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Pubblicato in L'intervento il 11 Marzo2021

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Santi Buzzotta

Ci sarà una spiegazione se in una certa parte del mondo, in un certo momento storico, una intera generazione si rende conto di avere la possibilità di cambiare le sorti economiche di un intero territorio. Una generazione, quella siciliana, capace di guardare con occhi diversi la difficile realtà contadina e vitivinicola e di comportarsi di conseguenza. Una generazione capace di immaginare un futuro pieno di soddisfazioni. Lo straordinario mondo del vino siciliano, della sua storia più recente, dei suoi successi e delle sue prospettive di crescita economica ripercorso insieme a voi, lettori di Cronache di Gusto, in un viaggio entusiasmante e per alcuni aspetti unico. La Sicilia del vino di qualità si incammina sulla strada della qualità a partire dalla metà degli anni ’80. "Un vero e proprio Rinascimento a partire dai produttori illuminati, dagli imprenditori pionieri con una visione chiara e grazie alle condizioni pedo-climatiche estremamente favorevoli alla produzione di uve di qualità (ricordiamoci che la Sicilia si trova alla stessa latitudine della California ma è una isola). La Sicilia era quindi pronta ed in grado di produrre vini di elevata qualità come altre regioni d’Italia e del mondo". Un obiettivo supportato da una cultura enologica internazionale già sperimentata, frutto di viaggi all’estero (Francia, California), di consulenze di prestigio (su tutti Giacomo Tachis, inventore del Sassicaia, del Tignanello).

Numerose le scelte concrete adottate allora dai produttori per realizzare la propria strategia innovativa. Dalla ridefinizione del vigneto alla riduzione delle rese per pianta e per ettaro (molti piccoli produttori proprietari di piccole vigne li ho visti piangere per questo), all’impiego in cantina della tecnologia del freddo. La Sicilia degli anni ’80 non produceva molto vino in bottiglia e nemmeno di qualità perché poco remunerativo, anzi, e modelli di qualità da seguire non esistevano, ma certamente i produttori lungimiranti erano consapevoli che si sarebbe dovuto creare uno stile “Sicilia” che mirasse a rispecchiare una idea del vino di qualità e in un contesto storico/culturale diverso da quello di oggi. Bisognava presentare la nostra isola come uno scrigno pieno culture millenarie posto dalla natura al centro del Mediterraneo e bisognava dimostrare che la coltura della vite in Sicilia avesse una possibilità in più rispetto al resto del mondo. Ecco che allora consumatori, critica e mercato, in Italia come all’estero, iniziarono a considerare la Sicilia una regione a vocazione vinicola di eccellenza, un continente vitivinicolo capace di proporre vitigni e territori diversi producendo vini di grande piacevolezza e complessità.

C’erano molti preconcetti sulla Sicilia e sui vini che poteva e doveva esprimere, di conseguenza, i vini di oggi sono il frutto di un percorso in cui si è imparato molto. La Sicilia è riuscita allo stesso tempo ad offrire vini che sono decisamente siciliani ma con un’eleganza e armonia che pochi credevano possibile oltre 30 anni fa quando tutto è cominciato. Il vecchio stereotipo dei vini del sud, troppo alcolici, con pochi profumi e scarsa acidità, è scomparso e sin da allora e in pochi anni la Sicilia ha raggiunto una posizione straordinaria nel rating mondiale con un crescendo di innovazioni e miglioramenti. E fondamentale è stato il rilancio della scuola enologica siciliana dove appassionati e preparati giovani talenti hanno lasciato le cantine sociali e hanno studiato “alla corte” di scuole ed enologi di fama internazionale diventando straordinari nella produzione di grandi vini premiati in tutto il mondo. Bisogna ricordare anche che i primi vini siciliani allora nascevano da vigneti molto giovani, piantati dopo l’acquisto mentre le uve di oggi da vigne con oltre 30 anni di vita ovviamente sono molto diverse da quelle di quegli anni e la conduzione enologica dell’epoca aveva solo una certa familiarità con varietà di uve rosse e bianche da vendemmiare in alcuni casi anche insieme ma molto spesso senza sapere che le uve rosse erano con certezza Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Perricone e le uve bianche erano Catarratto, Inzolia, Grillo, Carricante. Nelle regioni italiane storiche di produzione gli imprenditori hanno sin dagli anni ‘80/’90 passato molto tempo a stupirsi della velocità con cui la Sicilia ha recuperato il gap in termini qualitativi, ma anche del modo di fare impresa moderna e orientata al marketing.

Già all’inizio del nuovo millennio la Sicilia del vino rappresenta la punta di diamante della produzione nazionale, e dimostra come la capacità di fare squadra sia uno dei fattori di successo. La competizione internazionale infatti è talmente impegnativa che mettere insieme le forze ha dato alla Sicilia del vino più appeal e credibilità oltre alla grossa responsabilità di aprire nuovi mercati in particolare verso l’oriente del mondo. I risultati sono stati e sono molto positivi ed in costante crescita. La comunicazione del brand Sicilia se ne è giovata enormemente grazie ad attività concentrate sui principali mercati come Stati Uniti e Gemania. Attività di comunicazione che si sono aggiunte ai tanti eventi attraverso i quali consumatori e operatori hanno avuto modo apprezzare non solo i vini della Sicilia, ma anche il nostro territorio con ricadute positive sull’immagine di altri settori. Puntare alla qualità, fare squadra, fare comunicazione, vuole dire creare opportunità di mercato e creare valore.

Le performance del vino siciliano sono quindi molto incoraggianti e dimostrano che – sebbene lentamente – una quota sempre maggiore di uva di qualità viene trasformata e va in bottiglia in Sicilia, circa il 40% dell’intera produzione rispetto al 5/8% degli anni ‘80/’90 ; vuol dire che rispetto al totale del nostro “Vigneto Sicilia” abbiamo ancora molta produzione da portare in bottiglia e se vogliamo pensare in positivo, proprio questa è una prospettiva che ci offre ancora grandi opportunità di crescita economica ed occupazionale. Questa è la sfida dei prossimi anni: creare sempre più valore aggiunto alle produzioni siciliane di vini di qualità in bottiglia, far crescere il reddito delle aziende e dei viticultori, offrire concrete prospettive alle nuove generazioni, mantenere l’attaccamento alla terra e preservare il paesaggio attraverso una viticoltura sempre più eco-sostenibile.

Sta a ciascuno degli imprenditori avere la capacità di leggere il proprio territorio e di esprimerne i valori delle proprie colture perché se pensassimo di competere solo ed esclusivamente sulla leva del prezzo, incontreremo sempre qualcuno nel mondo che venderà i vini a qualche centesimo meno di noi e non avremo mai fidelizzato il consumatore il quale desidera dalla Sicilia vini dalla personalità unica capaci di regalare emozioni memorabili quindi difficilmente sostituibili. L’unicità dei vini e l’unicità dei paesaggi agricoli fanno della Sicilia una tra le più interessanti regioni vitivinicole del mondo. Un mondo quello del vino siciliano di oggi fatto di persone preparate, che hanno una visione internazionale dei mercati, una diversità di cultura e linguaggi, abili a fare squadra e comunicazione, a riscoprire la bellezza delle imprese familiari dove giovani uomini e donne entusiasti con una formazione qualificata hanno composto lo straordinario mosaico che è oggi il mondo del vino siciliano. Grazie proprio a quella generazione di fenomeni.

Commenti   

0 #1 Beppe 2021-03-12 09:03
Bellissimo articolo, condivido completamente.
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