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Pubblicato in La degustazione il 01 Luglio 2019
di C.d.G.


(Pietro Buffa, Cristina Tajani e Pietro Siciliano)

di Michele Pizzillo, Milano

Anche la birra può accendere l’attenzione sul tema e sull’importanza del reinserimento di persone carcerate ed ex-carcerate nel mondo produttivo. 

E, così, a Milano, è nato un progetto chiamato “malnatt” che nell’idioma milanese vuol dire nato male e quindi utilizzato per indicare persone che purtroppo hanno imboccato strade sbagliate. Così “Malnatt, il gusto del riscatto” è diventato un progetto innovativo che nasce dalla collaborazione dei tre istituti penitenziari milanesi, cioè Bollate, Opera e San Vittore, un gruppo di imprenditori ed alcuni esercenti presenti sul territorio e il supporto del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e del Comune di Milano Tant’è che il progetto Malnatt è stato presentato proprio nel Municipio di Milano, Palazzo Marino, per la portata sociale dell’iniziativa oltre che per rafforzare ulteriormente la collaborazione tra le attività educative e produttive svolte in carcere e il territorio milanese, è stato sottolineato nel corso dell’incontro di presentazione del progetto, dall’assessore Cristina Tajani e del Provveditore dell’amministrazione penitenziaria Pietro Buffa. 

La filiera birraria si è rivelata un’ottima opportunità di formazione e lavoro per alcuni detenuti ed ex detenuti, in particolare nelle fasi di produzione – presso l’azienda agricola La Morosina, ubicata nel Parco del Ticino – e di distribuzione presso la società Pesce che è riuscita a coinvolgere già alcune decine di esercenti a proporre la birra Malnatt. L’obiettivo, è stato sottolineato nel coso della presentazione del progetto, è quello di permettere il reinserimento di almeno dieci tra detenuti ed ex detenuti e, contestualmente, generare risorse per sostenere ulteriori progetti che procurino  ricadute positive sul sistema di esecuzione penale. Le birre Malnatt – tre referenze, una ciascuna per ogni istituto di pena – sono birre agricole perché prodotte con orzo e frumento coltivati nel Parco del Ticino, presso l’azienda La Morosina, ad alta fermentazione, non pastorizzate, non filtrate e rifermentate in bottiglia o in fusto. Sono già distribuite presso il canale horeca.

Il nome e logo di Malnatt sono stati ideati da Take, agenzia di comunicazione partner del progetto, e, come si intuisce, pongono l’accento sulla milanesità del progetto e sulla cultura popolare meneghina. Non a caso è un malnatt il protagonista di “Ma mi”, la celebre canzone scritta da Giorgio Strehler e  cantata prima da Ornella Vanoni e poi da Enzo Jannacci, che racconta di una detenzione nel carcere di San Vittore. 

Queste le birre prodotte

Malnatt San Vittore
È una birra chiara non filtrata, in stile blond belgian ale, ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia. Il profumo è fresco di malto e di luppolo e al palato è una birra fresca e comunque di buon corpo e moderatamente amara.

Malnatt Bollate
Birra di frumento non filtrata in stile weiss con una schiuma particolarmente persistente, aroma erbaceo e sapore fresco, morbido, tendenzialmente  mielato con sentori di banana e qualche nota amara e, comunque, piacevole.

Malnatt Opera
Questa è una birra rossa che si presenta con tutti gli aromi di frutti di sottobosco e note ben percettibili di caramello e liquirizia. In stile red ale, è una birra non filtrata, ad alta fermentazione con rifermentazione in bottiglia. In bocca è di buon corpo e comunque armoniosa e piacevolmente aromatica.


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