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Pubblicato in L'intervista il 11 Febbraio2022
Vittorio Cino

di Emanuele Scarci

La filiera del vino fa quadrato nella difesa del libero consumo di vino e nella condanna dell’abuso di alcol quale fattore di rischio.

“E’ una chiamata a scendere in trincea a tutta la filiera – commenta Vittorio Cino, direttore generale di Federvini da 9 mesi – Vanno difesi gli emendamenti presentati a Strasburgo in vista del voto del 15 febbraio in sessione plenaria, sul “Cancer plan” che l’Unione adotterà per arginare la malattia”.

Ci sono i 353 voti degli europarlamentari per approvare gli emendamenti?
"Non ne sono certo, ma bisogna provarci. Rischiamo di perdere contributi europei per 1,2 miliardi in 10 anni".

Mi sarei aspettato l’alzata di scudi degli europarlamentari italiani più presenti su questi temi, ma non si sono visti. Perchè?
"Non so dirle, ma non vorrei che questi per non esporsi al ricatto dell’antieuropeismo trascurino gli interessi nazionali".

Federvini sembra abbia rinunciato a qualche diplomatismo di troppo, è diventata più diretta.
"Ha visto giusto. Le associazioni di categoria devono ripensarsi, il vecchio modo di operare non funziona più. Non voglio dire che si lavorasse dietro le quinte, ma era tutto più istituzionale. E’ cambiato il modo di comunicare con il mondo della politica: ti ascolta se sei sui media. Se non sei forte nel pubblico, sarai debole quando rappresenterai gli interessi dei tuoi associati".

Infatti, in un comunicato di ieri, Federvini punta il dito contro la latitanza italiana sulla proposta francese di estendere il Nutriscore alle bevande alcoliche come anche sulle raccomandazioni di stampo proibizionistico dell’Oms.
"Si, è così. Abbiamo preso delle posizioni precise. Non è più tempo di denunce generiche".

Non le sembra imbarazzante anche il silenzio italiano sulla vicenda dei fondi orizzontali?
"Purtroppo sulle assegnazioni delle risorse dell'Unione europea per la promozione orizzontale si sono adottati criteri penalizzanti per carne, vino e bevande spiritose a indicazione geografica senza che gli italiani fiatassero. Abbiamo dovuto attendere una richiesta della Polonia, per il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura del 21 febbraio, per modificare questi criteri discriminatori nei confronti dei prodotti di qualità. Ovvio che i polacchi tengano alla carne e non al vino".

Nell’incontro di due giorni fa con il sottosegretario Centinaio gli avete ricordato questi fatti spiacevoli?
"Certo e li ha avallati. Del resto ci sono i verbali delle riunioni che lo confermano".

Allora come raccordare le dichiarazioni roboanti dei nostri politici fatte in Italia con la scarsa incisività in Europa?
"C’è un indubbio scollamento tra dichiarazioni e agire concreto. Per questo la filiera del vino ha insistito su questo punto nella lettera inviata al ministro Patuanelli. Chiediamo che, per il prossimo 21 febbraio nel consiglio dei ministri dell’Agricoltura, l’Italia faccia il punto sulle politiche di incentivazione per i fondi orizzontali. I tempi sono scaduti, l’Italia prenda una posizione. Vorremmo che il metodo Prosek fosse esteso anche per questa vicenda".

Non c’è più tempo?
"No, assolutamente. Ricordo che le cose stanno già accadendo. Per esempio in Francia l’ultima legge finanziaria ha aumentato tasse e accise su vino, birra e bevande spiritose. In Irlanda sono andati anche oltre. Prima di Natale è passata una legge: questa stabilisce che una bevanda alcolica non può costare meno di 7,40 euro. Pensi se passasse questo concetto anche nel Regno Unito".

Torniamo alle nostre vicende: Vinitaly si avvicina. Sarà una partecipazione convinta?
"Siamo un partner storico e speriamo si tenga al 100% del potenziale. Saremo presenti in misura robusta. Ne stiamo discutendo in questi giorni".

A tre mesi dal lancio del vostro Osservatorio non se ne sente più parlare. Cos’è successo?
"Stiamo lavorando. Faremo 3 rilasci l’anno. Il primo è il prossimo marzo. Ovviamente non intendiamo duplicare quanto prodotto durante l’anno da altre fonti, ma saremo innovativi. Per esempio, offriremo sia i dati delle vendite nella Gdo che quelli dell’Horeca. In più avremo tanti dati finanziari, con riferimento, per esempio, a chi è uscito meglio dalla crisi pandemica. Inoltre sonderemo la struttura finanziaria del settore vitivinicolo e la catena del valore. Questi filoni li terremo costantemente sotto la lente".

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