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L'intervento

Vi racconto la Rebola, il vino di Rimini di cui presto sentirete parlare…

23 Agosto 2021

di Daniele Cernilli, DoctorWine

Cosa c’è di più estivo di Rimini? Quindi per essere “nel segno dei tempi” oggi vi parlerò di un vino riminese, la Rebola. Ha origini antiche, c’è una citazione del nome in un documento del XIII Secolo addirittura. Ma la stanno rilanciando proprio in questi ultimi anni.

Innanzi tutto va detto che Rebola è il nome del vino ma non del vitigno, che è grechetto gentile, che viene prodotto esclusivamente nel territorio collinare riminese. Poi che fra breve si avvarrà della Doc Rimini Rebola, per sottolineare quanto questo bianco di insospettabile carattere sia legato a filo doppio con la località di origine. Infine che, nell’ambito della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini, si è costituito un’associazione di 17 produttori per ora, sui 24 che la producono e che tutti gli altri auspicano di potere annoverare tra breve nel gruppo. A capo di “quelli della Rebola” c’è Sandro Santini, vulcanico produttore romagnolo, che è stato letteralmente acclamato presidente da tutti gli altri. Fin qui nulla di così nuovo, è vero. Un gruppo di produttori di una determinata zona fonda un consorzio e lancia un nuovo vino. Una cosa già vista molte altre volte.

In questo caso però, vuoi per l’entusiasmo dei produttori, vuoi per un bonario orgoglio riminese che ha coinvolto anche altre figure oltre ai proprietari delle cantine, vuoi per il fatto che rinasce un vino bianco di buona qualità in una zona dove la tradizione gastronomica è adatta per accoglierlo negli abbinamenti, c’è veramente un fermento intorno alla Rebola che raramente mi era capitato di osservare in altre circostanze. Così sono andato in Romagna e me le sono assaggiate tutte e diciassette. Ho trovato dei vini di buona e talvolta ottima qualità, che ricordano per caratteristiche organolettiche altri bianchi di zone vicine, ma con qualche accenno persino leggermente aromatico in più. Vini salini, di buon corpo, che i diversi produttori hanno interpretato con stili anche diversi, alcuni con evidenti macerazioni, altri “in riduzione”, ma che rappresentavano la loro origine assolutamente mediterranea. Alcune Rebola mi sono piaciute particolarmente, per carattere e personalità, per coerenza nella realizzazione tecnica. Sono quelle di Enio Ottaviani, di Franco Galli, poi l’Isotta della Tenuta Santini, la Zingarina della Tenuta Santa Lucia, la Libera de I Muretti, l’Anima della Tenuta Saiano e la Giulietta del Podere dell’Angelo. Ma siamo solo all’inizio del percorso e non si potrà che migliorare.

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