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La degustazione

Gennaro Esposito esalta il pomodoro italiano: “Occhio, però, a come lo scegliete”

15 Maggio 2018
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(Gennaro Esposito e Giovanni De Angelis)

di Michele Pizzillo, Parma

Cerchi di individuare il racconto più accattivante per fare conoscere le peculiarità del proprie produzioni, in questo caso il pomodoro da sugo, e poi ti arriva un simpaticone come Gennaro Esposito che rispondendo ad una provocazione, ti da l’idea che cercavi. 

E’ successo a Parma, a Cibus, salone internazionale dell’alimentazione, dove lo chef bistellato della Torre del Saracino di Vico Equense, invitato come testimonial dai produttori di una ricchezza italiana come il pomodoro, parlando di spaghetti al pomodoro – un piatto non facile a farsi – alla domanda di un giornalista se permetterebbe, nel suo raffinato ristorante, con quello che resta nel piatto dopo aver degustato gli spaghetti, di fare la scarpetta, risponde “lo obbligherei”. Capisci subito che è un assist formidabile per le conserve di pomodoro in vetro o in barattoli in acciaio che permettono di portare a tavola tutto il sapore e il profumo di uno dei simboli più autentici della produzione agroalimentare italiana e della cucina mediterranea. Attualmente prodotto da oltre 100 aziende aderenti ad Anicav, l’Associazione nazionale industrie conserve alimentari vegetali costituita a Napoli nel 1945 e diventata la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di soci e quantità di prodotto trasformato: 5,26 milioni di tonnellate di pomodoro coltivato su 64.207 ettari distribuiti in tutta Italia. La metà del prodotto italiano è avviato all’esportazione, di cui il 68% in Europa, seguita dall’Asia per il 10%, da Americhe e Africa, entrambi con il 9%, ultima l’Oceania con il 4%.

Dopo questa obbligata parentesi statistica, è il caso di tornare dal grande Gennaro che nell’area espositiva allestita a Parma dall’Aicav, non si è risparmiato a decantare le lodi del pomodoro da sugo, sottolineando che va scelto come si farebbe per una crema di bellezza o per un capo d’abbigliamento, visto che i dettagli sono importanti per capire il prodotto e, anche, per utilizzarlo al meglio. Che, secondo lo chef napoletano, il pomodoro pelato dev’essere della varietà lunga, fragrante e conservare il proprio sapore. Insomma, va assaggiato prima dell’uso. Tant’è che Esposito ha coinvolto i presenti in un blind tasting con tre tipi di derivati del pomodoro, evidenziando come per una buona cucina è importante la qualità del prodotto che si utilizza. Ed anche in questa occasione, facendosi accompagnare dalla tecnologa alimentare, Angela Pisani e dall’agronomo Francesco Velardo, Gennarino ha illustrato i processi di trasformazione che permettono al pomodoro conservato di avere le caratteristiche richieste dagli chef per le loro preparazioni. 


(La degustazione alla cieca di pomodoro)

E, “noi dell'industria conserviera siamo attrezzati per rispondere con prodotti di qualità alle richieste di grandi chef e di milioni di famiglie che ci danno fiducia quando acquistao il prodotto conservato – dice il direttore generale Anicav Giovanni De Angelis – Tant’è vero che la produzione va forte sui mercati esteri, il 55% viene esportato, e grazie a una evoluzione di processo e di prodotto lo rende moderno e autenticamente italiano. Non solo per il decreto di origine in etichetta in vigore dal 26 agosto ma perché va processato entro 24 ore dalla raccolta. Nei quattro milioni di tonnellate di pomodoro fresco e conservato made in Italy è dunque impossibile utilizzare materie prime provenienti da lontano. Per questo il pomodoro da sugo è un prodotto simbolo che sa stare sul mercato, con i suoi 3.1 miliardi di euro di fatturato, cui 1.6 miliardi dall’export''. Oltre all’appassionata esaltazione del prodotto buono da parte dello chef stellato e degustare un ottimo piatto di pasta al pomodoro, al Cibus si è pure parlato del contenitore del pomodoro, in particolare del “barattolo di acciaio, che garantisce la salubrità del prodotto e la sicurezza alimentare per i consumatori, che da 150 anni è il contenitore più utilizzato dalle nostre aziende per i derivati del pomodoro. – spiega De Angelis – Oltre a conservare le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del prodotto, è anche assolutamente sostenibile, garantendo una totale riciclabilità”.

Per trasmettere al consumatore finale l’importanza della differenziazione dei contenitori utilizzati per avviarli al riciclo, Anicav si è impegnata con Ricrea, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, per promuovere e far adottare alle aziende associate il nuovo logo Metal Recycles Forever, il metallo si ricicla all’infinito. Il logo, creato da Metal Packaging Europe come marchio univoco e definitivo, garantisce ai consumatori la totale riciclabilità degli imballaggi in metallo. Così, “grazie alle aziende associate ad Anicav, anche i barattoli di pomodoro sono uno dei simboli dell’industria conserviera in Italia e nel mondo – commenta Domenico Rinaldini, presidente di Ricrea – Attraverso il protocollo d’intesa tra Anicav, Ricrea ed Anfima, l’Associazione Nazionale fra i Fabbricanti di Imballaggi Metallici e Affini, il logo Metal Recycles Forever apposto sui contenitori trasferirà in modo immediato ai consumatori il messaggio dei benefici per l’ambiente e aiuterà a promuovere la cultura del valore della raccolta differenziata, veicolo fondamentale per il successivo avvio a riciclo”.