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Pubblicato in L'intervento il 16 Novembre 2020
di Giorgio Vaiana
Giorgio Calabrese

Il 16 novembre 2010 a Nairobi, il Comitato Intergovernativo della convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale approva l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale Mondiale.

Viene riconosciuta con questa definizione, un insieme complesso di pratiche e di tradizioni che meritano di essere divulgate poiché possono garantire in qualsiasi parte del mondo elevatissimi standard di salute anche ai ceti meno abbienti. Molto più di una semplice lista di ingredienti dunque, quanto un insieme di competenze, conoscenze, rituali e simboli di cultura dei popoli del Mediterraneo. Giorgio Calabrese, docente di Nutrizione Umana, porta avanti il messaggio che fu di Ancel Benjamin Keys, epidemiologo specializzato in malattie cardiovascolari che, proprio grazie ai suoi studi sull’influenza dell’alimentazione sulla salute, coniò il termine Dieta Mediterranea. “L’Oms, l’Onu e tutto il mondo, si eran resi conto che la nostra dieta non è solo un modello di vita, ma anche un’unità di misura per altri stili alimentari”. Così Calabrese racconta il decennale del riconoscimento, divenuto negli anni sempre più importante. "Abbiamo fatto passi da gigante nella consapevolezza della dieta mediterranea, se pensiamo che negli anni '70 eravamo vittime delle diete ipercaloriche americane in stile Steak&Coke. Oggi invece, tra i vari stili alimentari abbiamo il veganesimo e vegetarianesimo. Il primo è mosso da una scelta etica, non scientifica, il secondo può essere vicino allo stile della dieta mediterranea". Già, perché come spiega il professore, se una dieta mediterranea completa è un "Freccia Rossa", per fare un paragone ferroviario, che viaggia a tutta velocità e offre varietà di scelta tra proteine animali e nutrienti vegetali, una dieta vegetariana è un "Freccia Bianca", più lenta e meno variegata, ma se adeguatamente bilanciata, riesce comunque a raggiungere gli stessi obiettivi di qualità di vita e di longevità.

Qual è quindi il messaggio che vogliamo mandare oggi a tutto il mondo grazie a questo decimo anniversario della Dieta Mediterranea? “Che insieme alla dieta giapponese, quella mediterranea è la mamma di tutte le diete, mezzo assoluto e stile di nutrizione completo. Che la scelta che compiamo ogni giorno, di riempire la nostra dispensa di frutta, verdura, carne, pesce e pasta, sia quella che ci detta la tradizione gastronomica del nostro paese, sì, ma anche quella più saggia e che ci garantisce una migliore qualità di vita”, spiega Calabrese. Il brand "Made in Italy", ormai da tempo è diventato per le aziende e la ristorazione garanzia di salubrità oltre che un marchio commercialmente valido. Questo è importante per i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per portare valore ai nostri prodotti e alla tradizioni agroalimentari che caratterizzano la nostra cultura. Ma qual è l’ingrediente che Calabrese importerebbe dalle culture estere per aggiungerlo alla nostra dieta? “Le alghe – risponde – che nella dieta giapponese, ad esempio, sono un ottimo sostituto del pesce; ma vanno sapute trattare per arricchire i nostri piatti. Da anni collaboro con l’ambasciata giapponese in Italia allo scopo di unire in cucina questi due mondi diversi all’insegna della salute”. La dieta mediterranea è quindi, oggi come ieri, un modello per affrontare concretamente i prossimi anni rispondendo alle sfide che l’Agenda Onu 2030 e la nuova strategia "Farm to Fork" europea per la riduzione degli impatti ambientali dell’agroalimentare, ci pongono di fronte. Tutto dipende da noi e dalle scelte alimentari che compiamo ogni giorno. Scelte sempre più politiche oltre che di salvaguardia delle nostre vite.

Laura Di Trapani


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