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Pubblicato in L'intervista il 23 Maggio2017

Parla il numero uno del Movimento Turismo del Vino: “Un settore in fortissima crescita. E potremmo creare migliaia di nuovi posti di lavoro”


(Carlo Giovanni Pietrasanta)

di Giorgio Vaiana

“Senza la legge sull’enoturismo non si va avanti”.

Così Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo del Vino Italiano parla alla nostra redazione, raccontandoci ansie, aspettative e idee sull'edizione 2017 di “Cantine Aperte” che quest’anno celebra 25 anni. “Dopo tutti questi anni è difficile aspettarsi qualcosa di diverso – spiega il numero uno di Mtv – Mi piace, però, vedere come questo evento sia stato recepito dai miei colleghi vignaioli e di come sempre più cantine, anno dopo anno, puntino su questa manifestazione”. Degustazioni guidate, visite in cantina e tra i vigneti, i prodotti locali, un mix vincente che lo scorso anno ha portato nelle 800 cantine che hanno aderito all’iniziativa (tante quante quelle di quest’anno) oltre 1,1 milioni di appassionati e semplici cittadini. “Non esiste più il concetto di winelover – spiega Pietrasanta – I visitatori delle cantine sono ormai persone normali che vogliono scoprire un territorio e viverlo nel modo più semplice possibile”.

Stime al rialzo, dunque, per i visitatori di quest’anno, visto che nel 2016 la manifestazione è stata disturbata dal cattivo tempo che ha attraversato la nostra penisola. “Poi quest’anno mi piace sottolineare il duplice evento benefico legato alla nostra manifestazione – spiega Pietrasanta – Da un lato la bottiglia che costa dieci euro. Con questi soldi compreremo un’ambulanza da donare alle popolazioni terremotate delle Marche. Dall’altro lato la vendita dei calici e il ricavato sarà devoluto all’Airc”. Venticinque anni fa in pochi avrebbero scommesso in questa manifestazione: “Oggi si sono ricreduti – spiega Pietrasanta – e tra l’altro il successo di Cantine aperte in vendemmia, con una crescita esponenziale anno dopo anno, ci fa credere che ormai le cantine programmeranno questi due eventi come cose obbligatorie da fare. La gente ama visitare questi luoghi, stare un po’ in spensieratezza e, a settembre, raccogliere e pigiare l’uva”.

Ma ci sono dei problemi: “Le persone sono disposte a pagare per fare queste cose, ma da noi non possono farlo, perché manca una legge ad hoc”. In California una visita in cantina può costare anche 250 dollari: “Da noi o possiedi un agriturismo, oppure usi stratagemmi come un museo, oppure non puoi far pagare un biglietto”. Questo perché le cantine dovrebbero equipararsi ad un agriturismo. Ma io ad esempio non voglio farlo, non posso fare concorrenza ad un mio ipotetico cliente, oppure un mio amico. E’ necessario che la legge faccia il suo corso nel più breve tempo possibile”. Come detto, quest’anno, 800 cantine italiane hanno aderito all’iniziativa. E l’indotto dell’enoturismo, stando al rapporto realizzato da Città del Vino, produce un fatturato di oltre 13 milioni di euro. Ma ci sono grandissimi margini di crescita. Anche perché tanti tour operator hanno comunicato alle aziende di come i turisti chiedano a gran voce itinerari specifici che permettano visite in cantina: “Le stime di Città del Vino sono nettamente al ribasso, secondo me – conclude Pietrasanta – L’enoturismo ha grandissime potenzialità. E potrebbe creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Il mercato è lì. Sta a noi saper capire che direzione prendere”. 

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