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Pubblicato in L'intervento il 19 Aprile2021

 

Riceviamo e pubblichiamo

“Dimissionari, accusatori e vittime. Poi arrivano i salvatori, la dinamica è sempre la stessa, e lo spirito dell’associazionismo svanisce a tutti i livelli, dimenticando la nostra identità. Ebbene la Sicilia è anche questa! Il silenzio in non poche occasioni è un modo, anche un valore, per capire cosa è andato bene e cosa meno. E invece questo principio “slow” in questi ultimi mesi e giorni non è stato rispettato neanche da un salvatore nazionale che doveva essere imparziale e che ha invece ri-sottolineato il “non è stato sfiduciato” o frasi del tipo ”suo malgrado”. Nessuna parola in più sulle ragioni dei dimissionari. Qualcuno ci ha detto che abbiamo sbagliato, altri che volevamo approfittare. Altri ci hanno anche detto che potevamo sfiduciare! Tensioni su tensioni. Risultato: il congresso del 17 aprile ha avuto come esito una divisione, se non spaccatura, in due della Sicilia, tra coloro che hanno scelto la continuità e coloro che hanno cercato la discontinuità. Alla fine ha vinto per pochissimi voti, cinque, la continuità. Personalmente, adesso lo posso esplicitare, non ero candidato, ero per il cambiamento di uno stile di associazionismo che si era concretizzato qui in Sicilia con le dimissioni di 4 componenti su 7, e tra questi c’ero io. Le dimissioni qualcuno le ha interpretate come un modo per ottenere chissà che cosa. Rispondo: Nulla! E mi domando: Chissà perché si deve sempre trovare una motivazione che avvantaggi qualcuno! A questa famosa domanda, “A chi giova?”, rispondo: “Al cambiamento della nostra culture individualista”. Questo dovrebbe essere non un’accusa, ma un invito al miglioramento, un’opportunità di cambiamento.

Ognuno di noi è impegnato nel proprio lavoro e Slow Food è un’associazione che si fonda anche nella condivisione, grazie al progetto delle comunità. Tuttavia richiede anche delle severe regole di gestione, di controllo, soprattutto quando si amministra un territorio come una Regione. Alla domanda: “A chi giova ?”, rispondo all’associazione che deve partire dal basso, dal territorio. Lo stesso Petrini ammonì, nell’ultimo Congresso Nazionale, coloro che pensano di trarre vantaggi personali con Slow Food "Chi lo pensa sbaglia!  Slow Food è un’altra cosa”. La nostra associazione non è un partito né tanto meno un posto di lavoro. Tuttavia, un ruolo passivo in un Comitato Regionale, come quello che ricoprivo, o addirittura quello in eccesso di altri colleghi, era inaccettabile, con l’aggravante che le emozioni negative provate non riuscivamo a comunicarle ai tanti associati per il bene e la serenità delle nostre comunità. A quest’ultimi, come accade un po’ ovunque, era visibile, purtroppo, la solita punta dell’iceberg fatta di soliti elenchi puntati. Auguro, oggi, alla Sicilia Slow di ripartire con un altro stile, quello dell’unione e della condivisione. Ho visto tanto entusiasmo in molte persone, e questo fa ben sperare. Auguro, altresì, ai tanti amici siciliani, e anche a me, credenti nei valori fondanti dell’associazionismo, di essere vigili, di saper dire anche “NO". Non preoccupiamoci di mettere paletti, confini in coerenza con quello che diciamo e facciamo. Facciamo in modo che si serva l’associazione e non ci si serva di essa. Sbagliare è umano, migliorarsi e ricadere nell'errore è possibile, ma la coerenza resta un’arma in grado di stanare i falsi moralisti. Adesso è il momento di lavorare per Slow Food, allontanando il “vittimismo" e i “salvatori seriali", perché il cambiamento, seppur difficile, è possibile. Un caro saluto e un ringraziamento ai tanti che credono nel riscatto della nostra terra”.

Lorenzo Lauria
Ex Componente Esecutivo Sicilia - Slow Food

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