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Pubblicato in L'intervista il 09 Dicembre2020
Giovanni Selvaggi

E' (quasi) tempo di raccolta. E si freme. Si scruta il cielo. Ogni giorno. Con apprensione.

Nei territori dell'arancia rossa Igp poco prima di Natale comincerà la raccolta della varietà Moro. Poi toccherà al Tarocco il 2 gennaio e infine al Sanguinello intorno al 19 febbraio. Di prospettive e progetti futuri, alla vigilia della nuova stagione, ne parliamo con il presidente del consorzio Arancia rossa di Sicilia Igp, Giovanni Selvaggi. "Quella di quest'anno sarà una campagna strana - dice il numero uno del consorzio - Le arance avranno una pezzatura più piccola. Questo perché abbiamo avuto un caldo torrido, luglio e agosto in particolare sono stati terribili. In alcuni areali la grandine ha distrutto parte della produzione, ma comunque, stime alla mano, dovrebbe esserci un aumento della produzione del 20 per cento, forse del 25 per cento. La pezzatura più piccola ci consentirà di aumentare la disponibilità del prodotto per l'industria".

Selvaggi è a capo di un consorzio che mette insieme 45 mila ettari coltivati ad arancia rossa, di cui 6.500 ettari sono dedicati a produzione Igp, con 450 soci di cui 70 sono confezionatori e vanta 52 prodotti che usano il marchio. Tra questi il recente accordo con Coca Cola Italia che ha portato al lancio sul mercato della Fanta Zero Arancia Rossa di Sicilia Igp. Poco prima del lockdown di marzo è arrivato anche l'accordo con McDonald‘s impegnato nel valorizzare gli ingredienti made in Italy: il consorzio rifornirà (per un quinquennio) i McCafè con 500 tonnellate a stagione di arance rosse Igp per 700 mila spremute. Le province coinvolte nel consorzio sono tre: Catania, Siracusa e in parte anche Enna. La stagione 2020 si è chiusa con una crescita a 26 mila tonnellate di arancia rossa Igp prodotta rispetto alle 19 mila tonnellate del 2019 e alle 17.200 tonnellate del 2018, per un valore alla produzione che sfiora i 7 milioni di euro e un valore al consumo da 43 milioni di euro. Nei progetti del consorzio c'è quello dell'ampliamento degli agrumeti e sono già tanti i produttori che hanno piantato. "Ma ci vogliono almeno 5 anni perché un agrumeto diventi produttivo". Un lasso di tempo importante e che, comunque, dovrebbe far raddoppiare la superficie di agrumeto certificato del consorzio entro il 2025.

Capitolo a parte riguarda la questione disciplinare. Il consorzio va avanti con un documento del 1997. "Stiamo lavorando per il rinnovo del disciplinare - dice Selvaggi - Ci lavoriamo da oltre due anni e ormai dovremmo essere vicini ad una soluzione". L'iter burocratico, comunque, è abbastanza lungo e non potrà esserci un nuovo disciplinare prima di 18 mesi. "Tra le novità più significative - dice Selvaggi - l'inserimento dei porta-innesti tolleranti alla tristezza (Citrus tristeza virus, una malattia che distrugge gli agrumi), i nuovi cloni di arancia tarocco (varietà come il tarocco Tdv, il tarocco Ippolito, il tarocco rosso Vcr, il Lempso, il Meli Sant’Alfio e altri cloni) e una diversa valorizzazione del prodotto". Sono due le commissioni che stanno lavorando alle modifiche al disciplinare: una agricola, che ha già completato la parte di propria competenza. E poi c'è quella tecnico-scientifica, che sta predisponendo tutto il materiale da sottoporre ai soci. Poi toccherà inviare tutto prima alla Regione Siciliana e poi al ministero: "Un iter farraginoso", sottolinea Selvaggi. Interessante, tra le modifiche previste, quella dell'inserimento dei nuovi cloni di tarocco: "Sono arance che ci permetterebbero di allungare la nostra stagione di raccolta a cinque, sei mesi. E questo vorrebbe dire più possibilità di commercializzare l’arancia nei mercati nazionali e internazionali".

L'obiettivo, comunque, rimane quello di consolidare l'ottimo lavoro fin qui fatto: "La tristezza ha devastato gran parte degli agrumeti e noi siamo stati costretti a riconvertire tantissimi impianti - dice Selvaggi - Il metodo ormai è consolidato: estirpiamo e piantiamo nuove piante. Contiamo di far raddoppiare la nostra superficie nei prossimi 5 anni e speriamo di avere sempre un numero più alto di soci. Ma cerchiamo solo persone che credono nel nostro progetto". Poi una piccola frecciata al governo della Regione Siciliana: "Da anni abbiamo chiesto un catasto agrumicolo - dice - ma nessuno ci ha mai ascoltati. In Sicilia ci sono circa 50 mila ettari di agrumeti di arancia rossa, ma di questo poco più del 10 per cento è certificato. Questo deve far riflettere. Noi, con quel bollino che mettiamo sulle nostre arance diamo un valore aggiunto, una garanzia di qualità. Ma anche la politica deve fare il suo, investendo insieme a noi sulla promozione. Perché il nostro, comunque, rimane un settore di tutto rispetto".

G.V.

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