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Pubblicato in La birra della settimana il 21 Febbraio 2021
di Giorgio Vaiana

di Andrea Camaschella

Incrocio bianco si definisce, in etichetta, una Italian Grape Ale Sour.

Dunque una birra che in qualche modo gioca sul mondo del vino, dell’uva e infatti contiene del mosto di uva Garganega, ma che è anche Sour, cioè aspra, acidula. Nasce in una cantina di Villaga sui colli Berici, in provincia di Vicenza, che produce vino in modo naturale. Siemàn, "sei mani" in dialetto veneto, è l’azienda e le sei mani sono quelle dei tre fratelli Filippini, Marco, Andrea e Daniele, con quest’ultimo appassionato anche di birre e di birre particolari, a fermentazione spontanea e contaminate dalle lunghe maturazioni in botti. Torniamo però al tema centrale, la Incrocio Bianco, perché dal bicchiere reclama la sua giusta attenzione. Il naso apre un po’ ostico, con una nota sulfurea, vegetale, che a dire il vero scompare in pochi attimi lasciando spazio a un delicato floreale e a un più deciso fruttato che danza tra agrumi e frutta a pasta gialla. Mineralità e una chiara sensazione di zafferano chiudono il cerchio. Tirando le somme i profumi sono eleganti e invitanti, un ottimo biglietto da visita, fin sorprendente per una birra di questo genere, in pratica una fermentazione spontanea, senza l’uso di lieviti selezionati in un laboratorio di cui si conoscono perfettamente il profilo aromatico e le modalità di utilizzo (modalità di utilizzo che prevedono poi il controllo delle temperature, altra cosa che in Siemàn non avviene).

L’assaggio ci riporta, dolcemente, alla realtà di questa Italian Grape Ale Sour, che infatti apre aspra, ma troviamo da subito un bellissimo bilanciamento di sapori acidi e non: l’acidità lattica è evidente, anche malica e citrica si fanno sentire oltre a tartarico e tannino, ma anche la sapidità bilancia il tutto e smorza ulteriormente la dolcezza. La chiusura è secca, ma delicata, con una lievissima astringenza che rende ancora più piacevole il sorso. Il retro-olfatto, di buona persistenza, apre sulla mineralità che resta in primo piano sui profumi già percepiti dall’olfatto. Birra di un equilibrio e di una eleganza che raramente si trovano in creazioni di questo genere: la bollicina fine, elegante e tutto l’insieme che risulta perfetto per amalgamare e raccordare aromi, sapori, il corpo, l’alcol non frena mai il sorso. Gran birra insomma, da bere e ribere anche se già un bicchiere sarebbe sufficiente per dare la giusta soddisfazione.

Mi è già facile riconoscere il tocco della cantina che oramai è evidente da una produzione all’altra, da un vino a una birra: la natura qui svolge un ruolo, non secondario, e ce lo fa percepire. Un percorso rapido, quello di Andrea Filippini e dei suoi due fratelli, il birrificio in pochissimo tempo è giù un degno compendio della cantina vinicola, e anzi sottolinea ancor di più lo stretto rapporto tra le produzioni e il territorio e il rispetto, assoluto, della natura e dei suoi tempi. E soprattutto un bellissimo modo di interpretare, in Italia, con pazienza, grande attenzione e rispetto, il mondo delle birre sour.

Rubrica a cura di Andrea Camaschella e Mauro Ricci

Siemàn
Via Croce Nera, 1- Villaga (VI)
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