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Pubblicato in La degustazione il 15 Novembre2021

Il Merano Wine Festival, il più atteso e anche primo vero grande evento enologico dopo, anzi durante la pandemia, si è concluso con un bilancio tutto sommato positivo, sia in termini di presenze che di organizzazione.

Non era facile quest'anno con tutte le norme di sicurezza che la situazione ha imposto che tutto filasse liscio e neanche scontato, ma al solito l'organizzazione messa su da Helmut Köcher è risultata efficiente e precisa. La novità di dividere le degustazioni in due sessioni, in maniera da garantire gli spazi e le distanze di sicurezza magari ha scontentato qualcuno, invece per noi giornalisti e degustatori curiosi, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da assaggiare, è stata molto positiva. Personalmente ho avuto la possibilità di assaggiare con calma e grande interesse molti vini che probabilmente altrimenti non avrei avuto modo di assaggiare. Ed è proprio su questi assaggi inconsueti che voglio soffermarmi, niente grandi blasoni, niente grandi classici, niente top wine ma una dozzina di vini che mi sono piaciuti molto, qualcuno persino emozionato e che mi piace condividere con chi avrà la pazienza di leggermi fino in fondo.

Alice Verdeca 2020 Produttori di Manduria
Da uve verdeca in purezza, vitigno tipico pugliese così chiamato per i riflessi verdi che assume una volta vinificato, l'Alice 2020 profuma di frutti e fiori gialli, agrumi, sale marino ed erbe aromatiche. Fresco e sapido invita piacevolmente alla beva, di bella persistenza aromatica al palato è anche dotato un finale di buona lunghezza. Molto accattivante anche l'etichetta che ti invita ad ordinarlo su una frittura di pesce azzurro.

Lolì Rosato 2020 Azienda Agricola Toscani
L'azienda di Rocco Toscani si trova in una delle zone meno note della Toscana in quanto a produzione di vini, Casale Marittimo in provincia di Pisa. Rocco ormai si è trasferito li da anni e segue in prima persona tutto quello che si fa in cantina, tanto che tutte le nuove etichette sono frutto del suo lavoro e delle sue intuizioni. Come il Lolì 2020 è un metodo ancestrale da uve syrah dai profumi di frutti rossi e macchia mediterranea, sapido, fresco e di buona intensità in bocca.

Unda 2020 Bentu Luna
La valorizzazione di vecchi vigneti ad alberello che ancora si trovano in molte zone della Sardegna, insieme alla valorizzazione dei vitigni autoctoni sardi è l'obiettivo che si propone questa cantina che tra proprietà e gestione può contare su circa 25 ettari di vigneto. Floreale e iodato al naso l'Unda 2020 è un vermentino fresco, fruttato di facile e piacevole beva, ma non privo di carattere e complessità.

Iselis Nasco di Cagliari Doc 2020 Argiolas
l'Iselis 2020 è in verità la scusa per parlarvi del Nasco, un'uva autoctona che negli anni novanta rischiava di scomparire, tanto che la produzione era scesa a soli 2.500 litri in tutta la regione. La famiglia Argiolas intuendone le potenzialità nel 1998 ha iniziato a produrre da solo uve nasco, l'Iselis facendone il suo bianco di punta, . Al MWF abbiamo assaggiato cinque annate di Iselis, a partire dal 2016, tutte una più in forma dell'altra e soprattutto ancora in grado di reggere nel tempo. Poi come dicono i produttori l'annata migliore è sempre l'ultima, e l'Iselis 2020 è decisamente buono, grande naso, ampio e sfaccettato, sapido, setoso e in grande equilibrio tra frutto e acidità. A me francamente non dispiacerebbe avere in cantina anche le altre annate degustate.

Vigna Premstallerhof Santa Maddalena Classico 2020 Tenuta Rottensteiner
Schiava e un piccolo saldo di lagrein sono le varietà con cui Judith Rottensteiner produce biodinamicamente, dall'omonima vigna del loro maso sopra Bolzano, questo Santa Maddalena dai profumi intensi ed eleganti di piccole bacche di bosco scure, fiori secchi e pietra focaia. Tannini lunghi e setosi avvolgono il frutto maturo e succoso per una beva di rara piacevolezza anche grazie ad una sapida spina acida che ne amplifica la notevole persistenza aromatica.

Nerosè 60 Pinot Nero Metodo Classico – Cantina La Madeleine
Tra le bolle più interessanti tra quelle degustate al Mwf trova sicuramente posto questo metodo classico da solo pinot nero coltivato nell'agro di Narni in Umbria da Giulia D'Alema giovane quanto promettente produttrice. Degorgiato dopo ben 60 mesi di sosta sui lieviti si presenta al naso elgante, intenso e variegato: gelsi, lampone, violetta, agrumi canditi e crostata di frutti di bosco. Ampio e persistente il sorso, spinto da una bella vena acida in armonia con la bolla fine e setosa, fresco, fruttato e molto lungo il finale.

Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2011 Terre di Leone
Quella di Chiara Turati e Federico Pellizzeri, compagni nella vita e nel lavoro, è una piccolissima azienda nella zona classica dell'Amarone a Marano di Valpolicella con solo due ettari di vigneto di proprietà. Inutile dire che cco queste dimensioni fanno praticamente tutto da soli, e bene peraltro, almeno a giudicare dai miei assaggi. Molto buono l'Amarone 2010 attualmente in commercio, ma mi ha emozionato la Riserva 2011, fittissimo al naso tra sentori di fiori passiti, cardamomo, tabacco scuro, frutta sotto spirito, balsami e liquirizia, inaspettatamente fresco in bocca, ben bilanciato tra frutto e tannini, per un finale lunghissimo e speziato.

Efeso 2020 Librandi
La cantine che negli ultimi due decenni ha più ha contribuito alla rinascita dell'enologia calabrese, investendo anche grandi risorse sulla ricerca e la valorizzazione dei vitigni autoctoni regionali, è sicuramente quella della famiglia Librandi. L'Efeso2020 è un mantonico in purezza dal carattere solare e mediterraneo, fresco di agrumi ed erbe aromatiche al naso, in bocca invece è sapido, ricco di frutto ed acidità e dotato di un finale dalla notevole progressione aromatica.

Settimo Cielo (sboccatura fine 2019) Perla del Garda
Da uve Turbiana e Chardonnay, vinificate in acciaio e lasciate quindi sui lieviti per oltre 50 mesi nasce questo metodo classico più importante della cantina di Giovanna ed Ettore Prandini a Lonato del Garda. Prodotto solo in magnum si presenta al naso con profumi eleganti di fiori e frutti bianchi, sapide note minerali, pasticceria panaria e anice. Ben calibrato il sorso tra freschezza e sapidità a corredo di una bolla setosa ma che conquista il palato con autorevolezza lasciandolo fresco pulito.

Dom Pas Dosè Franciacorta 2012 Mirabella
Molto buoni i vini di questa dinamica realtà franciacortina che peraltro è quella che ha la maggior estensione di vigne di pinot bianco di tutta la denominazione. Pinot bianco che con un buon 15% ovviamente entra anche dell'uvaggio del loro vino di punta, il Dom pas dosè 2012, composizione completata da un 60% di chardonnay, per un quarto passato in barrique, ed infine un 15% di pinot noir vinificato in bianco. Dopo la vinificazione il Dom riposa per 70 mesi sui lieviti e dopo la sboccatura, in questo caso il 2020, affina ancora un anno in bottiglia. Il risultato è un grande Franciacorta opulento e complesso sia al naso che in bocca, sambuco, frutta esotica, resina di pino, panbrioche al naso, per una bocca tesa e vibrante governata da una presa di spuma vellutata ed elegante.

Pinus Laetus Spumante Pignoletto Metodo Ancestrale 2016 Tenuta La Riva
Sia nella versione metodo classico, che nella versione ancestrale col fondo, mi ha molto impressionato questo pignoletto in versione frizzante che peraltro ha un rapporto qualità prezzo eccezionale. La versione ancestrale 2016 del Pinus Laetus ha un naso molto variegato che va dalla lavanda ai fiori gialli, agli agrumi, alle spezie e biscotti al burro, più speziato il sorso, durevole e persistente il frutto, delicata ma durevole la bolla, fresco il finale dove emerge anche una nota mentolata.

Back To Basic 2020 Verdicchio dei Castelli di Jesi 2020 Santa Barbara
Tra le denominazioni, a mio modesto avviso, più trascurati d'Italia ci sono quelle del Verdicchio marchigiano, vini che invece non hanno nulla da invidiare per eleganza, complessità e longevità con tutti i bianchi più famosi del mondo. Il Back To Basic 202 di Stefano Antonucci illuminato produttore di Santa Barbara, il comune che da il nome alla sua cantina, ha un naso impressionante per ampiezza e profondità, un sorso sapido, pieno, spinto da un'energia acida vigorosa che interagisce alla perfezione col frutto succoso e maturo.

Massimo Lanza

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