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Pubblicato in L'intervista il 25 Marzo 2020
di Giorgio Vaiana
Manfredi Barbera

 

Il mondo dell’olio, almeno quello che vende prevalentemente nella grande distribuzione sembra soffrire meno questa tempesta che si è abbattuta sull’Italia e nel resto del mondo.

Ce lo conferma Manfredi Barbera, titolare di una grande azienda siciliana con sedi tra Palermo e Custonaci, in provincia di Trapani, che produce olio extravergine di qualità e lo vende in tutto il mondo. Lui spiega subito che aver diversificato pochi anni fa prodotti, mercati e canali di vendita si è rivelata una strategia assolutamente vincente. Insomma il mare è agitato ma Oleifici Barbera ha una corazzata che è in grado di solcare le onde alte.

Il mondo dell’olio di qualità come sta vivendo questo momento?
“Siamo fortunati primo perché l’agroalimentare non si può fermare. E poi perché questo mondo ha una piccola responsabilità sociale. Se i medici e i sanitari tutti sono la trincea, la logistica e l’agroalimentare sono le retrovie”.

I numeri complessivi di Oleifici Barbera?
“Alla data odierna siamo leggermente avanti anche se la ristorazione si è fermata. I consumi dell’horeca stanno migrando nei supermercati. Se la gente non mangia fuoricasa, mangia a casa e quindi l’olio lo devi comprare. Nel nostro caso il canale Horeca pesa in Italia per circa il venti per cento. Ma la Gdo tende ad assorbire questa percentuale”.

Chi lavora solo con i ristoranti ha qualche problema?
“Temo di sì. Noi abbiamo puntato moltissimo sulla diversificazione pochi anni fa. Una vera rivoluzione aziendale. Prima abbiamo diversificato i prodotti e quindi olio per diverse fasce di consumatori. Poi abbiamo diversificato i canali di vendita. E infine i mercati. Oggi esportiamo in circa 50 Paesi diversi. Se un Paese morde il freno noi cerchiamo di spostarci su un altro. Ma il filo conduttore di questa strategia è solo uno. La qualità. Abbiamo scommesso tanto su questo. La vera mossa vincente è stata questa”.

E la produzione? Come vi siete organizzati in questo momento?
“Tutte le misure che sono state attivate in questi giorni noi in realtà le avevamo messe in atto più di un mese fa. Abbiamo rivoluzionato i turni di lavoro. E abbiamo blindato i vari settori. Il personale non si sposta fisicamente da un settore all’altro”.

Facciamo un esempio pratico?
“In laboratorio c’erano due persone. Ora in laboratorio c’è una persona di mattina e una il pomeriggio e tra un turno e l’altro vengono sanificati gli ambienti. E tutto questo in tutto lo stabilimento. I reparti è come se fossero aziende autonome che non si incontrano tra loro. Stiamo turnando le squadre in modo da non ridurre la produttività. Lavorano un po’ meno, ma turnano di più. Tutto questo per circa 50 dipendenti. Per ora siamo impegnati nell’imbottigliamento e nella consegna. L’Horeca è totalmente fermo. Gdo ha incrementato invece gli acquisti. Siamo un po’ avanti nel complesso rispetto all’anno scorso”.

Come si comporta la grande distribuzione?
“La Gdo rispetta i contratti. Non è cambiato nulla nelle dinamiche. In questo momento non è certo il prezzo a fare la differenza. Contano i tempi di consegna, l’organizzazione del servizio...queste cose hanno un valore. La logistica è sotto pressione”.

Insomma rispetto al vino, l’olio è un’altra storia...
“Il vino è un prodotto per definizione conviviale. Ed in questo momento è proprio la convivialità ad essere messa sotto scacco. L’olio è un bene di prima necessità”.

Quali rischi intravedi?
“All’estero sono all’inizio di questo tsunami. Non abbiamo avuto cancellazioni. In Italia tante cancellazioni. La speranza è quella di tornare all’apertura dei ristoranti a giugno. Speriamo di viverlo come un brutto incubo. Ma poi ti risvegli, un po’ scosso, ma tutto è finito. Non riesco a pensare a uno scenario diverso. Anche perché sarebbe un disastro per l’Italia”.

Cambierà il rapporto degli italiani con l’olio?
“No, non credo cambierà qualcosa. L’olio resta un prodotto ampiamente sottovalutato nell’immaginario per quanto tutti non possano farne a meno. Ma l’olio, quello extravergine di qualità è tanto, tanto, altro. Quello che accadrà invece è un grande rimbalzo per il vino. Sbronze bestiali e memorabili. Sarà come nel dopoguerra”.

Il raccolto 2020? Possiamo già dire qualcosa?
“La potatura è stata fatta, ora si aspetta la fioritura. L’annata dipenderà dal clima. Ora sta arrivando il freddo è questa è una minaccia. Le gelate sono un rischio. Si vedrà nei prossimi mesi”.

F.C.


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