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L'intervista

Fambri (Mezzacorona): “Grande scossone per tutti, ma il mondo del vino saprà reagire”

11 Marzo 2020
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A Mezzocorona guardano tutti con apprensione a quanto sta accadendo. La piccola cittadina della piana rotaliana, tra Trento e Bolzano è la sede di uno dei colossi del vino italiano, Mezzacorona.

Il 2020 per quest’azienda è partito benissimo, ma ora il quadro è stato sparigliato da quanto sta accadendo in Italia e nel mondo. Le fiere, i rapporti commerciali, i fondi per la promozione, tutto è soggetto a verifica ma senza perdere volontà e ottimismo nelle parole di Stefano Fambri, direttore della Nosio, la soxietà commerciale del gruppo Mezzacorona. Ecco l’intervista.

Il mondo del vino è in subbuglio per le fiere rinviate e gli effetti del Coronavirus. Qual è lo stato d’animo di Mezzacorona? Avete proposte da lanciare?
“In questo momento bisogna evitare gli allarmismi e mantenere i nervi saldi, avendo fiducia che la situazione possa migliorare in tempi ragionevoli. E’ un momento di emergenza non certo solo per il mondo del vino e bisogna che tutti facciano la loro parte senza cadere nell’isteria”.

Una curiosità: quanti appuntamenti avevate fissato al Prowein e quanti al Vinitaly?
“Prowein e Vinitaly sono sempre momenti importanti al di là del numero di appuntamenti e di incontri fissati e quindi sono fiere che hanno un grande valore in sé perché sono una vetrina e permettono una concentrazione di presenza di buyer e media non replicabile se fatta in maniera autonoma. Ma le aziende comunque ogni giorno sono attive e lavorano costantemente sul mercato per proporsi agli operatori dell’horeca e della gdo a livello nazionale e internazionale e non agiscono solo in funzione delle fiere. Bisogna accettare la situazione perché c’è di mezzo la salute delle persone, che viene sempre prima di tutto”.

Il Vinitaly a giugno. Teme un’edizione in versione ridotta?
“E’ sicuramente insolito e inedito pensare al Vinitaly in versione estiva, ad oggi oggettivamente è difficile fare previsioni”.

Come è iniziato il 2020 dal punto di vista commerciale per la vostra azienda?
“Molto bene, come già era andato particolarmente bene la fine dell’anno 2019 con performance davvero interessanti sia in Italia che all’estero e crescite importanti su molti mercati e sia con i vini che con il Trentodoc. Va detto che la non applicazione dei dazi negli Stati Uniti sui vini italiani ha contribuito ad ottenere risultati molto buoni sul mercato che indubbiamente è il più importante al mondo, ma abbiamo riscontrato robusti incrementi anche in tutta Europa, in Canada, in Giappone e in Estremo Oriente”.

Ritiene che questi stravolgimenti possano cambiare il modo di vedere le fiere e le strategie commerciali del mondo del vino? Qualcosa cambierà in questo ambito?
“Non crediamo che questa emergenza momentanea segnerà un cambiamento radicale di approccio delle aziende. Le fiere come Prowein e Vinitaly sono essenziali come snodi per fare un’analisi del mercato in generale e per fare il punto della situazione, offrendo un palcoscenico unico per presentare la propria azienda, le novità produttive commerciali e per incontrare i consumatori e gli operatori dell’horeca, della gdo e dei media. Già oggi le aziende hanno comunque molto innovato le proprie iniziative commerciali sia tramite internet che attraverso promozioni ed eventi rivolti a specifici soggetti del mercato, diversificando strumenti e metodologie operative”.

Cosa pensa rispetto al tema dell’utilizzo dei fondi Ocm per la promozione? Che ne pensa dell’idea di chiedere di spalmare l’utilizzo su 24 mesi e non sui 12 previsti dalle norme attuali?
“I fondi Ocm vino sono preziosissimi per la promozione dei vini italiani nei Paesi extra Unione europea e riteniamo che siano fondamentali per dare continuità alla presenza delle nostre produzioni in aree strategiche per i consumi”.

La Cina sembra invece pronta a ripartire. Avete segnali in questo senso?
“La Cina è un grande Paese che è cresciuto in maniera tumultuosa in questi decenni e che si trova a fare i conti con le contraddizioni di uno sviluppo a ritmi frenetici. E’ un mercato che non è ancora così sviluppato per i vini italiani e questa vicenda del Coronavirus certamente rallenterà nel breve periodo la sua economia, che dovrà riassestarsi e ritrovare nuova energia”.

C.d.G.