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Pubblicato in L'intervista il 08 Febbraio2021
Paolo Calì

Il Cerasuolo di Vittoria è l’unica Docg dal 2005. Secondo te ha già toccato il culmine di quanto può esprimere? I dati dicono che la produzione si sia un po’ fermata...è così?

Paolo Calì è un bravissimo produttore del sud est della Sicilia. Farmacista nella vita di tutti i giorni ormai il mondo del vino è entrato a pieno titolo nel suo quotidiano. Passione, divertimento, ma soprattutto attaccamento al territorio. Ecco la sua prima risposta a questa nostra intervista. “Sì, è così, il Cerasuolo di Vittoria dal 2005 è diventata l’unica Docg in Sicilia, ma nonostante questo la denominazione Docg non ha portato il Cerasuolo alla gloria che merita, anzi, dal 2005, credo sia in netta flessione. Non ho dati riguardanti il numero di bottiglie prodotte, ma secondo me la produzione è decisamente ferma rispetto agli anni d’oro.  Il Cerasuolo di Vittoria è un grande vino per la Sicilia tutta ma deve ancora esprimersi, magari essere ripensato ed è sicuramente tutto da raccontare”.

Cosa manca allora al territorio per farlo diventare particolarmente attraente?
“Sarebbe utile una nuova comunicazione del vino e del suo terroir. È veramente arduo coltivare in queste zone, con latitudine più a sud di Tunisi e con terreni difficili da lavorare,  con basse rese produttive che tuttavia regalano espressione di particolare eleganza al vino. Quindi potrei suggerire una comunicazione più incisiva e diversa, con eventi che portino nel territorio giornalisti e buyer, sia a carattere nazionale che internazionale, per far tornare Vittoria la “Città del vino rosso Siciliano”, quale era agli inizi del secolo scorso”.

Non fai parte del consorzio che tra l’altro oggi ha ottenuto l’erga omnes. Perché questa scelta?
“Sono fuori dal Consorzio ormai da tanti anni e non è nelle mie prospettive rientrarci. Riguardo all’Erga omnes la trovo una scelta poco democratica, soprattutto perché si chiedono contribuzioni delle quali, chi è fuori dal Consorzio, non può averne un ritorno. Ma è la legge e quindi devi rispettarla”.

Faresti modifiche al disciplinare?
“Si, se fosse possibile, ma non credo che lo sia, farei produrre il Cerasuolo di Vittoria esclusivamente nei comuni della provincia di Ragusa, dove questo vino ha avuto i suoi natali; territori per altro descritti dal primo disciplinare e attualmente destinati al Cerasuolo di Vittoria Docg Classico.

L’arrivo di nuovi produttori nel territorio è stato un volano?
“Credo che l’arrivo di nuovi produttori sia sempre uno stimolo: tanto i vignaioli provenienti da altri territori, che arricchiscono con la loro esperienza, quanto i neofiti del vino, che portano nuova linfa con il loro entusiasmo e la loro vivacità. Noi stessi, con il nostro enologo Emiliano Falsini, degustiamo la maggior parte dei vini prodotti nel territorio, per annate e tipologia”.

Il Frappato è un vitigno dalle grandi potenzialità. Cosa faresti per sfruttarle?
“Il Frappato è un vino che si sta rivalutando molto nell’ultimo decennio, anche perché se ne apprezzano i vari tipi di vinificazione, a partire da quella tradizionale, così come il rosato e lo spumante. Credo anche che gli abbinamenti cibo/vino che si fanno col Frappato siano veramente eclettici: si va dalla pizza a piatti gourmet, dal pesce alla carne e dagli aperitivi ai dessert. Però bisogna sfatare questo mito del Frappato come “vino giovane” e iniziare a proporlo come vino che possa esprimersi anche con invecchiamenti importanti”.

La tua idea sui vini naturali?
“Non voglio aprire una polemica sui vini naturali. L’unica cosa che non condivido è l’aggettivo “naturale”, poiché il vino è una bevanda magistralmente prodotta dall’uomo. Se dovessi dire che un vino è naturale dovrei pensare che ne esistano altri “innaturali”. Mi piace di più la definizione “artigianale” che prevede un modus operandi in vigna e in cantina in funzione alla sensibilità e al gusto del produttore, dove spesso viene bandita la chimica, dove, per esempio, non si utilizzano lieviti selezionati, o filtrazioni, ecc…Nonostante queste sopra siano le mie scelte produttive, sono rigoroso nella qualità e nella pulizia dei vini”.

L’enoturismo è una chiave di volta? Se sì però cosa si può fare per garantire decoro al territorio?
“L’enoturismo, in questi ultimi anni si è sviluppato tantissimo. C’è l’enoturista che viaggia esclusivamente per cantine, ma c’è anche un turismo che gira per visitare il territorio nei suoi aspetti enologici, gastronomici e culturali. Purtroppo, in Sicilia, oggi, uno dei grandi nei è la tutela del territorio”.

Perché?
“In primo luogo perché bisognerebbe educare la gente a non gettare i propri rifiuti disfacendosene lungo le strade e nei campi; come credo che le Amministrazioni debbano cambiare rotta sulla raccolta e lo smaltimento degli stessi. Questa strategia degli ultimi anni sta portando ad una devastazione che difficilmente a breve o medio termine si potrà sanare. Non di rado, durante l’anno, sono costretto a raccogliere e portare a smaltimento quintali di rifiuti lasciati sui cigli della strada, a ridosso delle mie recinzioni. Credo anche che si debba attenzionare il modo in cui le bellezze del territorio siciliano stiano cambiando, lasciando il posto a  sempre più numerosi insediamenti di impianti fotovoltaici e serricoli che stravolgono, non solo l’aspetto originario, ma anche l’orografia del territorio”.

C.d.G.

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