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Pubblicato in L'intervista il 02 Novembre 2012
di Redazione

“Sì, direi che uno chef può senz’altro meritarsi il titolo di Cavaliere del Lavoro. Sarebbe un bel gesto per una categoria che sta vivendo un momento molto difficile”.

A parlare è Lino Stoppani, presidente della Fipe, la Federazione pubblici esercizi che da nord a sud raggruppa decine di migliaia di locali aderenti alla Confcommercio.  Stoppani sostiene l’appello di Cronache di Gusto al Presidente Napolitano.

 “L’onorificenza di Cavaliere del Lavoro – riferisce Stoppani - è un riconoscimento molto ambito e non facile da ottenere. Ci sarebbero numerosi nomi, tutti meritevoli e so bene che le candidature accettate nei vari settori dell’economia e dell’imprenditoria sono appena 25 all'anno. Detto ciò – continua  - sono molto favorevole a questo appello e pronto a sostenerlo. Se c’è un mestiere dove il lavoro vuol dire sacrificio quello dello chef ne è uno dei massimi esempi, a partire dagli orari massacranti, inimmaginabili per molti insigniti che lavorano nel sistema bancario o dell’industria . Ricordiamo però che un’attenzione verso un maggiore riconoscimento nei confronti di chi si occupa d ristorazione ad altissimi livelli si sta destando, basti pensare al conferimento a Gualtiero Marchesi della laurea honoris causa in scienze gastronomiche di poche settimane fa, ma molto resta da fare e questa mi sembra una buona occasione”.

Poi Stoppani snocciola le cifre emerse dal rapporto “La crisi nel piatto: come cambiano i consumi degli italiani” a cura dell’ufficio studi della Fipe dove si afferma  che “Le previsioni di crescita (è un eufemismo) del nostro prodotto interno lordo indicano -1,5% nella media del 2012. Siamo in recessione. Per i consumi sarà un altro anno difficile, per quelli alimentari ancor di più. E’ attesa una contrazione dei consumi di circa otto decimi di punti percentuali”.

Chiediamo quindi  qual è la percezione dal suo punto di vista dello stato di salute della nostra ristorazione.
“Ci troviamo di fronte ad un bipolarismo – dichiara. Da una parte una ristorazione di grande qualità che però fa numeri modesti dal punto di vista occupazionale, dall’altra una ristorazione moderna come le grandi catene che creano occupazione ma dal punto di vista della qualità non sono ad alti livelli. Purtroppo tutto il settore sta patendo uno stato di sofferenza dovuto ad un pesante calo del fatturato e ad una grande crisi che ha colpito anche il settore turistico.  Un dato emblematico per tutti – prosegue - solo nel 2012 hanno chiuso ben 5.000 aziende ed altre 9.000 sono state rimpiazzate. Purtroppo a breve non vedo grandi cambi di tendenza e credo che solo riforme economiche mirate possano fare sperare in qualche miglioramento sul fronte della crescita”.

Daniela Corso


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