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Pubblicato in L'intervista il 17 Febbraio2022
Paolo De Castro

di Emanuele Scarci

"Grazie al supporto trasversale ai nostri emendamenti, da parte della stragrande maggioranza dei gruppi politici, avremo un piano europeo contro il cancro non solo ambizioso, ma anche capace di tenere in considerazione le nostre tradizioni, culturali e culinarie, senza demonizzare alcun settore".

Così si esprime, a caldo, Paolo De Castro, membro della Commissione Agri del Parlamento europeo, al termine delle votazioni sugli emendamenti De Castro-Dorfmann alla relazione sulla lotta al cancro della commissione parlamentare Beca (leggi questo articolo).

Cos’è successo esattamente onorevole De Castro?
“Con i nostri 4 emendamenti siamo riusciti a stabilire una differenza netta tra l’abuso e il consumo moderato e responsabile di vino e bevande alcoliche. Siamo riusciti inoltre ad eliminare la richiesta insensata di inserire sulle bottiglie di vino avvertenze sanitarie come sui pacchetti di sigarette. Al contrario, chiediamo sistemi di etichettatura delle bevande alcoliche più trasparenti. Non da ultimo, abbiamo garantito un approccio più equilibrato in merito a eventuali future restrizioni delle sponsorizzazioni di eventi sportivi da parte dei grandi produttori di bevande alcoliche, limitandole agli eventi frequentati dai più giovani".

Nel testo “ripulito” del Beca è rimasta la parte relativa alla tassazione, dove non ci sono stati emendamenti.
"In realtà lo abbiamo proposto, ma non è passato, credo, per 3 voti. E’ uno dei piccoli dispiaceri, ma abbiamo preferito concentrarci sui due maggiori pericoli: etichettatura e uso e abuso".

Cosa ci ha insegnato questa vicenda? Come dobbiamo prepararci per il futuro?
"Personalmente ho imparato 2 cose, una positiva e l’altra negativa. La prima è che c’è stata una adesione talmente elevata agli emendamenti correttivi, valutabile in 100-150 voti di scarto, che denota una larga predominanza della cultura mediterranea sull’orientamento talebano uscito dalla commissione Beca. Questo ci tornerà utile soprattutto quando verrà il momento della battaglia per il Nutriscore. Entro l’anno presumo che la Commissione avanzi una proposta".

E quella negativa?
"Si conferma la spaccatura europea: nord contro sud. Che vede un approccio culturale proibizionista e rigorista del nord Europa contro uno più tollerante del Mediterraneo. Noi con spagnoli, parte dei francesi e greci siamo per la linea morbida. Il problema è impedire che prenda piede il fronte del nord che ha abitudini di consumo molto diverse dalle nostre. Da loro nel consumo di alcol prevale l’abitudine allo sballo, specie nei giorni di venerdì e sabato. Al sud è diverso, non è concentrato ed è moderato. Questa è la dimostrazione che la lotta, sacrosanta, al consumo eccessivo di alcol va fatta tenendo conto di abitudini diverse".

Quindi in futuro dovrete essere più tempestivi e serrare i ranghi con spagnoli e francesi?
"I francesi non è che la pensino tutti come noi. Vedi il caso eclatante del Nutriscore, dove ci sono profonde divisioni. Bisogna però distinguere: per esempio, il mondo della produzione - dalle associazioni degli agricoltori alle industrie alimentari francesi - è tutto contro il Nutriscore. Anche il ministro dell’agricoltura francese, da me interrogato in commissione a Strasburgo, ha detto di non essere d’accordo sul Nutriscore. Favorisce i prodotti lavorati e ipertrasformati. Tuttavia poi ci sono i grandi giornali francesi che attaccano gli agricoltori additandoli come inquinatori. Insomma s’è rotto l’antico legame tra opinione pubblica francese e mondo rurale".

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