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L'intervista

Il ministro Patuanelli: “Vi rivelo come sarà il mondo del vino (e l’agricoltura) del futuro”

15 Giugno 2021

C’è un mondo del vino che deve provare ad uscire dalla crisi economica mostruosa nella quale è caduto a causa della pandemia da coronavirus.

E deve farlo rapidamente e con i giusti sostegni economici. Parla a 360 gradi il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli in un’intervista concessa al direttore de Il Corriere Vinicolo, Giulio Somma. Noi vi riportiamo di seguito le parti più interessanti. Il ministro, intanto, mette sul piatto le cifre, parlando del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. Le misure, dice il ministro, sono note: “8 miliardi di euro tra stanziamenti diretti e progetti condivisi con gli altri Ministeri e la programmazione complementare che prevede 1,2 miliardi di euro per programmi di investimento tramite i contratti di filiera”. L’impegno del Mipaaf “è quello di assistere e supportare gli imprenditori all’interno di un percorso condiviso e inclusivo tra Istituzioni, operatori economici e rappresentanze sociali”. Ma c’è fattore determinante: gli imprenditori vitivinicoli, devono riuscire “a coniugare sostenibilità e innovazione” e allora “sarà possibile consolidare la produzione, accrescere il primato produttivo italiano del vino e renderlo sempre più competitivo sui mercati internazionali”. Il Pnrr sarà fondamentale per far cambiare volto per sempre all’agricoltura italiana, come spiega lo stesso ministro. Ma questa transizione ecologica, “deve essere realizzata con tempi e modi certi come chiede il mondo produttivo e imprenditoriale”.

Ecco perché il Pnrr diventa fondamentale, per poter “creare nuove infrastrutture e migliorare quelle esistenti con investimenti mirati sulle reti e sui sistemi irrigui agricoli, promuovere le rinnovabili per sostenere le unità di autoproduzione elettrica di piccole dimensioni, fino alla riqualificazione culturale e turistica dei territori rurali, il sostegno all’attrattività dei borghi, la tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”. Patuanelli definisce l’agricoltura italiana del futuro come “agricoltura 5.0”, che abbia attenzione massima sui temi della sostenibilità e competitività. Da un lato il processo verso una filiera certificata sostenibile è già piuttosto avanzato per alcuni settori (ad esempio, quello del vino, mentre è in corso di sviluppo per l’ortofrutta e la zootecnia ed è stata avviata la discussione per l’olio d’oliva.). Ecco perché “certificare l’insieme delle regole produttive e di buone pratiche con uno specifico disciplinare di produzione, ha rilevanti implicazioni in termini di ridefinizione del concetto di qualità, e deve portare al riconoscimento, da parte del mercato, del valore incorporato nel prodotto finale”. Omai è evidente: i produttori sono sempre di più orientati alle produzioni sostenibili, che sono in costante aumento. Ma bisogna lavorare alla sostenibilità dell’intera filiera: “La sostenibilità – dice il ministro – è un concetto dinamico che deve radicarsi nella cultura aziendale e permearne le scelte”.

Capitolo contratti di filiera. Questi, spiega il ministro, “sono riconosciuti anche a livello europeo come uno strumento virtuoso per garantire lo sviluppo della filiera e un maggiore equilibrio nei rapporti tra i diversi soggetti del ciclo produttivo”. Infatti, “a differenza di altri finanziamenti coinvolgono tutte le fasi: dalla produzione di materie prime alla trasformazione e commercializzazione”. Il problema è che “il settore agroalimentare soffre di una elevata frammentazione delle imprese e degli interessi di impresa e, di conseguenza, gli interventi finanziari spesso non riescono a costruire percorsi di sviluppo e investimento che attraggono intere filiere o distretti geografici”. Da questa considerazione nascono i contratti di filiera che “rendono possibilequesta aggregazione di intenti e con quelli di distretto anche lo sviluppo economico legato a particolari territori”.

C.d.G.