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Pubblicato in L'intervista il 01 Luglio 2020
di Giorgio Vaiana
Mario Piccini

 

Parla il patron di Tenute Piccini, duecento ettari vitati sparsi tra Toscana, Basilicata ed Etna (Torre Mora). “Bene il progetto delle Mga in Chianti Classico ma non coinvolga solo la Gran Selezione. E sul Vulcano...”.

Tenute Piccini è il gruppo vitivinicolo di proprietà della famiglia Piccini che risiede nel cuore del Chianti Classico. È un progetto imprenditoriale caratterizzato da anime molto diverse tra loro, ma tutte accomunate dalla capacità di raccontare con grande sincerità alcune delle eccellenze enologiche del nostro Paese. L’itinerario enoico parte con la Fattoria di Valiano, splendida azienda del Chianti Classico, in provincia di Siena, appartenente al territorio di Castelnuovo Berardenga, per poi passare alla Tenuta Moraia, che si trova in provincia di Grosseto, lungo la costa toscana, in Maremma. Il quadro delle aziende toscane è completato, infine, da Villa al Cortile, che a Montalcino rappresenta un punto di riferimento per la produzione del Brunello. Uscendo dalla Toscana, invece, si approda in Basilicata, dove si incontrano i 15 ettari vitati della Regio Cantina, dove viene prodotto uno dei migliori Aglianico del Vulture. Il viaggio si conclude nelle terre siciliane, ed esattamente lungo le pendici del grande vulcano Etna, in cui sorge Torre Mora, azienda che vede i propri filari estendersi tra i comuni di Castiglione di Sicilia e Linguaglossa. In totale il gruppo conta circa 200 ettari vitati, con un export dell’80% suddiviso in 80 paesi.

Come state vivendo questo momento? Gdo ed eventuale e-commerce stanno dando una mano? Come vi state comportando sui prezzi?
“Col ritorno alla mobilità assistiamo ad un progressivo assestamento dei consumi. L’incremento di vendite registrato nella grande distribuzione durante il lockdown era sostanzialmente legato ad acquisti di stoccaggio, definitivamente terminati, e ad un incremento delle vendite nei punti vendita di prossimità, a scapito dei superstore o grandi superfici. La nostra politica sui prezzi non è cambiata, potendo la nostra azienda contare su una gamma piuttosto ampia di vini con posizionamenti ben differenziati”.

Da questa vicenda quale lezione deve trarre il mondo del vino?
“Il mondo del vino ha risposto con forse inaspettata rapidità alla crisi, mostrando una grande capacità di adattamento al cambiamento. Numerose e variegate sono state le attività di comunicazione online proposte durante questi mesi, il tutto accompagnato da un rinnovato interesse verso la vendita online e la grande distribuzione. Questo fa ben sperare per una ripresa del comparto”.

Cambierà il modo di acquistare e consumare il vino. Oppure tutto tornerà come prima?
“L’andamento dei prossimi mesi sarà legato principalmente alla velocità di ripresa del Paese, ovvero al potere di acquisto dei consumatori e alle potenziali limitazioni alla mobilità. Un minor potere di acquisto richiederebbe una risposta da parte di noi produttori per ridurre i costi di produzione attraverso una maggiore efficienza dei processi e ridotti costi di packaging, vedi grandi formati o bag in box, per non andare ad intaccare la qualità del prodotto. Per contro, una maggiore mobilità permetterà ai consumatori di tornare nelle grandi superfici dove i prezzi, a parità di qualità, sono certamente più competitivi. Questo, abbinato a rinnovate attività promozionali, ci auguriamo possa compensare una piccola riduzione del potere di acquisto. Prevediamo quindi che le vendite in Gdo resteranno su discreti livelli anche nella seconda parte del semestre continuando a drenare parte dei consumi fuori casa mentre, per il canale HoReCa appunto, il ritorno alla normalità sarà ovviamente più graduale”.

Quali novità nel Chianti Classico? Come va il progetto sulle menzioni geografiche aggiuntive?
“Il Consorzio sta cercando di trovare la giusta quadra. Dal nostro punto di vista è importante andare avanti con le menzioni aggiuntive coinvolgendo tutte le categorie di Chianti Classico senza limitarsi al Gran Selezione. A livello aziendale stiamo implementando dal 2018 un progetto di caratterizzazione dei cru aziendali della Fattoria di Valiano, un progetto promosso dall’associazione dei viticoltori di Castelnuovo Berardenga. Si tratta di un’indagine sui vigneti maggiormente vocati e sulle relative microvinificazioni della durata complessiva di tre anni, una serie di analisi ed osservazioni che sono alla base della viticoltura di precisione. La nostra cantina, Fattoria di Valiano, ha individuato due vigneti singoli 100% Sangiovese che con ogni probabilità lanceremo nel corso del 2021”.

La Toscana è percepita come un indubbio luogo di eccellenza. Oggi quale il principale punto di forza e quale la criticità o le criticità se ci sono?
“La qualità della vita, dei servizi e la bellezza dei suoi borghi rappresentano sicuramente i principali punti di forza che vanno a sommarsi ad un’offerta enogastronomica di altissimo livello. La possibilità di lavorare da casa potrebbe rivalutare alcune realtà considerato la buona qualità della vita ed i costi ridotti rispetto alla metropoli. In quanto a criticità o, volendo volgerla al positivo, alle opportunità di miglioramento, sono sicuramente legate alla necessità di fare sistema, di vedere il vicino come un alleato per allargare la fetta di mercato piuttosto che un competitor”.

Alcuni anni fa lo sbarco sull’Etna. Proviamo a tracciare un bilancio? C’è qualcosa che avete imparato dall’Etna e qualcosa da suggerire a questo territorio?
“Siamo arrivati in punta di piedi, con la consapevolezza di entrare in contatto con una terra ricca di cultura e tradizione. Abbiamo cercato di allineare il nostro approccio produttivo proprio a questa idea di rispetto verso il territorio. Agricoltura biologica, recupero di un vecchio palmento e degli annessi terrazzamenti, uve autoctone, una squadra fatta da persone del luogo, metodi tradizionali di lavorazione che ben si adattano alla tipicità del vitigno e del territorio. L’incrocio di tutti questi elementi è sicuramente arricchito dalle nostre pregresse esperienze vitivinicole toscane, ma non ci accontentiamo della qualità: vogliamo che i nostri vini esprimano il territorio dell’Etna. La crescita umana nonché professionale è stata sorprendente, il tutto poi è stato accompagnato da alcuni piccoli grandi successi, ovvero l’apprezzamento dei nostri vini, che ci ripagano di tutti gli sforzi fatti. Questo è quel che mi sento di suggerire al territorio, di continuare ad accogliere i produttori “di fuori zona” per la creazione di una sinergia, con i produttori provenienti dalle diverse regioni viticole italiane, probabilmente unica nel panorama vinicolo italiano”.

C.d.G.


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