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Pubblicato in L'intervista il 03 Agosto2022
Francesco Liantonio assieme al figlio Gaetano in Austria

Se ai vini viene spesso chiesto di avere e soprattutto dare una visione a chi li assaggia, ecco che anche chi muove i tasselli del mondo del vino spetta il compito di portare il comparto verso un futuro sempre più roseo.

Fra questi, un uomo certamente da citare, c’è Francesco Liantonio. Produttore in quel di Puglia con il marchio Torrevento, presidente di Valoritalia e vice presidente di Federdoc e ancora presidente della Doc Castel del Monte e poi nel cda di Prosit, holding di varie cantine sparse per l’Italia, Liantonio - che potremmo definire un civil servant del vino - ha certamente il polso della situazione ma anche tante buone (e rosee) idee per i tempi che verranno. 

Rompiamo subito il ghiaccio… Governi che cadono, vendemmie che si anticipano, guerre che inficiano l’export… Che è estate è quella del 2022 per Francesco Liantonio?
"Per rompere il ghiaccio posso dire che le vacanze sono già finite. In realtà sono riuscito a recuperare una settimana in montagna che è la mia meta preferita e della mia famiglia. Si tratta di un momento di ritrovo dell’intimità, del confronto e del dialogo, soprattutto in compagnia delle persone che mi stanno vicino. Siamo tra virgolette scappati dall’Italia perché stiamo vivendo in Puglia un flusso turistico eccessivo. Siamo andati in Austria, anche se le nostre dolomiti trentine non hanno nulla da invidiare. Abbiamo camminato tanto, ci siamo rilassati e soprattutto abbiamo parlato, ci siamo confrontati. Abbiamo discusso prevalentemente della crisi di governo, che definirei fastidiosa. Ma ci siamo anche tanto rilassati stando insieme".

Ecco, il ghiaccio lo abbiamo sciolto immediatamente. Già che ha citato la crisi, vogliamo provare a dare un giudizio al ministro uscente per le Politiche agricole? O ripensandoci e guardando al futuro, che caratteristiche si augura possa avere il prossimo ministro?
"Non vorrei fare un discorso politico e men che meno partitico. Ma credo che un ministro delle Politiche agricole, chiunque esso sia, deve sentirsi il rappresentante del Paese e avere tanto, ma tanto, orgoglio di esserlo. L’agroalimentare è infatti il settore che più rappresenta l’Italia nel mondo. In passato, ma senza fare nomi, ho vissuto l’attività di qualche ministro che percepiva questo peso e dava tutto di sé. Il presente è una desolazione, quello che è successo non doveva succedere. Ed è accaduto in un momento in cui l’Europa deve essere unita senza crisi interne. Così diamo solo spazio ai conquistatori. Il futuro mi auguro sia migliore del passato e del presente purché chi verrà porti certezze e consapevolezza con scelte lungimiranti per il Paese, le aziende, e i nostri figli. Da cittadino sessantenne mi assumo la responsabilità di quello che sta succedendo sotto il profilo ambientale. Mi auguro che i giovani possano portare una ventata di intelligenza e informatizzazione che, unita ad una forma di nuova economia possa fare del bene. Vedo un futuro roseo e sano ma questo, se sarà, sarà dovuto alle nuove generazioni che stanno trovando e provando la terza guerra mondiale economica e sociale. Io sono ottimista perché grazie a queste prove che stanno superando i giovani respireremo aria nuova".

Ecco torniamo al vino, ma restiamo in tema di nuove generazioni. Come spiegherebbe ai ragazzi che si approcciano per la prima volta al vino che cosa è una Doc?
"Partirei da un concetto. Quando si parla di agroalimentare parliamo di un prodotto vivo e che esprime una vitalità, che dalla produzione dell’uva giunge al vino. Un processo che dopo tempo si continua ad evolvere. Un concetto che va riportato e che sembra banale perché da qui parte la storia di una bottiglia di vino. Dalla sua stessa storia. Il vino offre capacità di dialogo tra un territorio e un altro. Il vino crea emozione e dialogo attraverso il gusto e riporta il consumatore alla storia di quel territorio. Il vino deve raccontare e deve stuzzicare la cultura e i ricordi di una mente giovane e curiosa. Con il telefonino, oggi, hai l’enciclopedia a portata di mano. Oggi in un attimo sei informato di tutto. La degustazione di un vino che rappresenta un territorio, invece, deve riportare a quello che la bottiglia di vino sa dire del luogo in cui è nata e grazie a chi. Parte dalla storia la sua carica identitaria, una cosa che il vino non deve mai perdere. Tutto questo percorso identitario deve essere trasferito con attenzione perché noi viticoltori siamo gli ambasciatori dell’agroalimentare nel mondo. Faccio un esempio e torno al mio recente viaggio in Austria. Ho assaggiato tanti bianchi, diversi Riesling. La mia memoria è lì, a quei gusti. Se li ribevessi a casa tornerei con le emozioni e i ricordi su quelle rocce in cui sono stato".

Abbiamo accennato al futuro, ci dica quali sono i suoi prossimi obiettivi di produttore e di rappresentante delle istituzioni che ruotano intorno al mondo del vino.
"Come produttore, adesso mi prendo cura dell’uva nelle piante al fine di accompagnarla in cantina per iniziare a farle fare il percorso per diventare vino. La mancanza d’acqua potrebbe dare disagi produttivi, quest’anno, ma potremmo avere qualità ottima. Al momento registriamo tante potenzialità. Per quanto riguarda Torrevento è iniziato un percorso importante dell’azienda quindi consoliderò lo sviluppo. Oggi la materia prima è schizzata a causa dei costi fuori controllo. Il mio obiettivo è di dare certezza, concretezza e stabilità. Spero che il 2023 parta tranquillo. Che possa concludersi lo scenario di guerra e in ultimo che si possa verificare una tranquillità istituzionale in Italia. Non è possibile ritrovarsi senza una guida politica, forse per miopia. Bisognava essere coesi e andare oltre. Per i miei ruoli istituzionali, invece, sarà un’estate di grandi riflessioni. C’è un blocco operativo e gestionale. Ci sono tanti decreti, come quello relativo all’etichettatura, che sono in affanno. Questi tempi morti aumentano i problemi legati al dover rincorrere e questo comparto non lo merita. Occorre trovare metodi che vanno oltre le crisi. La politica non può condizionare un settore; non è una barzelletta. Si deve produrre, imbottigliare ed esportare con certificazioni di qualità, con autorevolezza e autenticità".

C.d.G.

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