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Pubblicato in L'intervista il 24 Marzo 2020
di Giorgio Vaiana
Daniele Cernilli - ph Vincenzo Ganci

DoctorWine racconta l’anno senza il Vinitaly e le preoccupazioni dei produttori. “Devono stare uniti e la consapevolezza che il vino ha un sacco di valori che deve saper tirare fuori”.

Una primavera senza Vinitaly? Mai accaduto da quando esiste la fiera veronese. Assenza, più acuta presenza. Ricorro al verso di Attilio Bertolucci per qualcosa che certamente lascia il segno nel nostro quotidiano e nella nostra professione. Lo è ovviamente anche per Daniele Cernilli, il nostro DoctorWine, giornalista e tra i massimi esperti di vino in Europa. Lo dico senza paura di esagerare. E lo penso da sempre. Chiamo al telefono Daniele mentre guarda Roma deserta dal suo terrazzo. Anche lui con sua moglie Marina Thompson è a casa come tutti. Ma non ci perdiamo a discutere di bottiglie stappate per sopperire alle nostre giornate stravolte. C’è da commentare un’annata senza Vinitaly. E tanto altro. Daniele Cernilli con Verona è quasi da record: dal 1979 ad oggi tranne un paio di volte non è mai mancato tra i padiglioni e le migliaia di stand della fiera.

Daniele, che sensazione ti dà la mancanza del Vinitaly in questo 2020?
“Alla fine la decisione di annullarlo è stata giusta, le condizioni non c’erano e non c’è da festeggiare nulla. Il mio stato d’animo? È quello del tempo sospeso. Manca la vita mornale. Non mancano gli eventi. Perché c’è qualcosa di più importante che è stato stravolto. Il tuo quotidiano”.

Concordo. È uno scenario inedito...
“Totalmente inedito. Chi se lo poteva aspettare. Il 2019 per il mondo del vino è stato un anno meraviglioso. E il 2020 era partito benissimo. E ora? Tutto fermo. Il mercato interno per esempio. Anche se sappiamo che la grande distribuzione sta crescendo. Per non parlare dell’export. Ma ora dobbiamo pensare a uscire da quest’emergenza e poi bisogna vedere cosa fare. E soprattutto essere vicini e solidali a chi sta in prima linea”.

Cosa cambierà per il vino italiano?
“Cambieranno molte cose. Aspettiamoci qualche stravolgimento. Ma è difficile prevedere cosa. Ho altre domande senza risposta. Come ne usciremo? Chi riuscirà a reggere? La maggior parte dei produttori reggerà, ma non sarà semplice. Adda passà ‘a nuttata come diceva il grande Edoardo De Filippo. Ma prima bisogna salvare la pelle. E poi salvare i vigneti. Perché se c’è una priorità per le cantine è quella di fare in modo che le coltivazioni siano seguite con costanza”.

L’annata 2020 è a rischio?
“Non lo so, spero di no. Per adesso non si direbbe. In questo momento bisogna tenere duro”.

Una primavera senza Vinitaly...
“È un tempo sospeso. Per Verona è un danno enorme. Senza precedenti. Perché non dimentichiamo che Vinitaly è anche un indotto sterminato. Ma non puoi farci nulla. E come vedi quello che sta accadendo in Italia sta accadendo il tutto il mondo. Guarda la Spagna, la Francia... il mondo è a soqquadro. Le agende di tutti noi sono ormai subordinate a quest’evento. Ma per il mondo del vino ho un appello”.

Prego.
“Vorrei consapevolezza e solidarietà tra tutti i produttori. Qualche straccio è volato in questi giorni e non voglio dire altro. Ma mi sembra che dobbiamo tenere la barra dritta. Tutti quanti. Poi torneremo a dividerci e a dibattere. Ma non è il momento. La priorità è uscire da questa tragedia”.

Cambieranno le dinamiche commerciali del vino?
“Credo di sì. Alla ripartenza è probabile che avremo più Italia e meno export. E forse bisognerebbe pensarci un po’. Ma altro non saprei. Sicuramente cambieranno alcune cose nell’animo della gente. Non so cosa. È un momento drammatico”.

Quindi essere comunque pronti alla ripartenza?
“Bisogna avere l’ottimismo della volontà e delle speranze. Bisogna avere coraggio ed essere razionali. E comunque il mondo del vino ha un vantaggio che deve saper sfruttare. Al suo interno ha un sacco di valori che deve tirare fuori. Si deve ripartire da lì”.

Le aziende si convertiranno in alcuni loro aspetti? Penso al marketing, alle strategie commerciali...
“Le aziende perderanno fatturato. Era partito un anno meraviglioso. Stare fermi è una cosa che distrugge”.

Però è anche vero che un buon vignaiolo dovrebbe avere un po’ di fieno in cascina. È così secondo te?
“Certo. Mi auguro che sia così per molti produttori. Li abbraccerei tutti in questo momento. Per affetto e per stima. Per incoraggiarli. Moltissimo di loro sono un pezzo importantissimo della mia vita personale e professionale”.

F.C.


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