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L'intervista

I am wine: Nicola Finotto

21 Giugno 2012
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Michele e Nicola Finotto 

di Massimiliano Montes 

“I am wine” è una piccola società che si occupa prevalentemente della vendita diretta di vini a clienti privati e, in maniera selezionata, di distribuzione a ristoratori ed enoteche.

Nasce il 2 marzo dello scorso anno dalla passione di Michele e Nicola Finotto, zio e nipote con soli due anni di differenza. L'idea era quella di vendere soltanto vino naturale-artigianale, e dare voce a tutti i piccoli produttori mediante documentari in presa diretta da pubblicare sul web. Per Michele e Nicola il vino è soltanto quello fatto con uva fermentata naturalmente, senza nessuna aggiunta di sostanze esterne. Abbiamo avuto l'occasione di porre alcune domande a Nicola Finotto.  
 
Nicola, sul vostro sito web si legge che a voi non interessano le certificazioni biologiche o biodinamiche, ma che sono altri i criteri che vi inducono a scegliere un vino da vendere.
“Sia la certificazione “biologica” che quella “biodinamica” consentono la manipolazione del mosto e del vino con sostanze esterne che snaturano gli aromi originali. Per esempio, entrambe le certificazioni consentono di utilizzare lieviti selezionati, purché biologici, oppure mosto concentrato per aumentare surrettiziamente la gradazione alcolica, bentonite per chiarificare. Consentono di filtrare il vino con membrane a micropori così piccoli da sterilizzarlo: una parte della componente aromatica sta proprio nel particolato che viene filtrato, filtrare un vino significa togliergli l’anima. I lieviti naturali, inoltre, apportano un'importante componente aromatica che viene persa utilizzando un solo ceppo monoclonale selezionato”.
 
Ma queste sono pratiche consentite dalla legge italiana, non solo dalle certificazioni biologiche o biodinamiche.
“E’ vero. La legge italiana consente una serie quasi infinita di pratiche di cantina: enzimi aromatizzanti, lieviti all’aroma di frutta, tannini solubili ed aromatizzanti, gomma arabica, mosto concentrato e mosto concentrato rettificato, trucioli di legno aromatizzati da usare in immersione. Solo per citarne alcune. Ascoltando un sommelier che elenca gli aromi percepiti nel vino viene un po’ da ridere. Non si comprende se quegli aromi sono propri del vino o sono stati aggiunti in cantina”.
 
E allora qual è il vino che piace a te?
“Il vino naturale. Frutto solo di un approccio artigianale, di un rispetto di quelle regole auree di ogni trasformazione che rientrano sotto la gnome del “fatto a regola d'arte”. Dove per naturale si intende un vino prodotto senza utilizzare metodi, seppur legali, che ne alterano l’aroma originale. Ovviamente prodotto anche riducendo al minimo gli interventi in vigna, poiché l’equilibrio microbiologico del terreno e delle viti contribuisce al profilo aromatico finale”.
 
Allora quale sarebbe la soluzione dal punto di vista legislativo?
“Obbligare i produttori di vino a scrivere sulla retroetichetta tutti gli “ingredienti” utilizzati. Il consumatore deve essere informato e deve poter scegliere liberamente. Il vino rimane l'unico prodotto alimentare sugli scaffali privo della lista degli ingredienti. Come mai?”
 
In alcuni casi le retroetichette dovrebbero essere grandi come un elenco telefonico.
“E’ proprio questo il problema. Le sostanze estranee consentite sono tante, troppe. Diciamo che il legislatore in questo ambito è stato di manica molto larga. I vini prodotti con queste tecniche dovrebbero essere chiamati “bevanda al vino”. Il vino vero è quello fatto solo con uva fermentata”.
 
Da dove nasce la passione per i vini georgiani?
“Inizialmente volevamo riscoprire le aree geografiche dove il vino era nato. Così organizzammo un viaggio in Georgia per conoscere produttori e vini locali. Delle regioni caucasiche la Georgia è l'unica che conserva la tradizione millenaria di produzione del vino. Nelle aree circostanti, per motivazioni climatiche o religiose, la cultura del vino è andata persa.  Dopo aver assaggiato i vini di tanti piccoli, ma bravissimi, artigiani abbiamo lavorato per riuscire a distribuirne i migliori. Ancora oggi viaggiamo e cerchiamo nuove collaborazioni”.
 
Ma tu non bevi solo vini georgiani. Raccontaci i vini che ultimamente ti hanno emozionato maggiormente.
“Dunque, i miei recenti “coups de coeur” sono i seguenti: Vita Grama 2000 di Casa Caterina, Tsoulikouri 2011 di  Ramaz Nikoladze, Verduzzo friulano 2003 Scodovacca di Borc Dodòn; Sauvignon 1991, Mesano Belo 1980 e Malvasia 1999 di Vasja e Branko Čotar, il Montepulciano d'Abruzzo riserva 2001 di Praesidium. E tanti altri, l'elenco potrebbe essere molto lungo”.  

I am wine
di Michele e Nicola Finotto
www.iamwine.it – info@iamwine.it