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Pubblicato in L'intervista il 22 Ottobre2020
Silvano Brescianini

Un anno da chiudere con il minor scarto negativo possibile. Ma anche per mettere le basi per il 2021, ormai dietro l'angolo.

Silvano Brescianini, presidente del consorzio Franciacorta parla, in esclusiva per Cronache di Gusto, a 360° sull'attuale situazione del mondo del vino, della pandemia, dei progetti e della vendemmia appena terminata. "Certo, c'è una fortissima preoccupazione - dice - ma ad oggi è davvero difficile fare delle previsioni". E in effetti il 2020 del consorzio lombardo era iniziato alla grande. Poi il lockdown che si è abbattuto con la sua pesante scure fermando di fatto tutto. "Cali dei fatturati del 70/80 per cento - dice il numero uno del consorzio - Poi una ripresa in estate con un settembre gestibile. E ora ci sono nubi scurissime all'orizzonte. Siamo in una situazione davvero pesante. Chiaro che la salute viene prima di tutto, ma fermando il comparto della ristorazione si ferma anche il nostro. E poi non ho capito bene l'ordinanza della Lombardia che vieta di vendere vini e alcolici nei supermercati, enoteche o wine-shop dopo le 18". Insomma per Brescianini l'aria che tira è pesante, "ma bisogna cercare di finire l'anno con il minor numero negativo di vendite possibile".

E dire che la Franciacorta stava attraversando un momento felice, soprattutto nell'export, con vendite in ripresa nei mercati europei: "Oggi le brutte notizie dei lockdown in Repubblica Ceca, Belgio, Olanda e i dati negativi di Inghilterra - dice - La Germania va benino, la Cina è un'economia in fortissima ascesa, ma per noi rappresenta davvero un mercato molto piccolo". Oggi il consorzio ha una quota export del 15 per cento, "ma nei piani vogliamo al più presto raddoppiarla", assicura Brescianini. Nel 2019 il consorzio, che è composto da quasi 120 soci, ha prodotto 17,6 milioni di bottiglie. "Quest'anno i numeri risentiranno della pandemia - dice Brescianini - Lasciare il vino un po' di più in bottiglia non ci preoccupa affatto, ma vanno fatte delle considerazioni". Il consorzio negli ultimi due anni, con la guida proprio di Brescianini, ha gioco-forza limitato la crescita. "Non solo per la gelata del 2017 che ha distrutto oltre la metà della produzione - dice - ma anche perché dobbiamo modulare le giacenze della cantina. Le annate 2018 e 2019 non sono andate benisimo in termini di quantità, mentre l'annata 2020 ha fatto registrare un aumento del 10/15 per cento, almeno secondo le stime". Come detto, si punta sull'export per far aumentare la quota di vendita dele bottiglie oltre i confini nazionali: "Ormai da una decina di anni facciamo investimenti su Giappone, Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Svizzera e Cina - dice Brescianini - L'Italia rimane per noi un mercato importante e fondamentale e continueremo come sempre ad investire in casa nostra. Ma al tempo stesso, c'è una ristorazione italiana di altissima qualità che si sta diffondendo sempre di più nel mondo e che, tra le sue referenze, propone sempre i Franciacorta. Ecco credo che si possa ottenere, insieme, una crescita del sistema Italia, non solo del Made in Italy, non solo del vino, ma anche del design. Per me sono tutte cose correlate".

Inevitabile non fare il paragone con Prosecco e Champagne. "Mi fanno sempre questa domanda - dice Brescianini - Il prosecco per me è un vino molto importante perché è quello che permette di avvicinare al consumo delle bollicine una fascia molto giovane degli amanti del vino. E questa è una cosa molto positiva. Un vino che si presta per le sue caratteristiche di freschezza e piacevolezza. Lo champagne di certo non è un nostro competitor. Stiamo parlando di un colosso messo a confronto con la nostra produzione. Ma non può essere un nostro competitor anche per la sua storia e tradizione. Loro sono un'altra cosa. Invece possono aiutarci a fare un lavoro di educazione alla cultura delle bollicine, su mercati giovani da questo punto di vista, come Stati Uniti e Cina. Si deve formare il consumatore e spiegargli che le bollicine, questo tipo di bollicine, come le nostre o lo champagne, possono anche essere adatte ad accompagnare tutta una cena. Per noi è scontato, ma altrove non è così. Ecco allora che lo champagne può diventare un nostro alleato soprattutto fuori dall'Europa". Mai dire a Brescianini che le bollicine sono una moda: "Le mode mi preoccupano sempre - dice - Sono abbastanza vecchio per ricordarmi del fenomeno vino novello. Oggi molti stanno facendo bollicine, è vero. Ma farle con il metodo classico è un'altra cosa. Richiede molta competenza e soprattutto tanti investimenti. Perché non è da tutti lasciare il vino in cantina per mesi e mesi. Per carità, ognuno a casa sua fa un po' come gli pare e ci mancherebbe altro. In questo momento funziona e va bene così. Ma tra qualche anno non potrà funzionare per tutti".

Questione Erbamat. Il vitigno ormai sta lasciando la sua fase "sperimentale" e i lavori proseguono per l'individuazione dei cloni: "Credo che fra due, massimo tre anni ce li avremo - dice Brescianini - Ci vogliono 20 anni per chiudere il cerchio su questa specie. Oggi sappiamo come si comporta in vigna, e come si comporta vinificato, ma da giovane. Non sappiamo come si comporterà in bottiglia fra 10, 15 anni. E' chiaro che questi sono lavori lunghissimi". Poi si affrontano i cambiamenti climatici: "Sì, è vero i cambiamenti climatici ci sono eccome - dice - ma non credo che ogni anno ci sia sempre più caldo. Noto, invece, che c'è una certa alternanza tra le annate calde e quelle più fresche. Per esempio la 2014 e la 2016 sono state fresche, mentre la 2015 e la 2017 più calde, nonostante la gelata. I cambiamenti vanno affrontati anno dopo anno, perché ogni vendemmia è diversa dalla precedente. C'è però da dire che fino a qualche anno fa da noi non si piantava uva sopra i 300 metri. Adesso sì". E poi i millesimi da ricordare: "In assoluto vi dico l'annata 2011. Ci sono pochissime bottiglie in giro, ma strepitosa - conclude Brescianini - E per chi ha la fortuna di trovarle, meritano 2001, 2004, 2005 e 2006. Tra le più recenti, vi segnalo la 2013 e la 2016".

C.d.G.

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