogastronomica finalmente è arrivata. Dopo la stella di Vitantonio Lombardo, il firmamento lucano diventa ancora più luminoso. A Lavello, comune del vulture melfese, vedetta lucana tra la Puglia e la Campania, il bel San Barbato Resort gestito dal Don Alfonso ha conquistato l'ambita stella Michelin. Alla guida del ristorante c'è un giovane e talentuoso chef del posto, Donato De Leonardis. Classe 1990, dopo aver conseguito il diploma presso l’istituto alberghiero di Melfi nel 2009 approda nella Reggia di Colorno per frequentare l’Alma la scuola internazionale di cucina per perfezionare la tecnica e ampliare le proprie conoscenze. È l’inizio di una lunga gavetta che lo porta in seguito in Alpago, piccola comunità montana nel bel mezzo delle Dolomiti bellunesi tra il Cansiglio e il lago Santa Croce nello stellato San Lorenzo e a Sant’Agata sui due golfi nella penisola Sorrentina al due stelle Michelin Don Alfonso 1890.

Dopo aver riassaporato l’aria del sud si trasferisce a Milano al ristorante Trussardi alla Scala, sotto la guida di Andrea Berton, prima, per poi entrare a far parte della brigata di Carlo Cracco. Nel 2012 arriva alla corte dell'indimenticabile Marchesi. Qui trascorre cinque anni fondamentali per la sua carriera sino a diventare sous chef nel 2014 ed executive chef l'anno successivo. Nel 2018 torna nella terra natia intraprendendo un nuovo percorso con il progetto targato San Barbato Resort spa end golf cinque stelle lusso.

“Mi piace esaltare le grandi materie prime del territorio utilizzando procedimenti e idee nuove, ho fatto mia la tradizione che ha sposato l'innovazione - sostiene Donato De Leonardis - La conoscenza della tradizione rappresenta "l'Abc" per ogni cuoco, l'innovazione arriva con il tempo e l'esperienza. In cucina mi piace osare con estro giocando con gli abbinamenti e i contrasti, faccio gran uso della selvaggina, sono un cacciatore, un tempo era tra le principali forme di sostentamento per i più poveri ma non trascuro il pesce. Dai miei maestri ho imparato cos'è il sacrificio e che per andare avanti in questo mestiere devi avere tanta passione e caparbietà”.

Al San Barbato la filosofia è la stessa che ha reso il Don Alfonso 1890 uno dei più importanti ristoranti al mondo ed un tempio dell'ospitalità. L’attenzione e la cura maniacale dei dettagli sono identici sia che si cucini per due o per duecento ospiti non fa alcuna differenza Gli spazi dedicati alla ristorazione sono diversi, l’esclusivo ristorante Don Alfonso con la cucina a vista e la sala total black, è aperto solo a cena, la suggestiva terrazza Bellavista Franciacorta (unica al mondo), il bistrot, due sale ricevimenti e la cantinetta San Barbato con 250 etichette situata al piano -1 e visibile anche dalla hall, grazie al soffitto vetrato.

E' in fase di elaborazione il menù primaverile, saranno protagonisti la cacciagione e le interiora, si lavora per perfezionare la frollatura delle carni, non mancherà il pesce, solo pescato non da allevamento. I percorsi degustazione sono tre: “Dal mare” (75 euro), “Dalla terra” (75 euro) e “i due mondi” (95 euro). A breve sarà costruita una serra idroponica per gli approvvigionamenti di ortofrutta. “Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno - afferma Donato - c'è tanta voglia di ricominciare e andare avanti con i nostri progetti”.

Don Alfonso San Barbato
strada statale 93, km 56,300 - Lavello (Pz)
T. 0972 816011
www.sanbarbatoresort.com
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Aperto dalle 19,30 alle 23
Chiuso domenica e lunedì
Ferie: variabili
Carte di credito: tutte
Parcheggio: no

 

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