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Pubblicato in La degustazione il 05 Aprile2021
Libero Rillo

di Michele Pizzillo

Se non fosse intervenuto il decisore politico (e non per il gusto di tenerci tutti reclusi in casa) a “cancellare” l’antico proverbio “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, una puntata a Torrecuso sarebbe stato uno di quei viaggi ideali per scoprire bellezze forse insolite.

Il piccolo centro Sannita, a venti chilometri da Benevento, con i suoi 1.300 ettari di vigne, oltre ad essere un’oasi incontaminata della Campania nonché un luogo per godere dei piaceri veramente unici come quelli che assicurano due vitigni tipici della zona, l’Aglianico del Taburno e la Falanghina. Bastava (forse è preferibile parlare al presente perché il viaggio è solo rimandato e speriamo di poco) fare un salto in contrada Fontanavecchia che Libero Rillo avrebbe fatto degustare i due super campioni, il bianco Falanghina (il primo di questa tipologia di vino a conquistare i tre bicchieri di Gambero Rosso, tanto da divenire un habitue di questo ambito riconoscimento) e un Aglianico del Taburno ottenuto da uve selezionate in una sola vigna, Cataratte, che Vitae, la guida dei vini dell’Ais, Associazione italiana sommelier, ha premiato con l’ambito Tastevin perché è uno dei 22 vini che contribuiscono ad imprimere una svolta produttiva al territorio di origine attraverso la rappresentazione di un modello di riferimento di indiscusso valore nella propria zona.

Abbiamo un po' parlato al passato, ma solo riferendoci a Pasqua e Pasquetta 2021, ma il viaggio in questa terra che merita di essere visitata è solo rinviato di qualche mese e, nel frattempo, Libero Rillo, erede di una famiglia che produce vino dal 1865 mentre ad imbottigliarlo ci penserà il padre Orazio nel 1990, ha pronto delle belle novità per gli appassionati di bianchi campani, come un Coda di Volpe in purezza e una strepitosa Falanghina che farà ricordare, nel tempo, l’eccezionale vendemmia 2020 che è coincisa con l’esordio del nuovo enologo, Emiliano Falsini, subentrato ad Angelo Pizzi che dopo trent’anni ha deciso di godersi la pensione. E, siamo sicuri che una delle prime gite “fuori regione” sarà verso un luogo magico come le terre da vino della Campania. E ne vale la pena, intanto per cercare di arrivare in tempo a Fontanavecchia sia per scoprire i nuovi vini che saranno immessi sul mercato alla fine di maggio, sia di essere sicuri di non restare a bocca asciutta perché i quantitativi prodotti sono molto contenuti. E, visto che Fontanavecchia ha pure delle belle camere disponibili, ci si può fermare per qualche giorno in modo da respirare l’aria salubre di uno dei comuni italiani incontaminati, scoprire un territorio straordinariamente interessante e fare una bella immersione nella tipicità enologica sannita perché qui si coltivano Aglianico, Sangiovese, Piedirosso, Falanghina, Greco, Fiano e Coda di Volpe spalmati su 20 ettari di vigna di proprietà, più quelle di viticoltori che sono fedeli conferitori delle uva da moltissimi anni.

(Emiliano Falsini)

Pur non essendo certificata biologica, Fontanavecchia esegue tutte le operazioni in vigna ed in cantina nel segno della sostenibilità e del massimo rispetto per l’ambiente e per la salute umana. E, aggiunge Libero: “Non usiamo concimi chimici da vent’anni”. Oltre a puntare sulla produzione di vini eleganti e a preservare il più possibile l’identità e le peculiarità che ciascun vitigno sa esprimere, spiega Emiliano Falsini, tant’è vero che in vendemmia selezioniamo le singole porzioni delle vigne, raccolte in diversi momenti, ma anche dei singoli grappoli e vinificando separatamente ciascuna partita. E, così si può dire che tutta la produzione di Fontanavecchia esprime l’essenza magica de Sannio.
La produzione di Fontanavecchia è attestata sulle 180.000 bottiglie (con 15 referenze tra docg, doc, dop, igp e spumanti) con il 40% venduto tra Stati Uniti, Canada, Belgio, Olanda, Germania e Polonia e il restante 60% venduto tra Campania, Roma e Lombardia che prima del covid stava diventando la regione di maggiore consumo dei vini prodotti dall’azienda sannita. Questi i vini degustati.

Coda di Volpe Sannio Dop 2020

La bellissima vendemmia del 2020 ha convinto Rillo e l’enologo Falsini che era arrivato il momento di aggiungere alla gamma dei bianchi un Coda di Volpe in purezza – solo 4.000 bottiglie, le potenzialità sono per 10.000 – che è sicuramente candidato ad avere un bel futuro. E, detto da chi produce la metà della Falanghina del Sannio, c’è da crederci. D’altronde c’è freschezza e un contenuto alcolico in perfetto equilibrio anche con il limitato tasso di acidità che caratterizza questa antica uva di cui ne parla già Plinio nella sua Naturalis Historia.

Falanghina del Sannio Dop 2020

Falanghina è il vino che rappresenta la metà della produzione di Fontanavecchia ed anche quello che ha conquistato da subito il palato dei consumatori e l’attenzione degli esperti di enologia tanto che qualcuno ha giustamente evidenziato che questo è uno dei grandi vitigni italiani di uve a bacca bianca. La conferma arriva da questo vino che è la massima espressione del vitigno coltivato su un terreno argilloso con marne calcaree affioranti. Al colore paglierino intenso, segue un bouquet complesso per la quantità di sfumature anche avvolgono il naso anche se ananas, zenzero vaniglia e pesca gialla sono molto più accentuati. Anche il sorso è un caleidoscopio di sensazioni gustative che in parte ripropongono quelle dell’olfatto con in più freschezza e sapidità in bella evidenza. E’ un vino che può riservare delle belle sorprese anche dopo diversi anni di permanenza in cantina.

Aglianico del Taburno Docg 2017

Vino corposo e potente di colore rosso rubino con unghia leggermente granata, al naso presenta sentori di frutti a bacca rossa come prugne, ciliegie, frutti di boschi che si alternano a toni speziati di noce moscato, di china e di caffè. Al palato è corposo e consistente, ben cesellato nella trama tannica e con belle note di profumi già avvertiti al naso, con una conclusione vellutata sostenuta da una lunga persistenza a sottolineare le caratteristiche classiche del vitigno. Matura 12 mesi in botte di rovere francese.

Vigna Cataratte Aglianico del Taburno Docg riserva 2015

Per i degustatori professionali dell’Ais, questo vino è uno dei 22 “membri dell’enciclopedia enologica italiana” perché rappresentativo del territorio. D’altronde nel Sannio l’Aglianico è presente da sempre, assicurando vini di grande personalità e, in questo caso, addirittura un colosso per la sua completezza tra colore, ventaglio di profumo e gusto. Tant’è che nel bicchiere colpisce già il colore rosso rubino luminoso a cui segue il ventaglio di profumi che sono così numerosi che è quasi complicato rammentarli tutti anche se caffè macinato ed erbe officinali sono più accentuati. Sostenuta è la trama tannica e imponente l’alcol ma in perfetto equilibrio con freschezza e sapidità nonché la persistenza fruttata e speziata che accompagna sino all’ultimo sorso. E’ un vino che invecchia 18 mesi in barriques di rovere francese.

Azienda agricola Fontanavecchia
Contrada Fontanavecchia – tel. 0824.876275
Torrecuso (Bn)
www.fontanavecchia.info
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