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Pubblicato in L'intervista il 07 Gennaio2022
Francesco Tiralongo

di Francesca Landolina

Tanto è stato fatto. Tanto c’è da fare. In futuro ancora Etna, l’ottimizzazione della gamma dei vini e l’importanza di un concetto, che la pandemia ha posto alla luce: l’ubiquità commerciale.

Francesco Tiralogo, amministratore delegato di Baglio di Pianetto, la cantina siciliana della famiglia Marzotto a Santa Cristina Gela nel palermitano, ad un anno dal suo incarico, spiega la scelta, per il futuro, di differenziare i canali di distribuzione, entrando all’interno della Gdo qualificata con le referenze base: "Fino ad un paio di anni fa il canale della grande distribuzione veniva un po’ snobbato, ma l’emergenza commerciale, a causa della pandemia, ha rivoluzionato tutto – spiega - Sono emerse delle falle nel sistema, e chi aveva un piede in Gdo ha sofferto meno. Ecco perché porto avanti il concetto dell’ubiquità commerciale: occorre governare il giusto posizionamento dei prodotti nei differenti canali. Se ci pensiamo, qualunque cosa si trova ormai in Gdo; non esiste più l’esclusività del ristoratore nel gestire un marchio a suo piacimento". Per Tiralongo il cambiamento ha ridefinito le logiche della distribuzione. "Chi lavora nel canale Horeca si dovrà abituare, puntando ancor di più sulla qualità del servizio. Il consumatore, quando compra una bottiglia al ristorante, sa bene che al supermercato la pagherebbe molto meno, ma dà valore al servizio, paga per un’emozione, non lamenta una differenza di prezzo: se così non fosse non uscirebbe di casa, dato che, in fin dei conti, ci sono Amazon o Tannico".

L’Ad ha cominciato ad amministrare la Baglio di Pianetto a partire da gennaio 2021 e oggi tira le somme di una serie di scelte che hanno portato buoni risultati. L’azienda oggi è arrivata ad una produzione di circa 800 mila bottiglie. Il fatturato totale, per il mercato italiano, è maggiore del 46 per cento rispetto al 2020 e del 2 per cento rispetto al 2019, anno che aveva registrato il risultato migliore di sempre. Anche il prezzo medio è aumentato sensibilmente, con la vendita di maggiori prodotti di fascia alta. Quanto all’export, la crescita nel 2021 è stata del 6 per cento, inferiore rispetto alle attese, a causa del Covid che ha chiuso molti mercati da febbraio a fine anno. Ma, seppur contenuto, il trend segnala un dato positivo per l’azienda, che si era da sempre caratterizzata per il forte legame con il mercato regionale (50 per cento del fatturato). A fare da apripista all’estero (30 per cento del fatturato) è stata la nuova produzione di vini dell’Etna, recente novità aziendale.

"Quando sono arrivato, erano previsti grossi investimenti per rivalorizzare e potenziare, anche sotto il profilo enoturistico, la tenuta di Noto e della Doc”, spiega Tiralongo, che in "zona Cesarini", per sfruttare una metafora calcistica, ha cambiato decisamente rotta. "Per quanto importante, credo che su Noto i tempi non siano maturi. Ci sono altre priorità, come l’Etna, che corrisponde alle richieste di mercato. La nostra strategia è quella di sbilanciarci di più sui mercati esteri, dove raggiungiamo solo il 30 per cento e i vini del vulcano, che sono i più richiesti, ci aiutano". Delle novità etnee dell’azienda ne abbiamo parlato lo scorso settembre (leggi qui), quando per la prima volta sono state presentate Fermata 125 Etna Rosso Doc e Fermata 125 Etna Bianco Doc per una produzione di 27 mila bottiglie totali con un ottimo rapporto qualità prezzo. I vini sono nati da uve selezionate da vigneti del versante Nord dell’Etna, a Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia, e grazie ad una partnership con la cantina Valenti. "I risultati di questa scelta sono molto buoni – dice Tiralongo - oltre le aspettative. È stato come giocare l’asso a scopa. Sul mercato è andata bene, perché da una parte c’era la storia di un brand consolidato, dall’altra la qualità stessa dei prodotti. Ed è stato un progetto felice". Sarà per questa ragione che il Vulcano è nei pensieri dell’amministratore delegato anche per il futuro. "Proporrò alla famiglia Marzotto un ulteriore passo avanti". Un’acquisizione? Sarà il 2022 a dirlo, nel frattempo ci sono altre iniziative e nuovi progetti in campo. Tra questi la promozione e la comunicazione.

"I buoni risultati ci vengono riconosciuti dai premi, dal passaparola, dalla stampa. Nei primi mesi del mese abbiamo investito in una campagna pubblicitaria, pianificando alcuni passaggi di spot su Tv8, all’interno del programma “4 ristoranti”, SkyTG24, Gambero Rosso Channel. Non è una strategia di lungo termine, chiaramente - spiega - Abbiamo sfruttato un’opportunità; siamo in una fase di investimento nella comunicazione, nel packaging, nelle risorse del comparto marketing". E poi c’è l’enoturismo e lo splendido agrirelais a Santa Cristina Gela, in provincia di Palermo. "Nel 2021 ci siamo attivati con una strategia attenta, utilizzando la struttura per incontri aziendali e lasciandola aperta in stagione ridotta. Ciononostante, abbiamo ottenuto il premio come migliore agriturismo dell’anno da Food and Travel Italia. Contiamo su 13 camere, ma pensiamo al miglioramento dei servizi attraverso consulenze specializzate per allungare la stagione. Faremo in modo, inoltre, che il ristorante resti aperto al pubblico da aprile a settembre". E Noto? "Capiremo che forma dare ai progetti, gli investimenti riguarderanno principalmente il miglioramento tecnico e agricolo". Per il resto c’è una novità all’orizzonte, un nuovo Metodo classico di Pinot Nero che uscirà nel 2023, per il completamento della gamma, che subirà comunque un’ottimizzazione. "Bisogna capire cosa tenere e su cosa investire. Potrebbero diminuire le referenze", conclude Tiralongo.

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