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La classifica

La Top 100 di Wine Spectator, ecco i primi vini italiani: un Barolo (8°) e un Brunello (5°)

17 Novembre 2021

Prosegue la corsa verso il vino migliore del mondo secondo gli esperti della rivista americana Wine Spectator.

Ieri e oggi, gli esperti hanno rivelato le etichette che si trovano dalla posizione numero 8 e fino alla posizione numero 5. Con due vini italiani. All’ottavo posto c’è il Barolo Bricco Boschis 2016 di Cavallotto. L’azienda possiede il 90 per cento della menzione Bricco Boschis, grazie a un oculato acquisto nel 1928 da parte di Giacomo Cavallotto. Il suo Barolo Bricco Boschis proviene da tre parcelle collinari: Colle Sudovest, Punta Marcello e San Giuseppe. La fermentazione in cantina si è evoluta dal legno al cemento alle vasche di acciaio inox, con l’aggiunta di rotofermentatori adatti a una lenta macerazione, 35 giorni nel caso di questo 2016, che ha maturato tre anni in botti da 2.000 a 10.000 litri di rovere di Slavonia.

Ci spostiamo in Francia per la posizione numero 7, con St.-Julien 2018 di Château Léoville Poyferré a Saint-Julien-Beychevelle. La cantina è di proprietà della famiglia Cuvelier dal 1920. Sara Cuvelier è l’attuale generazione a capo della tenuta, subentrando a suo cugino Didier durante la vendemmia 2018. L’enologo Isabelle Davin e il consulente Michel Rolland hanno realizzato questo vino in stile moderno da un blend di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, tutti invecchiati all’80% in legno nuovo.

Rimaniamo in Francia per la posizione numero 6, precisamente in Borgogna, da Louis Latour. Wine Spectator ha selezionato il vino Corton-Charlemagne 2018. Louis Latour è un importante produttore di questo grand cru Chardonnay. Le viti hanno un’età media di 30 anni. Raccolte a mano, le uve vengono pigiate e fatte fermentare in barrique di rovere francese nuove al 100%. Il vino matura da 8 a 10 mesi prima della svinatura, assemblaggio e imbottigliamento.

Torniamo in Italia per la posizione numero 5, in Toscana, terra di Brunello di Montalcino e sede della cantina Le Chiuse. L’annata, la 2016, è ormai strabiliante. Lo sappiamo. E per gli esperti della rivista americana, il loro Brunello di Montalcino 2016 merita una posizione nell top 10. I vigneti di Le Chiuse erano un tempo la fonte dell’imbottigliamento della riserva Biondi-Santi. Fiorella Biondi Santi ha dato in affitto i vigneti al fratello Franco, fino alla sua morte nel 1986; Simonetta Valiani, la figlia di Fiorella, e suo marito, Nicolò Magnelli, hanno iniziato a produrre vino nel 1992. Il loro figlio enologo Lorenzo si è unito a loro nel 2006. La fermentazione e macerazione per questo 2016 è stata di 23 giorni con lieviti ambientali, e il vino giovane è maturato in botti da 2.000 a 3.000 litri per 38 mesi. E’ stato uno dei Brunello più apprezzati dell’annata per i suoi sapori di frutta rossa, finezza e armonia.

LEGGI QUI LE POSIZIONI NUMERO 10 E NUMERO 9> 

C.d.G.