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Pubblicato in L'intervista il 31 Luglio2013

Seguendo la rotta battuta da Marco Polo, l’olio di oliva extra vergine italiano sta lentamente conquistando la Cina.

Una stima di Coldiretti conferma che le esportazioni dell’olio extravergine sarebbero quadruplicate rispetto al 2012. Si parla infatti di un export che a fine anno dovrebbe arrivare a toccare i quaranta milioni di chili di olio italiano. Secondo Paola Fioravanti (nella foto), Presidente dell’Unione Mediterranea Assaggiatori Olio, però la storia di questo successo rischia di diventare una occasione mancata.

Il pericolo, sostiene la Fioravanti, è che l’Italia faccia la parte dell’armata Brancaleone. “Sicuramente in Cina” afferma ”abbiamo riscontrato un grande interesse per l’olio di oliva extra vergine grazie anche alla progressiva conoscenza di altri prodotti italiani che per la popolazione cinese sono sinonimi di sana nutrizione. Non abbiamo però fatto ancora il salto di qualità per quanto riguarda l’olio extra vergine. Quello che adesso arriva in Cina è un prodotto di media fascia. Bisogna anche tenere presente che è fondamentale, per penetrare davvero con successo in questo mercato e mettere radici profonde, diffondere la cultura dell’olio e l’origine dell’olivo. Sono ancora tanti i cinesi, infatti, che credono che l’olio di oliva sia anzitutto un unguento. Per questo motivo in Cina non esiste alcuna normativa sull’olio proprio perché si tratta di un prodotto che pochi conoscono”.

Uno dei fattori che impedirebbe il reale sviluppo e l’espansione dei nostri prodotti in questi Paesi sarebbe dunque la mancanza di strutture volte alla promozione e alla internazionalizzazione. Tenere dei corsi di formazione sull’olio per farlo conoscerlo veramente, per apprezzarne la natura, la qualità e il piacere di gustarlo senza tralasciare l’analisi sensoriale, gli elementi di psico-fisiologia del gusto e dell’olfatto, secondo la Fioravanti, sarebbero le prime azioni da compiere nella terra della soia. “A livello istituzionale” continua Paola Fioravanti senza nascondere il suo disappunto “nessuno ci ha mai  chiesto di creare delle scuole italiane di assaggio per l’olio. Nessuno ci ha mai detto di andare in Cina per presentare un progetto che faccia conoscere l’olio italiano. Noi come assaggiatori ci stiamo provando anche lì, ma andiamo avanti con le nostre forze senza alcuna politica di sostegno. Non esistono, infatti, bandi che prevedano dei progetti in questa direzione.

La troppa burocrazia inoltre scoraggia i produttori che spesso preferiscono abbandonare il campo”. L’invito che la Presidente degli Assaggiatori fa al governo in carica è quindi quello di elaborare delle politiche virtuose in grado di promuovere davvero il nostro olio e l’agroalimentare in generale. “La Cina” spiega a questo riguardo “già da diverso tempo apprezza e conosce molto bene il vino italiano e quello francese al punto che il governo cinese  ha raddoppiato le tasse sul vino proprio perché ha visto che si vende. La Francia poi, consapevole della portata dell’evento, ha creato in Cina delle scuole fisse di assaggio per il vino. Questo esempio la dice lunga sulla filosofia imprenditoriale di questa nazione ”. Per non parlare della Spagna. Dà filo da torcere agli italiani che vogliono esportare in Cina anche se – secondo le stime della Cia, dei 600-700 mila quintali di olio prodotto in Spagna, il 95% sarebbe costituito da olio lampante e deodorato. “Gli Spagnoli” ammette Paola Fioravanti “sono molto più organizzati di noi per quanto riguarda l’export. Ma l’olio spagnolo e quello italiano non sono sullo stesso piano per gusto e caratteristiche organolettiche. Si tratta di due coltivazioni molto diverse dell’olivo. La raccolta e la lavorazione spagnola sono di tipo “industriale”. Questo lo rende meno caro.

La scommessa allora è quella di far comprendere la qualità del nostro olio ai cinesi”. Senza incidenti di percorso. Circa un anno fa l'autorità cinese per la qualità ha chiesto all'ambasciata italiana a Pechino di fornire maggior informazioni sulle società italiane che sono sospettate di vendere in Cina olio etichettato come olio d'oliva italiano, ma che in realtà è realizzato con oli provenienti da altri Paesi. Nel mirino tredici aziende italiane. Come è possibile difendersi dai casi di slealtà commerciale?: “Quello che è accaduto tempo fa è la dimostrazione del fatto che la legge salva olio non ha funzionato. Bisogna vigilare con più rigore e attenzione perché questi casi danneggiano l’immagine di tutti produttori italiani virtuosi e seri che devono rivendicare la difesa di un marchio spesso usato a sproposito anche da qualche azienda italiana. L’Italia dovrebbe cercare un accordo con il governo cinese per far sì che il nostro olio extravergine di qualità non rimanga mesi fermo in dogana perché non lo conoscono. Cosa che purtroppo accade spesso. L’unico sistema per uscire da questo empasse allora è quello di fare una politica di sostegno alla qualità, distribuendo gli aiuti anche tra i piccoli produttori”.

A Pechino il prossimo settembre si terrà la nona Fiera internazionale dell’olio di oliva e dell’olio commestibile mentre a Shangai l’appuntamento è per l’International Shangai Tasting Meeting dell’olio di oliva.  Quanto sono importanti questi avvenimenti per la diffusione dell’olio d’oliva italiano in Cina e in tutta l’area orientale? “Sono importantissimi, ma lo diventano ancor di più se parteciperemo a questi avvenimenti con un progetto organico. Se si arriva in Cina soltanto per mettere in bella mostra due o tre bottigliette di olio senza nemmeno invitare i buyero fare delle degustazioni guidate non si conclude nulla. E’ bene anche circondarsi di bravi interpreti che conoscano anche un linguaggio più tecnico perché i cinesi conoscono sì l’inglese ma preferiscono parlare la loro lingua. Bisognerebbe anche approfondire la conoscenza della cucina cinese per indicare in quali piatti della loro tradizione è opportuno utilizzare l’olio di oliva. Se l’Italia riuscirà a fare tutte queste cose allora porterà a casa importanti risultati. Devo ricordare che anche l’India sta scoprendo l’olio di oliva a causa anche delle malattie cardiovascolari lì in continuo aumento. La Spagna ci sta già arrivando organizzata, speriamo di fare lo stesso anche noi”. 

Rosa Russo

Commenti   

0 #1 CRISTIANO 2021-04-01 11:08
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